Home > Salute > Farmaci > Acque reflue, la novità europea e l’appello delle imprese del farmaco
“Chiediamo di tenere conto del nuovo scenario e di attendere la decisione della Corte prima di attuare la direttiva sulle acque reflue”. L’appello
Per una volta sarebbe meglio fermare tutto. Parliamo, ancora, di acque reflue e della direttiva che tanti mal di pancia ha causato alle nostre imprese del farmaco e a quelle della cosmetica. Dopo le conclusioni presentate dall’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Juliane Kokott, Egualia – Industrie Farmaci Accessibili – rivolge un appello al Governo per uno stop.
Sì, avete letto bene, la richiesta delle imprese produttrici di farmaci equivalenti è fermare il percorso avviato per l’attuazione in Italia della Direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane. E questo almeno fino alla decisione definitiva della Corte di giustizia Ue. Nel mirino quella che Lucia Aleotti di Menarini ha ribattezzato tassa della pipì.
“Le conclusioni confermano che le preoccupazioni espresse in questi mesi dall’industria dei farmaci equivalenti e biosimilari sono fondate. Nessuno mette in discussione gli obiettivi ambientali della Direttiva, ma il modo scelto per finanziarli rischia paradossalmente di rendere economicamente insostenibili proprio i farmaci più accessibili e più utilizzati dai cittadini europei”, dichiara Egualia. Ma che cos’è successo?
Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti già avviato il confronto per il recepimento della tanto detestata Direttiva, condividendo un primo testo e convocando le parti interessate per la prossima settimana. Ma, alla luce delle conclusioni dell’Avvocato generale, Egualia chiede di “fermare temporaneamente questo percorso e attendere che la Corte si pronunci sulla legittimità delle disposizioni relative alla responsabilità estesa del produttore”.
Ma che cosa è successo sul fronte delle acque reflue? L’Avvocato generale ha proposto alla Corte di accogliere il ricorso e di annullare le disposizioni che attribuiscono ai produttori farmaceutici e cosmetici almeno l’80% dei costi del trattamento quaternario delle acque reflue. Insomma, qualcosa si muove. E non è rumore di fondo. Pur non essendo vincolanti in vista della sentenza definitiva, le conclusioni dell’Avvocato generale rafforzano i dubbi sulla sostenibilità della direttiva sulle acque reflue. Ma soprattutto sulla necessità di valutarne con attenzione le conseguenze per la disponibilità dei farmaci in Europa.
Per Egualia si tratta di un segnale che le istituzioni non possono ignorare. Il sistema EPR, così come oggi configurato, rischia infatti di produrre un impatto particolarmente pesante sui medicinali fuori brevetto, caratterizzati da grandi volumi, prezzi contenuti e margini estremamente ridotti.
Il fatto è che le imprese farmaceutiche programmano con largo anticipo investimenti, capacità produttiva e quantitativi destinati ai diversi mercati. I volumi immessi sul mercato dal 2028 saranno infatti utilizzati per determinare i contributi dovuti dal 2029. Le aziende dovranno quindi assumere già nei prossimi mesi decisioni sulla produzione e sulla commercializzazione dei medicinali tenendo conto di costi il cui impatto resta ancora incerto. Il pendolo è proprio la direttiva sulle acque reflue.
Per i medicinali a basso prezzo, ulteriori oneri non assorbibili possono determinare la perdita di sostenibilità economica di singoli prodotti, con il rischio di riduzioni dell’offerta o ritiri dal mercato. Un effetto che potrebbe aggravare le carenze di medicinali. E indebolire la produzione farmaceutica europea. Il tutto proprio mentre l’Unione europea punta a rafforzare l’autonomia strategica e la sicurezza degli approvvigionamenti, nell’era dell’amministrazione Trump.
Le imprese per una volta non hanno fretta. “Chiediamo al Mase di tenere conto del nuovo scenario e di attendere la decisione della Corte prima di procedere con l’attuazione. La tutela dell’ambiente e quella della salute non possono essere messe in contrapposizione. Serve un modello proporzionato, sostenibile e capace di garantire entrambe”. Una sfida, forse. Ma d’altra parte l’a situazione l’Europa è chiamata a rispondere a sfide ben più complesse per il futuro del Vecchio Continente. E non poche passano per la salute dei suoi cittadini.