CASARSA (Pordenone)- «Secondo voi io devo vivere così? Dormire così? Mangiare così? Come un nomade». A parlare è Domenico Erbaio che non ci sta a vivere in condizioni precarie, seppur messe a disposizione dal Comune di Casarsa a fronte di un irrisorio affitto, 200 euro mensili, come spiega l’amico Francesco Perra. «È più piccolo del bagno - afferma Domenico, parlando del vano camera assegnato -. Due metri per due metri. Non mi posso nemmeno girare, né mettere i vestiti per bene». Domenico mostra in un video la sua stanza, dove sono presenti sia le valigie che l’immondizia, e si rivolge all’ex sindaco di San Vito Antonio di Bisceglie perché quando era primo cittadino lo aveva aiutato.
«C’è un caldo da morire qui dentro, non posso sistemare le mie cose. Che fine sto facendo? Non è dignitoso vivere in questo modo, spero mi cambino la stanza», dichiara Domenico. L’alloggio è molto piccolo e si trova all’interno di Palazzo Brinis, una struttura edilizia a servizio di più Comuni, che serve per far fronte a situazioni di disagio, per risolvere momenti di difficoltà. Una soluzione di alloggio temporanea per famiglie e lavoratori, italiani e stranieri, per periodi di tempo limitati, sei mesi, rinnovabili al massimo per un anno, nell’ambito di percorsi di integrazione socio-economica. A fronte dell’ospitalità viene pagato un affitto che va a copertura dei costi di manutenzione. Domenico ha 46 anni, è single, e ha un Isee al di sotto dei 21mila euro, dunque, è idoneo all’alloggio. Lavora come vigilantes all’Eurospin a San Vito e campa con 800 euro circa al mese. «Il piccolo stipendio non gli permette un’indipendenza economica – fa sapere l’amico Francesco Perra che due anni fa quando ha conosciuto Erbaio (presentato da Di Bisceglie) ha deciso di cercare di aiutarlo – ma si sta impegnando a trovare un nuovo lavoro, stiamo mandando curriculum alle aziende del Ponterosso. Si rende disponibile a cambiare occupazione, vorrebbe ottenere un lavoro con uno stipendio dignitoso tra i 1.600 e i 1.800 euro». Ma al momento la situazione appare difficile. La paga di luglio è stata di 800 euro, quella di agosto si presume sia più bassa. «Viene pagato 5-6 euro all’ora, lo hanno fatto lavorare meno ore e poi ha due giorni di riposo obbligati», riferisce Perra. Ma quel che l’amico cerca di migliorare in prima battuta è la situazione abitativa. «Vive in condizioni non dignitose. L’appartamento al secondo piano è diviso con altre due persone che occupano camere “normali”, il mio amico invece è destinato ad un ripostiglio di quattro metri quadrati (due metri per due) trasformato a camera. Cucina e bagno sono in comune».
Perra ricorda che quella che sta occupando l’amico non ha la metratura per essere considerata una camera da letto e che questo è stato fatto presente ai servizi sociali. «Il palazzo di accoglienza è gestito dai servizi sociali di San Vito. Addirittura è presente in coabitazione un signore 80enne con disabilità. Non potrebbe stare lì, dovrebbe essere ospitato in Rsa, essere assistito», prosegue Perra che chiede che l’amministrazione cerchi una soluzione più idonea per l’amico. «Prima era ospite “Ai Tigli” di Savorgnano - ricorda -, poi sono arrivati gli operai del carcere di San Vito ed è stato spostato in questa situazione. Inoltre, il sindaco gli ha detto di trovarsi un appartamento e che poi avrebbe messo a disposizione i finanziamenti. L’amico aveva trovato un appartamento a San Giovanni, poi i finanziamenti improvvisamente non c’erano più».
Si apre anche la questione dei buoni pasto. «Precedente venivano dati – afferma Perra – ora improvvisamente sono stati tolti. In questo modo fatica ad andare avanti». Una situazione che speriamo possa essere svoltata, a partire da un nuovo lavoro.
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