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5 film da vedere se vuoi studiare moda e imparare davvero a guardarla


Too cool for school è la nuova rubrica di Cosmopolitan dedicata a chi sta per cominciare a studiare moda (o già lo fa). Questa settimana, un elenco di pellicole che, con i loro costumi indimenticabili, hanno lasciato un segno indelebile.



Se c’è una qualità che bisogna avere per lavorare nella moda, è la curiosità. Quello che vediamo in passerella è un concentrato di reference, soprattutto visive. L’ho capito durante la mia prima lezione di styling, nel 2017: il nostro primo compito era partire da un tema e costruire una mappa concettuale che ci guidasse nella ricerca, spingendoci a esplorare quanti più ambiti possibili, dalla musica al cinema. Oggi che insegno anch’io, la prima cosa che faccio, oltre a dare ai miei studenti una lista di film da vedere assolutamente, è cercare di trasmettere loro quanto la moda sia connessa a qualsiasi altro ambito culturale. Insieme alle serie tv, a cui abbiamo deciso di dedicare un'altra nuova rubrica, intitolata Episodi di stile, i film sono una fonte d’ispirazione costante per chi disegna una collezione, immagina una campagna, organizza un evento o, come me, si trova a raccontare ciascuna di queste cose. So cosa state pensando: non si può più neanche vedere un film in santa pace. Il consiglio, però, è di vedere tutto questo come un'opportunità: per individuare i propri riferimenti, riconoscere dettagli da reinterpretare nei propri progetti e, naturalmente, lasciarsi conquistare dal lavoro dei costume designer. Di seguito, una breve guida ai film da vedere per cominciare a studiare moda, o anche solo guardarla con occhi diversi.

5 film da guardare prima di iniziare a studiare moda

In the Mood for Love (2000)

Se c’è un film che ritorna continuamente nei moodboard dei fashion designer è In the Mood for Love di Wong Kar-wai. Il film narra la storia di Su Li-zhen (Maggie Cheung) e Chow Mo-wan (Tony Leung), vicini di casa nella Hong Kong degli Anni ’60. Entrambi sposati, scoprono che i rispettivi coniugi li stanno tradendo. Una storia in cui i costumi hanno un ruolo fondamentale, e non solo perché, soprattutto quelli di Maggie Cheung, sono tantissimi, a tal punto che l'attrice non appare mai con lo stesso abito in una nuova scena. Capi e accessori diventano parte integrante della narrazione: espressione delle emozioni dei protagonisti, indizi che portano Mr. Chan e Mr. Chow a capire che i loro partner li stanno tradendo insieme, simboli del legame che si crea tra i due.

Marie Antoinette (2006)

Da Il giardino delle vergini suicide a Priscilla, passando per Lost in Translation, nei film di Sofia Coppola l’estetica è curata nei minimi dettagli e i costumi hanno un ruolo centrale non solo nel definire i personaggi, ma anche nel raccontarne l’evoluzione. Marie Antoinette, che quest’anno festeggia il ventesimo anniversario con una mostra a Versailles, è un vero e proprio guilty pleasure: corsetti, fiocchi e scarpe con tacco a rocchetto incontrano Converse All Star e dettagli contemporanei, mescolando l’estetica rococò a un’attitudine punk che riflette quella della protagonista. E una menzione speciale va anche alla colonna sonora: inaspettatamente Anni '80.

Romeo + Juliet (1996)

Chi pensa di sapere tutto su Romeo e Giulietta dovrà ricredersi guardando la versione di Baz Luhrmann, con Leonardo DiCaprio e Claire Danes. Il regista trasporta la tragedia shakespeariana in una città immaginaria a metà tra Città del Messico e Venice Beach, dove a conquistare la scena sono anche i costumi di Kim Barrett. I Capuleti sono gangster in gilet di pelle e cinturoni da cowboy Dolce & Gabbana, mentre i Montecchi indossano coloratissime camicie hawaiane di Prada. E poi c’è l’abito da sposa di Giulietta, creato su misura da Miuccia Prada e recentemente indossato anche da Sadie Sink. Ma dietro questi look non c’è solo un grande esercizio di stile: tra i costumi si nascondono simboli e indizi che anticipano il finale della storia.

Il Quinto Elemento (1997)

Da un film di fantascienza ci si aspetta un’estetica cupa, toni scuri e atmosfere fredde. Per Il Quinto Elemento di Luc Besson, però, Jean Paul Gaultier ha avuto un’idea molto diversa. Il celebre designer francese realizzò oltre 1000 costumi, curando persino i look delle comparse nelle scene di massa. Tra stampe leopardate, colori pop e texture iridescenti, costruì un guardaroba sfarzoso, divertente e vivace, attraversato come un fil rouge dal colore arancione — lo stesso del caschetto di Leeloo, interpretata da Milla Jovovich e diventato iconico. È emblematica anche la tuta con le bende della protagonista, ispirata direttamente dalle collezioni d'alta moda di Gaultier.

Blow-Up (1966)

Chi sta per cominciare un corso di moda dovrà sicuramente studiarne la storia e fotografia, imparando a riconoscere i codici estetici delle diverse epoche e lo sguardo di maestri come Irving Penn, Richard Avedon, Helmut Newton, Guy Bourdin e Peter Lindbergh. Per arrivare preparati alla lezione sugli Anni ’60 e sulla Swinging London, non c’è niente di meglio che guardare Blow-Up. Il film di Michelangelo Antonioni del 1966 cattura l’atmosfera della Londra dell’epoca attraverso gli occhi di un fotografo di moda, tra un mistero da risolvere e costumi impeccabili. Il tutto in una riflessione sul confine tra realtà e apparenza.

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