
L’analisi della Cgil regionale si è concentrata sulle dichiarazioni del 2025

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Cesena, 2 settembre 2026 – Forlì-Cesena è la provincia dell’Emilia-Romagna che ha registrato la crescita più importante dal 2019 al 2024: più 19,2%. Lo dice l’analisi delle dichiarazioni dei redditi curata da Ires Emilia Romagna, l’istituto di ricerche della Cgil. Basta per dire che siamo più ricchi? Così sarebbe se non fosse che tale crescita viene in buona parte divorata dall’inflazione e dai maggiori costi di energia e carburante. E poi c’è una distribuzione del reddito che mostra una disparità di risorse che rivela sacche di vera e propria povertà (al netto dell’evasione fiscale che a livello nazionale è stimata in 100 miliardi di euro).
Stringendo il focus su Cesena analizzata sulla base delle dichiarazioni dei redditi del 2025 sul 2024 si evidenzia infatti un 4,2% che è privo di un reddito imponibile, un 27,5% che dichiara fino a 15 mila euro, un altro 65,7 (la maggioranza dei contribuenti cesenati) che ne dichiara fino a 55 mila. C’è solo il 3,2% che arriva ai 75 mila e un 3,7 che supera quella cifra. Come per il resto dell’Emilia-Romagna anche a Cesena per oltre la metà (56,7%) è reddito da lavoro dipendente e da pensione (36%). Il reddito complessivo medio a Cesena è di 26.080 euro all’anno, più alto rispetto a Forlì (25.767), Ravenna (25.880) e Rimini (23.331).
Le pensioni valgono in media 22.525 euro (28.353 a Bologna, 21.712 a Rimini che agli ultimi posti se la vede con Borghi, 17.261). Allargando all’Emilia-Romagna - tra le regioni italiane con il più alto reddito medio pro capite - nel 2024 il reddito imponibile medio pro capite è stato di 26.831 euro, in crescita del 3,7% sul 2023, un ritmo lievemente inferiore alla media nazionale (più 3,9%) ma, per la prima volta da molto tempo, superiore all’inflazione dell’anno (più 1%). La regione mantiene il quarto posto nazionale, dietro Lombardia, Provincia di Bolzano e Lazio. Guardando al periodo 2019-2024, tuttavia, la crescita dei redditi resta in media sostanzialmente allineata a quella dei prezzi. Ma per i soli lavoratori dipendenti il recupero è ancora nettamente inferiore all’inflazione (più 13,5% contro più 17,4%). A livello provinciale Bologna guida stabilmente la classifica regionale ed è terza in Italia, seguita da Parma, Modena e Reggio Emilia; Rimini resta invece il territorio con i redditi più bassi, seguito da Ferrara.
“La crescita media dei redditi imponibili dichiarati dal 2019 (più 17,7%) - commenta il segretario generale della Cgil Emilia Romagna Massimo Bussandri - è sostanzialmente in linea con quella dell’inflazione (più 17,4%), ma non è così per gli imponibili dei lavoratori dipendenti, cresciuti nello stesso periodo del 13,5%. Inflazione, aumento dei costi dell’energia e dei carburanti impattano in maniera drammatica in una regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15.000 euro lordi annui di reddito e in cui comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30.000 euro lordi annui. Quelli che pagano le tasse e i servizi per tutti sono anche quelli che subiscono gli effetti di una crisi sempre meno contingente in termini di perdita dei posti di lavoro e di contrazione del potere d’acquisto”.
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