Home > Vaticano > 11 settembre 2001, il dolore di Giovanni Paolo II: “Un giorno buio nella storia dell’umanità”
Nessun applauso, nessun momento di festa, ma un clima di raccoglimento e preghiera. Questa la richiesta di San Giovanni Paolo II all’udienza generale del 12 settembre 2001. Poche ore prima l’America e il mondo intero erano stati sconvolti dall’attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono.
“È stato un giorno buio nella storia dell’umanità, un terribile affronto alla dignità dell’uomo”, disse 25 anni fa Papa Wojtyla che, come raccontato ai media vaticani dallo storico portavoce Joaquín Navarro-Valls, si trovava a Castel Gandolfo quando fu informato di quello che stava succedendo in America. “Come possono – chiese il Papa – verificarsi episodi di così selvaggia efferatezza? Il cuore dell’uomo è un abisso da cui emergono a volte disegni di inaudita ferocia, capaci in un attimo di sconvolgere la vita serena e operosa di un popolo. Ma la fede ci viene incontro in questi momenti in cui ogni commento appare inadeguato. La parola di Cristo è la sola che possa dare una risposta agli interrogativi che si agitano nel nostro animo. Se anche la forza delle tenebre sembra prevalere, il credente sa che il male e la morte non hanno l’ultima parola. Qui poggia la speranza cristiana; qui si alimenta, in questo momento, la nostra orante fiducia. Con partecipe affetto, mi rivolgo all’amato popolo degli Stati Uniti in quest’ora di angoscia e di sgomento, in cui viene messo a dura prova il coraggio di tanti uomini e donne di buona volontà. In maniera speciale abbraccio i familiari dei morti e dei feriti e assicuro loro la mia spirituale vicinanza”.
L’Osservatore Romano titolò ‘La follia del terrore’, mettendo la foto delle Torri Gemelle appena colpite. Nel luogo simbolo dell’11 settembre si sono recati Benedetto XVI nell’aprile 2008 e Francesco nel settembre 2015. Il primo scelse la preghiera, senza pronunciare alcun discorso. Bergoglio a Ground Zero, invece, parlò nell’ambito di un incontro interreligioso. “Questo – disse Francesco – è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. È acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi”.