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Alba Rohrwacher “soldatino” per Brizé: “Tutti proviamo pressione, l’arte è una via di fuga”


VeneziaStéphane Brizé, regista francese premiato con il César, dà il meglio di sé quando parla del mondo del lavoro. Celebre per la trilogia La legge del mercato, In guerra e Un altro mondo con protagonista Vincent Lindon, in cui raccontava la disoccupazione di un cinquantenne, le proteste di un gruppo di lavoratori licenziati in blocco e infine un dirigente d’azienda stretto tra la crisi economica e la difficile scelta di mettere i suoi operai in mobilità. In Un bon petit soldat in concorso, il regista 60 anni a ottobre, torna alle tematiche del lavoro rendendo protagonista Alba Rohrwacher – che aveva già diretto ne Le occasioni dell’amore – nel ruolo di una donna in carriera.

"Non voglio parlare di tetralogia, questo è un film diverso, non è il quarto capitolo di una storia – ha spiegato il regista – Là c’era qualcosa di diverso, in quei film prevaleva un sentimento di rabbia, mentre ora con il tempo che passa e una migliore comprensione del sistema grazie alla psicanalisi, la sensazione che mi ha pervaso è stata quella di disgusto. Sono stato costretto a raccontare la storia entrando da un’altra porta, l’intuizione è stata che la protagonista fosse una donna. Carla ha ottenuto in azienda un ruolo di grande responsabilità non per la generosità degli uomini, questi sono stati costretti ad accettarla imponendole però le regole brutali che loro hanno stabilito”.

Grande lavoratrice, manager piena di risorse, Carla – italiana expat - ha messo nel lavoro tutte le sue energie, convivendo con il senso di colpa per il tempo che sottrae al figlio e cercando di gestire con non poche difficoltà l’affido condiviso del bambino con l’ex marito. Quando arriva in una grande azienda assicurativa le viene affidato un ruolo di grande responsabilità nel settore delle risorse umane, mentre combatte con le sue insicurezze si trova a dover prendere decisioni difficili, mentre una serie di interrogativi morali la tormentano. In questo film Vincent Lindon interpreta l’amministratore delegato senza scrupoli che parla di una sua impiegata “come di un frigorifero colpito da obsolescenza”. Colpisce lo spettatore che da anni segue il percorso di Brizé come Lindon, attraverso i suoi personaggi, abbia fatto una scalata al successo che ha pagato in termini di etica del lavoro.

Un bon petit soldat, Alba Rohrwacher donna in carriera in un mondo brutale - trailer

“Per riuscire ad arrivare a incarnare questo personaggio ho fatto un grande lavoro – detto l’attrice che ha definito il film il suo “atto politico” – Il metodo di Stéphane è totalizzante: mi ha chiesto di trasferirmi a Parigi prima delle riprese e lavorare a fondo al mio francese perché un’italiana, a quel livello professionale, deve essere impeccabile. Per quel che riguarda la pressione che sento nel mio lavoro, certo la sentiamo tutti però noi artisti siamo fortunati perché troviamo vie di fuga. Tutti i sistemi sono perversi e potenti, ma credo che l’arte sia capace di resistere e di trovare vie di fuga sorprendenti. Questo film ne è la dimostrazione”.

Per il film Brizé e i suoi cosceneggiatori, Coralie Amédéo e Olivier Gorce, hanno parlato con dipendenti di quattro grosse aziende e si sono immersi in un ambiente che a detta dello stesso regista è stato di grande ispirazione. “Diciamo che la realtà ha più fantasia di quanto ne abbia io, quando creo un film incontro le persone che mi raccontano la loro esperienza e poi sommo le varie testimonianze. L’aspetto grottesco di certe riunioni aziendali risiede nel fatto che poche persone si oppongono al capo sia in azienda che sul set. Fare un film significa anche prendere le distanze e vedere l’aspetto grottesco del proprio lavoro. Io da parte mia cerco di non essere un procuratore del sistema”.