Sofia Fiorini ha aspettato. Ha aspettato per trenta chilometri, lasciando che la gara facesse il suo corso. Poi ha cambiato passo e ha trasformato la maratona di marcia in un assolo. Il risultato è un titolo europeo e un record del mondo, conquistato a Birmingham con il tempo di 3h15’11”. In una giornata memorabile per l’atletica italiana con le vittorie anche di Massimo Stano, gli argenti di Francesco Fortunato e Alexandrina Mihaie e il bronzo di Andrea Cosi. La marciatrice italiana, classe 2004, ha costruito il suo successo sulla pazienza. All’inizio ha faticato a trovare il ritmo che avrebbe voluto, poi ha aspettato il momento giusto per affondare. “È stata una gara molto divertente, soprattutto il finale, perché all’inizio ero un po’ in sofferenza perché volevo andare un po’ più forte. Ma la maratona richiede pazienza e per fortuna ce l’ho avuta e quando ho avuto il segnale per dare il gas sono partita al trentesimo e lì sono riuscita a divertirmi chilometro dopo km. L’atmosfera era bellissima, è stata una maratona ma super divertente”, ha raccontato dopo la gara ai microfoni della Rai.
Dal trentesimo chilometro in poi, Fiorini ha fatto il vuoto. Alle sue spalle la polacca Katarzyna Zdzieblo, argento in 3h19’50”, staccata di oltre quattro minuti e mezzo. Bronzo alla spagnola Raquel Gonzalez, in 3h20’49”. Sul circuito cittadino lungo un chilometro, Fiorini è arrivata persino a doppiare alcune delle avversarie. Un dominio che ha avuto anche un significato storico. Il suo 3h15’11” non è soltanto il tempo della medaglia d’oro: supera la target performance di 3h17’00” fissata da World Athletics e diventa il riferimento per il primo record mondiale ufficiale della maratona di marcia.
Dietro questa prestazione c’è però un cambio di mentalità che Fiorini considera decisivo. La marcia fa parte della sua vita fin da quando era bambina, ma nell’ultimo periodo qualcosa è cambiato nel modo di affrontare gli allenamenti e le gare.
“È fin da piccola che pratico la marcia ma ho cambiato un po’ lo spirito nell’ultimo periodo perché ogni allenamento mi diverto e ho visto che portando in gara questo spirito la differenza si vede e quindi voglio continuare così”, ha spiegato. E forse è proprio questa leggerezza ad averle permesso di affrontare una prova così lunga e impegnativa senza farsi schiacciare dalla pressione. Perché Fiorini non è arrivata a Birmingham soltanto per partecipare: ha preparato per mesi una gara destinata a durare più di tre ore. Il risultato, però, non è soltanto suo. L’azzurra ha parlato del gruppo della marcia italiana come di una delle chiavi del successo, sottolineando il ruolo dei campioni che l’hanno preceduta e quello delle nuove generazioni.
“Sicuramente i nostri grandi campioni sono stati di grande stimolo. Sicuramente ci hanno motivato essere qui, è un gruppo bellissimo eterogeneo e ci diamo forza a vicenda tra grandi e piccoli. Anche nel settore giovanile ci sono stati grandissimi risultati. Quindi siamo un gruppo più che unito e penso che la forza sia proprio questa del movimento marcia italiano”. Un movimento che a Birmingham sta vivendo una giornata straordinaria, con un bottino di medaglie costruito gara dopo gara. Fiorini aggiunge il metallo più prezioso e, soprattutto, un record destinato a entrare nella storia della disciplina. Poi c’è la sensazione più difficile da spiegare: quella che arriva quando mesi di sacrifici finiscono tutti insieme, appesi al collo sotto forma di una medaglia d’oro.
“Cosa vuol dire avere un oro al collo? Mi dà la sensazione di leggerezza dopo quest’ultimo periodo in cui mi sono allenata tanto comunque per preparare la maratona. Io ritengo che la vera difficoltà è arrivare alla gara. Poi il divertimento inizia quando c’è lo starter, quindi è proprio un sollievo essere arrivata qui e i sacrifici di questa stagione che è stata molto lunga, intensa e sono stati tutti ripagati”.