L'Hospital Clínico Quirúrgico «Hermanos Ameijeiras» a L'Avana si sta preparando ad accogliere Alessandro Di Battista, che dovrebbe essere in fase di trasferimento in ambulanza dall'ospedale di Santa Clara dove è stato ricoverato ieri sera. Lo hanno confermato all'ANSA fonti sanitarie della struttura, che è considerata una tra le migliori della capitale cubana. A L'Avana dovrebbero poi essere valutate le condizioni dell'ex deputato del M5s, al fine di decidere se è possibile trasferirlo in Italia con il volo sanitario già messo a disposizione dal governo.
Fondato nel 1982, l'ospedale de L'Avana si pone come obiettivo, come si legge sul sito, di «fornire un'assistenza medica di eccellenza e promuovere l'introduzione e l'integrazione delle tecnologie più avanzate. Tra i suoi risultati più significativi si annoverano: trapianti di organi e tessuti, endoscopia interventistica, microchirurgia, diagnostica per immagini all'avanguardia, litotrissia extracorporea a onde d'urto, ossigenoterapia iperbarica, tecniche avanzate di diagnosi istologica e citologica, interventi chirurgici altamente complessi e chirurgia mininvasiva».
Fu inaugurato da Fidel Castro il 3 dicembre 1982. Pensato come struttura d’eccellenza, avrebbe dovuto garantire assistenza medica di alto livello, sviluppare tecnologie sanitarie avanzate, formare specialisti e promuovere la ricerca. In 40 anni l’ospedale ha ricoverato oltre 652.000 pazienti, effettuato 643.000 interventi chirurgici, 3.100 trapianti, oltre 8 milioni di visite ambulatoriali, 44 milioni di analisi cliniche e milioni di esami diagnostici, come si legge su Granma.
La struttura ha sviluppato tecniche avanzate di diagnosi e chirurgia, dalla medicina nucleare alla genetica, dalla chirurgia cardiovascolare ai trapianti, dall’oncologia alla chirurgia mininvasiva e alla medicina rigenerativa.

Sul fronte della formazione, si sono diplomati 2.974 specialisti, tra cubani e stranieri, e 1.729 infermieri. Oggi l’ospedale conta oltre 3.000 dipendenti, 464 docenti, 64 dottori in scienze e centinaia di ricercatori impegnati in 375 progetti di ricerca.
L’attività internazionale ha inoltre portato 557 operatori sanitari dell’ospedale in missioni in circa 66 Paesi. Il direttore ha infine evidenziato le difficoltà provocate dal blocco economico statunitense, che, secondo la struttura, ha limitato l’accesso a nuove tecnologie e trattamenti all’avanguardia.
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