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F1 | Alla scoperta del Madring: perché Mercedes torna vulnerabile


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Il nuovo circuito di Madrid si presenta come un test completo, dove serviranno altre qualità rispetto a quelle che erano premianti a Monza

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Lewis Hamilton Ferrari Madrid

Pubblicato il 10 Settembre 2026 ore 19:20

7 minuti

Con il debutto del Madring, il calendario accoglie un nuovo circuito cittadino, o quasi. Il nuovo tracciato della capitale spagnola si snoda tra un mix di strade urbane e sezioni permanenti costruite ad hoc, una combinazione che conferisce alla pista madrilena un’intrigante varietà. Il quadro che si presenta è profondamente diverso da quello di Monza, il che potrebbe esporre nuovamente la Mercedes agli attacchi della concorrenza.

La pista

Il disegno del Madring restituisce subito l’immagine di una pista completa. Si parte con due rettilinei, dove la Federazione ha collocato le uniche zone di attivazione dell’aerodinamica attiva, per intraprendere poi un lungo tratto guidato. Le curve in totale sono ben 22, in 8 delle quali sarà necessario ricorrere ai freni, di cui Brembo stima un tempo di utilizzo pari al 15% di quello complessivo. Si tratta di una buona notizia per quanto riguarda la gestione dell’energia, essendovi diversi punti dove ricaricare la batteria, senza dei lunghi rettilinei dove questa rischi di scaricarsi velocemente.

Le curve sono di varia tipologia, dalle classiche pieghe a 90° tipiche dei tracciati cittadini alle chicanes ad alta velocità, dove qualcuno ha già ravvisato una somiglianza con Jeddah. Non mancano poi le curve ad alta e media velocità a lunga percorrenza, nelle quali per chi guida sarà importante poter contare su un’auto stabile. Nel complesso, il Madring si presenta come una sfida sia per i piloti, chiamati a sfiorare i muretti che circondano il tracciato, sia per le squadre, costrette a trovare una quadra con il bilanciamento su una pista particolarmente variegata. Al tutto si aggiunge l’altitudine, circa 700 metri sopra il livello del mare, simile a quella del Red Bull Ring in Austria. La rarefazione dell’aria tornerà ad essere un tema, dal momento che comporterà una riduzione del carico aerodinamico, della potenza sprigionata dal motore termico e dell’efficacia di raffreddamento.

La mappa del circuito di Madrid

Occhio alle gomme

Solitamente i circuiti cittadini sono tra i più gentili sulle gomme, essendovi spesso curve a bassa velocità che stressano poco gli pneumatici. Non è questo il caso del Madring, che Pirelli ha già classificato come una delle cinque piste più severe di tutto il campionato per quanto riguarda le energie scaricate sulle coperture. Il merito è anche della Monumental (12), la curva con banking più lunga in calendario, con una pendenza del 24% e una lunghezza di ben 550 metri. Le simulazioni dicono che qui i carichi verticali sulle gomme saranno i più alti di tutto l’anno, mantenuti oltretutto per un tempo prolungato, mentre non è ancora chiaro se le auto saranno in grado di affrontarla in pieno.

Con le forze in gioco a Madrid, la sfida sarà gestire le temperature degli pneumatici, specialmente sull’asse posteriore. Accendere le gomme per il giro secco in qualifica non dovrebbe essere un problema, mentre in gara il degrado termico sarà protagonista, ma non si esclude nemmeno quello di natura meccanica. Il nuovo asfalto, infatti, si presenta liscio e a bassa aderenza, condizioni che provocano spesso scivolamenti e fenomeni di graining. Pirelli propone le mescole C2, C3 e C4, ritenute un buon compromesso tra resistenza e degrado, con la sperenza di assistere a un Gran Premio a due soste. Questo, comunque, sarà tutto da verificare, dal momento che la perdita di tempo stimata in pit-lane è particolarmente alta, nell’intorno dei 25 secondi.

Charles Leclerc Ferrari Madrid

La qualifica torna ad essere rilevante

Ad oggi Ferrari è l’unica squadra ad aver girato al Madring, avendo effettuato un Filming Day a luglio con la SF-26. I dati raccolti in quell’occasione, però, erano poco rappresentativi, con un asfalto ancora estremamente impolverato dai cantieri. Al pari di tutti gli altri, quindi, anche per il Cavallino la priorità sarà massimizzare il tempo in pista durante le prove libere. I team saranno affamati di informazioni, necessarie per irrobustire e correlare i modelli di simulazione del tracciato. I piloti, invece, dovranno trovare il ritmo per avvicinarsi sempre di più ai muretti, come è prassi anche a Monte Carlo.

Quello di Madrid potrebbe essere nuovamente un weekend più incentrato sul giro secco rispetto al passo gara. La gestione dell’energia non dovrebbe essere critica, con strategie di erogazione più simili tra le squadre rispetto a quanto accaduto a Monza, il che tende a complicare le opportunità di sorpasso. In qualifica ci si giocherà tanto e bisognerà stare attenti a non farsi cogliere di sorpresa dalla forte evoluzione della pista, inevitabile quando si debutta su un asfalto nuovo. In ogni caso, saper gestire le gomme sarà comunque importante in gara. Ritardando la propria sosta ci si metterebbe in condizione di poter sfruttare eventuali neutralizzazioni, decisamente probabili a giudicare dall’abbondanza di muretti.  

Lewis Hamilton (Ferrari) Madrid Madring
Photo by Denis Doyle/Getty Images

Mercedes vulnerabile, occhio a McLaren

Il quadro gerarchico si prospetta diverso rispetto a quello dello scorso fine settimana di Monza, dove le Mercedes hanno fatto la voce grossa, sfruttando la loro superiorità in rettilineo. A Madrid, invece, le Frecce d’Argento potrebbero essere in una posizione più simile a quella in cui si erano trovate a Budapest e Zandvoort, ossia in lotta per la vittoria, senza però essere necessariamente il punto di riferimento. La McLaren, invece, ha tutte le carte in regola per ben figurare, mentre sarà da scoprire la competitività della Ferrari con il motore aggiornato su una pista più tradizionale. In ogni caso, è ormai assodato che in questa Formula 1 vince chi riesce a mettere tutto assieme, a maggior ragione su un circuito nuovo dove le incognite abbondano.