«Un segnale preoccupante, certo. Ma anche un voto locale, regionale». Otto della sera, sulle agenzie scorrono i dati del boom di Afd in Sassonia, le reazioni - anche italiane - cominciano ad arrivare. Il centrosinistra esprime i suoi timori, il generale Vannacci (l'Afd italiano) esulta. E, nel governo, il vicepremier, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani prova a comportarsi come c'è scritto su certe magliette per turisti: «Keep calm and...». E, ministro Tajani? «Il voto in Sassonia - dice rispondendo al telefono al Messaggero - era largamente atteso, si sapeva che Afd avrebbe potuto avere una netta affermazione. Del resto, in Germania dell'Est raccolgono gran parte dei loro successi». Un segnale, preoccupante, a suo avviso? Tajani, fiero europeista, anti-sovranista, spesso in polemica con la destra o l'estrema destra anche a "casa sua" (vedi gli infiniti duelli con l'altro vicepremier Matteo Salvini, stessa coalizione di centrodestra ma idee diametralmente opposte su diverse questioni, specie internazionali), non si nasconde: «Certo che è un segnale negativo, ma non dobbiamo neppure drammatizzare».
Cioè non è l'anticipo di quello che potrebbe succedere a Berlino? Da ieri sera, onestamente, il cancelliere Merz che pure già non viaggiava in acque tranquillissime, appare più debole. «Stiamo parlando di un voto importante, ma comunque locale. Ci sono tante ragioni dietro...». Il 45% che vota Afd è formato da tutti neonazisti? «Ma non è questo il punto. Nella Germania dell'Est per decenni sono stati sotto il comunismo della Ddr, quella regione rappresenta la parte più povera della Germania e l'estremismo arriva sempre dove ci sono maggiori difficoltà economiche».
È chiaro che, visto dall'Italia, il voto in Sassonia porta dietro una domanda: ci sarà il boom di Fn, cioè di Vannacci, da noi? Tajani sembra frenare: «La Germania è la Germania, l'Italia è l'Italia. Realtà completamente diverse, lì c'è ancora il malcontento per l'unificazione tra le due Germanie. Certo, bisogna reagire». Già, ma come? «L'Europa deve cambiare: basta fondamentalismi, basta green deal, meno burocrazia, sì al mercato unico. In generale scelte meno ideologiche meno distanti dai cittadini». Il vero vulnus, quello che molti analisti e commentatori additano non solo alla Ue ma anche alle sinistre europee: la distanza dal popolo. Un popolo, poi, impaurito dalla crisi economica su cui l'estrema destra, soffiando proprio sulle paure (vedi l'immigrazione clandestina) fa più presa. Appena usciti i primi risultati, Tajani aveva già affidato ai social e alle agenzie il suo pensiero: «L'esito del voto in Sassonia-Anhalt è l'affermazione di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia ed è una pessima notizia che speriamo sia un'eccezione locale». Naturalmente il vero tema è pensare alle contromisure. Se la destra estrema, salvo qualche eccezione avanza in tutta Europa, qualcosa vorrà pure dire: «Il risultato - insiste Tajani - è senz'altro doloroso. Ci obbliga anche a registrare e comprendere le paure di molti europei e che per l'ennesima volta chiama l'Unione Europea, a cominciare dai suoi vertici istituzionali, a una presa d'atto: il percorso d'integrazione comunitaria non è un automatismo, i valori occidentali di libertà, solidarietà, ripudio di sirena delle autocrazie non rappresenta una conquista definitiva ma un obiettivo che va conservato e perseguito giorno dopo giorno». Da qui, in un certo senso, si potrebbe persino ripartire per invertire la rotta, rinforzare l'europeismo, mettere in campo una serie di antidoti democratici. Secondo il vicepremier «il voto della Sassonia deve spronare le forze popolari e liberali a fare molto di più. Ora la svolta nelle politiche comunitarie è decisiva: basta con l'Ue che non decide, basta con l'Ue moltiplicatore di norme inutili, basta con le forzature per una transizione ecologica sotto la spinta delle ideologie. Ciò che è accaduto in Sassonia è certo un episodio circoscritto, prevedibile e previsto nella ex Germania dell'Est, ma siamo convinti che alla fine prevarranno i valori di libertà, centralità della persona, solidarietà e sussidiarietà sui quali si è sviluppata la rinascita europea dopo gli orrori del nazismo, e che hanno eretto un baluardo verso la barbarie comunista».
Sarà. Nel frattempo l'Italia si prepara a vivere la sua campagna elettorale (di fatto, con la legge elettorale che dovrebbe essere approvata al Senato a metà mese, si entra davvero nel vivo) e c'è un generale che cavalca gli stessi temi che gonfiano le vele di Afd in Germania e degli altri sovranisti in Europa. Un generale, quel Roberto Vannacci, senza il quale il centrodestra perderebbe le elezioni. Ma che, se fosse tirato dentro, potrebbe spaccare definitivamente una coalizione che anche sul risultato tedesco si è divisa. Salvini aveva mandato gli auguri ai leader di Afd prima delle urne, Tajani è preoccupato, Lupi di Noi Moderati invita «alla riflessione». Meloni medita e sfoglia la margherita. Oggi Vannacci è no, domani chissà.
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