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Afd, Chiesa tedesca sotto choc: fallito l’argine dei vescovi, un cattolico su tre ha votato l’estrema destra


La Chiesa tedesca si ritrova davanti a una domanda che va ben oltre il risultato elettorale della Sassonia-Anhalt: perché tanti cattolici hanno votato AfD nonostante mesi di appelli, prese di posizione e avvertimenti dei vescovi sull'incompatibilità tra il nazionalismo etnico dell'estrema destra e i principi fondamentali del cristianesimo?

Il voto ha prodotto un risultato difficilmente liquidabile come marginale. L'AfD ha raggiunto il 43,8 per cento, sfiorando la maggioranza assoluta necessaria per governare da sola. Ma per la Chiesa il dato politicamente più scomodo si trova dentro i flussi elettorali: secondo un'analisi realizzata da un istituto di ricerca tedesco per l'agenzia cattolica KNA, il 32 per cento dei cattolici ha votato per l'AfD. Tra i protestanti la percentuale sale al 33 per cento, mentre raggiunge addirittura il 47 per cento tra gli elettori senza appartenenza religiosa.

La religione continua dunque a rappresentare un parziale argine, ma molto più debole di quanto la mobilitazione delle Chiese lasciasse immaginare. Quasi un cattolico su tre ha scelto l'estrema destra nonostante la linea pubblicamente assunta dall'episcopato tedesco.

È questo il dato che apre una riflessione inevitabile sull'effettiva capacità della Chiesa di orientare politicamente e culturalmente i propri fedeli. La questione non riguarda più soltanto cosa dicano i vescovi sull'AfD, ma quanto quelle parole riescano ancora a incidere sulle scelte di persone che pure continuano a definirsi cattoliche.

Il voto mostra anche una marcata differenza di genere. Tra gli uomini cattolici l'AfD raggiunge il 37 per cento, mentre tra le donne si ferma al 26. Uno scarto analogo emerge tra i protestanti: 38 per cento degli uomini contro il 29 delle donne. La CDU, invece, ha ottenuto il 26 per cento sia tra cattolici sia tra protestanti, a fronte di un risultato complessivo del 17,2 per cento.

Per il mondo cattolico tedesco il problema diventa quindi comprendere le ragioni di un voto che sembra essersi dimostrato impermeabile agli ammonimenti morali.

E una prima risposta arriva significativamente dalla Caritas, cioè dall'organizzazione ecclesiale che più direttamente intercetta disagio sociale, precarietà e paura del futuro.

La presidente della Caritas tedesca, Eva Maria Welskop-Deffaa, legge infatti il risultato come la manifestazione di una domanda di protezione davanti a trasformazioni percepite come troppo rapide. L'AfD sarebbe riuscita a dare un volto politico alla speranza di chi vorrebbe essere protetto dal cambiamento, conquistando anche persone che in precedenza non votavano perché consideravano il futuro del Paese sostanzialmente al sicuro.

È una lettura che sposta l'analisi dal terreno esclusivamente morale a quello sociale. Dietro l'avanzata dell'estrema destra ci sarebbero anche paura dell'immigrazione, insicurezza economica, trasformazione dello Stato sociale e rigetto delle politiche climatiche. Ma per Welskop-Deffaa la risposta non può essere il ritorno a un passato immaginario: «Un Paese senza immigrazione, un Paese senza sforzi per combattere il cambiamento climatico e un Paese senza riforme dello Stato sociale non ha futuro».

Ancora più netto è il giudizio del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK). La presidente Irme Stetter-Karp, secondo la KNA, parla di un «radicale sconvolgimento politico» e considera il voto un campanello d'allarme per l'intera Germania. Il punto, sottolinea, è che l'AfD ha ottenuto un consenso enorme nonostante la sua organizzazione regionale sia classificata dall'Ufficio per la protezione della Costituzione come estremista di destra.

Per Stetter-Karp questo segnala una vera «crisi della democrazia». Da qui l'appello ai partiti democratici affinché non accettino, «in nessuna circostanza», una coalizione con l'estrema destra. Ma la presidente dello ZdK invita anche a guardare più indietro, alle ferite che la Germania non sarebbe ancora riuscita a rimarginare completamente dopo la riunificazione. Le difficoltà biografiche, sociali ed economiche prodotte da quel processo continuerebbero a pesare soprattutto nei Länder orientali.

AfD e il nodo maggioranza assoluta, il ruolo di Bsw (che supera il 5%) e i possibili scenari

È forse questo il passaggio che rende il risultato più difficile da affrontare anche per la Chiesa. Condannare l'estremismo è relativamente semplice; capire perché una parte consistente dei propri fedeli non riconosca più nella parola ecclesiale un criterio sufficiente per orientare il voto è molto più complicato.

Il successo dell'AfD segnala infatti una frattura tra appartenenza religiosa e comportamento politico. Essere cattolici non significa necessariamente condividere il giudizio politico dei vescovi, soprattutto quando entrano in gioco sicurezza, immigrazione, identità nazionale e condizioni economiche. L'identità religiosa sembra essere diventata soltanto uno dei molti fattori che determinano il voto e, in alcuni segmenti dell'elettorato, evidentemente non il più importante.

Lo choc non riguarda soltanto il mondo cristiano. Anche la Conferenza dei rabbini europei ha definito il risultato un campanello d'allarme. Il segretario generale Gady Gronich ha però introdotto un elemento autocritico nel dibattito: non soltanto i partiti, ma anche i media dovrebbero interrogarsi sul ruolo svolto nell'ascesa dell'AfD.

«Chiunque, per mesi e mesi, renda l'AfD il centro dell'informazione politica e amplifichi ogni provocazione deve chiedersi se non abbia contribuito alla sua forza», ha osservato. Ma anche i partiti moderati, aggiunge, devono domandarsi perché non riescano più a raggiungere una parte così vasta della popolazione.

Per la comunità ebraica resta naturalmente centrale il problema dell'antisemitismo. «L'antisemitismo, il pensiero etno-nazionalista e la relativizzazione della storia non devono avere posto in Germania», afferma Gronich, estendendo però il rifiuto anche all'antisemitismo islamista e a ogni altra forma di estremismo.

La risposta, avverte, non può essere una nuova escalation di indignazione e polarizzazione. Il centro democratico deve tornare a individuare concretamente i problemi e soprattutto riconquistare la fiducia perduta. «L'antisemitismo non è un problema ebraico. È un grido d'aiuto della nostra democrazia».

Ed è probabilmente qui che il voto della Sassonia-Anhalt lascia alla Chiesa tedesca il problema più difficile. Nei mesi scorsi vescovi e organizzazioni cattoliche avevano costruito una barriera morale molto netta contro l'AfD. Le urne mostrano che quella barriera non è stata sufficiente. Ora il rischio sarebbe limitarsi a ripeterla più forte. Con quasi un cattolico su tre passato all'AfD, la questione non è più soltanto spiegare ai fedeli perché non dovrebbero votare l'estrema destra. È capire perché una parte così consistente di loro, pur avendo ascoltato gli avvertimenti della Chiesa, abbia deciso di farlo ugualmente. Ed è forse questa, per il cattolicesimo tedesco, la parte più inquietante del risultato elettorale.

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