Ha 101 anni, ma non ha mai abbandonato l'ufficio. Alberto Bertani, presidente di Elesa, lavora ancora, nonostante l'età: la sua è una routine fissa. La mattina, dice, «mi piace guardare i dati di vendita». Il pomeriggio, invece, va in ufficio. «Lavoro con un gruppo di cinque ingegneri nella ricerca e sviluppo con attenzione al design». È l'azienda fondata da suo padre nel 1941, che fattura 245 milioni ed è presente in 60 paesi. Produce macchinari, più di 80mila, dalla nautica all’industria alimentare, fino al settore medicale e tessile.
Non gli piace usare il computer, ma continua a disegnare a mano. «Però uso il tablet e faccio le call senza bisogno di aiuto», dice. Nato nel 1925 a Milano, si è diplomato durante lo sbarco degli alleati, si è laureato al Politecnico. Ha mosso i primi passi nell'azienda acquistata da suo padre, inizialmente specializzata nello stampaggio di materie plastiche. Ma, come dice al Corriere della Sera, non si considera soddisfatto: «Per natura non sono mai contento», l'ha imparato dai giapponesi. È, però, sicuramente «molto orgoglioso».
Fare l'imprenditore durante la guerra non era facile: «Mancava la corrente.
E poi ricordo la paura di tornare a casa e di essere preso dai tedeschi». Tra i primi clienti La Rinascente, che ordinò servizi di piatti in bakelite, insieme a ciotole e insalatieri: «I milanesi non avevano più servizi “buoni” e volevano qualcosa che non si rompesse». Il nome dell'azienda, dice, lo hanno scelto insieme. Inizialmente doveva essere Elettra, l'idea era di produrre oggetti per la casa. Ma esisteva già: così la scelta è ricaduta su Elesa. Ma padre e figlio convidevano lo stesso scarso interesse per le cose di plastica, così si sono buttati sui componenti con i primi materiali di plastica.Il suo primo disegno fu un "volantino a razza", conserva ancora il primo album degli schizzi. Aveva intenti precisi: «Cercavo di realizzare oggetti belli e attenti a favorire il rapporto dell’uomo con la macchina». Da lì è passato tanto tempo. Degli 85 anni passati in azienda, ciò che rende Alberto più orgoglioso è l'internalizzazione di Elesa, partita dalla Francia perché parlava bene la lingua. Poi, con l'aiuto dei suoi due figli Carlo e Andrea, è arrivata in tutto il mondo. Di consigli, però, dopo una vita intera passata a lavorare, non vuole darne: «Non mi piace. Ognuno ha il proprio modello».
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