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Al Pronto soccorso con un coltello: "Giro sempre armato": denunciato


Aveva con sé una lama di 10 centimetri. Lanzillotti (Uilfpl): "Solidarietà e indignazione non bastano più"

Il coltello in questione: è stato sequestrato

Il coltello in questione: è stato sequestrato

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È arrivato al triage del Pronto soccorso e, mentre spiegava agli operatori il problema che l’aveva portato lì, li ha informati di avere con sé un coltello. Un’arma che ha consegnato spontaneamente a un’infermiera, spiegando che lui va sempre in giro armato perché "c’è qualcuno che mi vuole fare la pelle".

L’ennesimo episodio preoccupante, in un contesto in cui si parla molto di aggressioni nel reparto delle emergenze in ospedale, è avvenuto giovedì mattina. È subito intervenuta la vigilanza, che ha portato via l’arma, e poi è arrivata sul posto anche la polizia di Stato che l’ha sequestrata. L’uomo, pregiudicato, era conosciuto alle forze dell’ordine: è stato poi portato in questura e denunciato per porto d’armi abusivo. Nella fattispecie si trattava di un coltello da cucina con una lama lunga una decina di centimetri: un oggetto che ha preoccupato non poco gli operatori presenti in quel momento nel reparto, una ’porta sanitaria’ sempre più spesso al centro di episodi allarmanti.

"Quando i pazienti arrivano al Pronto soccorso armati, la violenza smette di essere solo un’aggressione individuale e diventa il sintomo di un cortocircuito culturale distruttivo – commenta Luca Lanzillotti, segretario Uil Fp di Ravenna –: la trasformazione del luogo di cura da presidio di tutela e fiducia a percepito teatro di scontro. Un’inversione paradossale che calpesta la dignità di chi ci lavora, costringendo gli operatori, già messi a dura prova da turni massacranti, a operare in un clima di perenne trincea dove difendere la propria incolumità fisica diventa presupposto tragico prima ancora di potersi curare degli altri. Di fronte a questo scenario, non bastano più la solidarietà e l’indignazione di facciata: le istituzioni preposte hanno il dovere morale e politico di intervenire subito con misure concrete per garantire la protezione di chi salva vite".

Delle aggressioni al Pronto soccorso si è iniziato a parlare sempre di più negli ultimi anni in seguito a una serie di episodi preoccupanti. L’ultimo risale a mercoledì mattina, quando un paziente psichiatrico si è scagliato contro due infermieri con calci e pugni: in particolare uno dei due operatori, colpito al viso, se l’è cavata con una prognosi di 20 giorni. E a detta di molti operatori le aggressioni verbali sono purtroppo all’ordine del giorno.

Sara Servadei

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