La stagione dei bonus a pioggia è ufficialmente finita. Con il nuovo orientamento sulle regole di bilancio, Bruxelles traccia una linea guida piuttosto netta: stop a misure d’emergenza per mitigare il caro-energia, sì a margini di manovra in deficit per chi investe in infrastrutture. In questo modo, l’Ue cambia radicalmente il modo in cui la prossima manovra economica andrà a incidere sulla transizione energetica, sottoponendo le famiglie e le imprese un cambio di paradigma.
Non si tratta di una semplice scelta formale sulle regole di finanza pubblica, ma dell’archiviazione definitiva della gestione emergenziale per fare spazio a una politica industriale a tappe forzate dove l’Ue accetta lo scostamento di bilancio solo a patto di trasformare la struttura dei consumi.
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Per comprendere la portata della svolta occorre guardare alla composizione della spesa energetica sostenuta negli ultimi anni. Durante la fase acuta della crisi dei prezzi, gli interventi governativi per mitigare i picchi di luce e gas sono costati all’Italia oltre 90 miliardi di euro. Un impiego di risorse a fondo perduto, bruciate per tamponare temporaneamente le fatture di famiglie e imprese senza modificare di un millimetro la dipendenza strutturale dalle fonti fossili.
La nuova linea della Commissione europea chiude definitivamente il rubinetto della spesa corrente e fissa obblighi e divieti precisi per la gestione delle finanze pubbliche dei Paesi membri:
Non ci saranno più i consueti benefici visibili in bolletta per le famiglie. Questo però non significa che si escludono risorse da investire sul fronte energetico.
L’Ue ammette una deroga al deficit al Patto di stabilità per modernizzare la rete elettrica e i sistemi di stoccaggio, al fine di evitare i colli di bottiglia delle rinnovabili e garantire la continuità delle forniture industriali. D’altro canto, non si escludono investimenti per efficientare i distretti produttivi energivori, sostituendo i contributi sulla materia prima con finanziamenti per convertire i processi industriali.
E alle famiglie cosa resta? Oltre alla già annunciata detassazione degli oneri di rete per l’elettrificazione dei consumi, la spinta sarà alla costituzione di comunità energetiche per l’autoconsumo domestico. Insomma, le risorse fiscali verso installazione di pannelli solari o sistemi geotermici, batterie di accumulo e pompe di calore per abbattere la dispersione energetica della rete e anche i consumi, anziché sussidiare il costo del chilowattora. Questo significherà per le famiglie italiane dover trovare risorse per ricominciare quel processo interrotto con la fine della stagione dei Superbonus.
I grandi assenti dalle linee guida sono gli incentivi all’elettrificazione della mobilità privada. In un momento di grave crisi dell’automotive europeo, da un lato beneficerà di margini per la sopravvivenza dei motori a combustione, dall’altro l’unica auto elettrica che risulta compatibile con il portafoglio dei contribuenti è cinese.
Certo è che gli investimenti strutturali sulle reti e sulle fonti pulite richiedono anni prima di produrre i primi effetti tangibili sul costo finale della corrente, mentre lo stop ai contributi pubblici sulle fatture sarà immediato.
La deroga Ue al Patto di stabilità rischia di non essere sufficiente con i picchi di consumo invernali dovuti all’avanzare del freddo, in questa parte di mondo o anche nel vicino oriente. In una Regione assolutamente dipendente dal punto di vista energetico, se l’onda lunga di Super El Niño porterà a inverni rigidi in Asia centrale, il rischio di speculazioni sui prezzi delle bollette sarà una solida realtà.