Ha segnalato l'ingresso di 49mila migranti a Ceuta, l'exclave spagnola in Marocco, venerdì scorso, 31 luglio. E per questo è stata licenziata in tronco, silurata dal governo di Madrid mentre si trovava in ferie. Con una telefonata. È il destino della responsabile della comunicazione del Dipartimento spagnolo per la sicurezza nazionale (Dsn), l'organismo della presidenza del Consiglio di Madrid che coordina le emergenze e le crisi di sicurezza per conto del governo di Pedro Sánchez.
Come racconta El País in un articolo di Miguel Gonzalez, il provvedimento è stato comunicato venerdì scorso per via telefonica, mentre la funzionaria si trovava in vacanza, dopo la pubblicazione, avvenuta quella stessa mattina sul sito del Dsn, di un avviso riguardante l'ingresso irregolare di 49mila migranti a Ceuta. Il messaggio è stato rimosso poco dopo la pubblicazione e non è più presente sul sito ufficiale del Dipartimento per la sicurezza nazionale: rappresentava la prima conferma ufficiale da parte delle autorità spagnole delle dimensioni del massiccio afflusso di migranti nella città spagnola del Nord Africa, sebbene la cifra degli ingressi irregolari sia successivamente salita a oltre 60mila unità.
Insomma, un post di allerta che senza troppi filtri dava i numeri della grave crisi migratoria in corso, poi in gran parte rientrata. Un avviso nell'immediatezza dei fatti che evidentemente non è piaciuto al governo di Madrid. "Nelle ultime 24 ore si stima che più di 49mila immigrati siano entrati irregolarmente a Ceuta attraverso il molo e la spiaggia del Tarajal, rappresentando la più grande crisi migratoria registrata in città dal maggio 2021", si leggeva nel messaggio, poi cancellato dal portale web del Dsn.
Nel testo si parlava anche del recupero di alcuni corpi di migranti in mare e della presenza di "migliaia di persone ammassate sul lato marocchino del confine", e poi dell'intervento delle forze di sicurezza di Rabat nella città marocchina di Castillejos per disperdere la folla "con attrezzature antisommossa". Quella stessa mattina, fonti del ministero dell'Interno spagnolo hanno confermato l'ingresso di più di 40mila migranti a Ceuta.

Non solo. Perché il report incriminato evidenziava come "le reti di trafficanti stessero sfruttando una recente sentenza del Tribunale supremo spagnolo per incentivare le partenze", ricordando l'impegno congiunto di Madrid e Rabat per accelerare i rimpatri.
Piccola parentesi per capire il contesto: all'inizio di luglio la Corte suprema spagnola aveva emesso una sentenza secondo cui i migranti intercettati mentre cercano di raggiungere a nuoto Ceuta o Melilla (l'altra exclave spagnola circondata dal territorio marocchino) non possono essere subito rimpatriati, quindi restano a carico delle autorità spagnole. È stato ipotizzato che, almeno in parte, potesse essere questa la ragione per cui così tante persone hanno attraversato il confine. Poi il governo spagnolo ha fatto sapere che la sentenza non si applica alle persone entrate dal Marocco negli ultimi giorni e ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con il governo marocchino per velocizzare i loro rimpatri.
Sta di fatto che la funzionaria è stata licenziata con effetto immediato. Era responsabile da anni del sito web del Dsn e proveniva dal ministero della Difesa. Il suo allontanamento improvviso è una mossa insolita dalle parti di Madrid, perché la prassi abituale presso la presidenza del Consiglio prevede di solito un rientro concordato al ministero di appartenenza. Ora la donna è stata collocata in uno stato di "disponibilità senza incarico", una condizione che comporta una netta riduzione dello stipendio.
Dallo scorso 31 luglio, giorno del suo licenziamento, sul sito del Dipartimento spagnolo della sicurezza nazionale non è più stato pubblicato nessun aggiornamento o report informativo sull'evoluzione della crisi migratoria di Ceuta. Per il momento la presidenza del Consiglio di Madrid non ha commentato la vicenda.
