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Accumulare acqua contro la siccità: la richiesta di Dario Bond a


BELLUNO. "Il problema degli invasi è importante: l’accumulo dell’acqua in montagna, in media collina e in pianura deve diventare una priorità per la Regione Veneto”. In tempi di laghi a secco e forte crisi idrica, a intervenire sul tema è Dario Bond, assessore regionale alla montagna, che ribadisce la necessità di politiche volte alla realizzazione di accumuli di acqua.

In questi mesi, con l’Arpav che denota una situazione sempre più critica delle precipitazioni (il deficit da ottobre è di -24%), nonché di conseguenza delle portate dei fiumi e del riempimento dei laghi (qui i dati), il territorio bellunese ha cercato di far sentire la sua voce.

La provincia montana del Veneto sta infatti spingendo per poter avere maggiore voce in capitolo, tra dibattiti in vista della scadenza delle concessioni idroelettriche nel 2029 e attacchi politici soprattutto sulla mancanza di un bilancio idrico regionale aggiornato.

È di pochi giorni fa la riunione tra i sindaci dei Comuni rivieraschi, voluta dal sindaco di Alpago Alberto Peterle, dalla quale è emersa la necessità di restare uniti e di chiedere un censimento degli utilizzi dell'acqua: “Dove va la nostra acqua? Chi la usa? E per quali scopi?” (l’intervista).

Ora parla Bond, secondo il quale la priorità contro la siccità è la realizzazione di micro-invasi che, quando c'è acqua in abbondanza, la raccolgano e la rendano disponibile in caso di mancanza. L’assessore ribadisce infatti l’intenzione di chiedere entro breve al presidente della Giunta regionale Alberto Stefani di attivarsi con il governo, ma anche prelevando dalle casse regionali, affinché sia stanziata “una grossa cifra per realizzare degli invasi sia in montagna, quindi con accumulo di neve - specifica - sia nelle zone collinari. Proprio perché in questi luoghi vi è la priorità assoluta del tema dell’assenza di acqua, ma anche soprattutto il bisogno di accumularla”.

L’opportunità deriverebbe dalla dichiarazione dello stato di emergenza per deficit idrico su tutto il territorio della Regione emessa a inizio luglio, che permetterebbe di far leva su una richiesta di finanziamenti mirata alla realizzazione delle opere.

“Chiaramente - aggiunge - è necessario prevedere anche lo sghiaiamento di invasi e bacini di alcuni laghi che, nel tempo, sono stati costruiti per l’idroelettrico e per l’uso dei Consorzi di bonifica. Sono infatti pieni di materiali, soprattutto limo e in alcuni casi anche ghiaie di ottima qualità, per cui bisogna fare un piano per intervenire e sghiaiare”.

Il tutto, conclude, “all’interno di un contesto sociale, di trasporti e disagi per i residenti che devono essere calcolati e contenuti”.

Nel frattempo, sarebbe fondamentale iniziare finalmente a promuovere in modo serio e costante, a partire dalle scuole e da tutti i luoghi di lavoro, ma anche nelle case dei cittadini, un uso più consapevole della risorsa idrica durante tutto l’anno. In montagna i rifugi sono ormai a un passo dalla chiusura (qui), ma il problema è generalizzato e le misure e i divieti disposti solo quando l’emergenza è in fase avanzata servono a poco, visto che ormai l’acqua che c’era è stata letteralmente sprecata.