Il rischio di contrarre nelle acque
italiane l'infezione da Vibrio vulnificus, noto come 'batterio
mangiacarne', "è estremamente basso, nonostante in passato siano
state trovate tracce del batterio nel nostro Paese". Lo
chiarisce l'Istituto superiore di Sanità, commentando la
diffusione online della notizia sulla presunta presenza del
patogeno nelle acque dello Stretto di Messina.
Recentemente negli Usa, dove i casi sono più frequenti, si è
registrato un decesso per questo batterio, in Florida.
Successivamente è stato rilanciato, sui social, uno studio
dell'Università di Messina risalente al 2005, che ne aveva
trovato tracce nello Stretto. Ad occuparsene era stato, lo
scorso luglio, anche il Centro Europeo per il Controllo delle
Malattie, lanciando un alert sul possibile aumento delle
infezioni da batteri del genere 'Vibrio' in estate, indicando il
Baltico e il Mar Nero come le aree più a rischio. Il patogeno,
infatti, cresce bene a temperature sopra i 18 °C e a una
salinità compresa tra 15-25 parti per mille, tipica del Mar
Baltico e del Mar Nero, mentre la salinità media dei mari del
Sud Europa è oltre il doppio, cosa che rende il rischio pari
quasi a zero. Ma può "essere ulteriormente ridotto evitando di
fare il bagno con ferite aperte e evitando il consumo di frutti
di mare crudi o poco cotti".
La trasmissione, spiega l'Iss, può avvenire tramite il
consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare
crudi, causando sintomi gastroenterici, oppure tramite
l'esposizione di ferite aperte in acque salate. Nel caso di
infezione tramite ferita, possono svilupparsi vesciche, bolle
emorragiche fino ad arrivare alla fascite necrotizzante, da cui
il nome di 'batterio mangiacarne'. In rari casi, se non trattata
con antibiotici, può causare l'amputazione dell'arto. In bassa
percentuale (5%) può evolvere in sepsi, soprattutto in pazienti
immunocompromessi.
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