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Airola, a fuoco un deposito di rifiuti: nube nera e aria irrespirabile. Allarme nel Sannio: ipotesi dolo


Da due giorni rifiuti in materiale plastico stipati nei capannoni della «Falzarano ecologia» di Airola - al confine tra le province di Benevento, Avellino e Caserta - vanno in fumo. E sprigionano una colonna di denso fumo nero che si diffonde per decine di chilometri a seconda del variare della direzione del vento. Ieri e oggi il sindaco di Airola, Vincenzo Falzarano, vista la perdurante presenza nell’aria di tracce tossiche provenienti dal rogo, ha imposto il blocco di tutte le attività, in particolare quelle delle altre industrie, anch’esse nel nucleo industriale e poco distanti dal capannone incendiato.

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Stop anche agli uffici pubblici e a un supermercato poco distante dal sito coinvolto. Un’ordinanza che resta quindi valida per due giorni, in attesa che domani arrivino i dati dell’Arpac. L’incendio ha interessato un capannone principale e uno adiacente, entrambi colmi di rifiuti. Materiali giacenti da tempo, perché la struttura era stata oggetto di un sequestro da parte della magistratura, dopo le indagini del Noe. Si tratta di un provvedimento che risale al 2024.

LE CAUSE

Le cause dell’incendio sono incerte, ma quella dolosa resta in piedi. Difficile che quei rifiuti abbiamo preso fuoco da soli. All’epoca del sequestro della magistratura, secondo l’accusa, ingenti quantitativi di rifiuti di varia natura erano stoccati in totale difformità sia all’interno del capannone che nelle pertinenze esterne. Inoltre c’erano tipologie di rifiuti non consentite. Alcuni soci dell’Ecologica Falzarano sono anche al centro di un procedimento giudiziario penale in corso davanti al Tribunale di Benevento. «Per domare le fiamme - dice il comandante provinciale dei vigili del fuoco Salvatore Angelo Capolongo - occorrono almeno altri due o tre giorni. Solo una volta domati gli ultimi focolai, potremo soffermarci e tentare di ricostruire le possibili cause che hanno portato a tutto questo». Fattori che cercheranno di ricostruire anche i carabinieri, che hanno avviato le indagini sia con i militari della stazione di Airola che con quelli della Compagnia di Montesarchio.

LE REAZIONI

Tante le reazioni a tutela della salute pubblica da parte di politici e associazioni, tra questa quella più dura reca la firma del segretario provinciale della Cgil di Benevento, Luciano Valle: «Quanto accaduto assume una gravità ancora maggiore alla luce del fatto che il sito interessato risultava già sottoposto a sequestro e ad amministrazione giudiziaria. Una circostanza che rende inevitabile una domanda: era davvero stato fatto tutto ciò che era necessario per prevenire un evento del genere?». Per la Cgil questo incendio «poteva e doveva essere evitato attraverso un sistema efficace di prevenzione, vigilanza, messa in sicurezza e gestione dei materiali presenti nell’area. Per questo chiediamo alle autorità competenti di fare piena luce non soltanto sulle cause immediate dell’incendio, ma sull’intera catena delle responsabilità: dalla gestione e custodia del sito ai controlli effettuati negli anni, dalle eventuali prescrizioni impartite alla loro effettiva attuazione, fino alle ragioni per le quali ingenti quantitativi di rifiuti si trovassero ancora in quell’area. Occorre conoscere con chiarezza chi aveva il compito di controllare, chi doveva vigilare, quali interventi di messa in sicurezza erano stati previsti, quali sono stati realizzati e quali eventualmente sono rimasti inattuati». Ieri mattina, per fare il punto della situazione determinatasi nei centri della Valle Caudina e dell’Avellinese a causa del maxi incendio, si è svolta anche una riunione in Prefettura presieduta dal vice prefetto vicario Mara De Feo.