di Rosamaria Fumarola
Tra le battaglie che Giorgia Meloni prometteva di combattere se avesse vinto le elezioni, quella al cosiddetto amichettismo era tra le più sbandierate. Il governo che ha festeggiato la sua durata una manciata di giorni fa è dunque finalmente libero dalle odiose figure che ricoprono incarichi importanti solo perché agevolate dai potenti, con cui hanno relazioni sentimentali o di parentela o amicizia? Spiace rovinare la festa, ma le cose non stanno così.
Meloni intendeva infatti combattere l’amichettismo sollevando certo gli amici da incarichi ottenuti non per merito, ma solo quelli dei suoi avversari politici, per sostituirli con i propri amici ed eventualmente anche con gli amici degli amici. E così ad esempio Claudia Conte, amante per sua stessa ammissione del ministro Piantedosi, avrà un suo spazio a Radio Rai dedicato al mondo degli animali, mentre Geppi Cucciari è stata frettolosamente sollevata dall’ incarico che da anni ricopriva nel palinsesto radiofonico di Radio 1. Anche Salvo Sottile, impegnato sentimentalmente con la sottosegretaria Borgonzoni, si muove in Rai con una disinvoltura che non passa inosservata, tra un programma di approfondimento e un altro, non mancando mai di attaccare la sinistra e le sue istanze.
L’elenco dei nuovi fedelissimi rischierebbe di essere troppo lungo per entrare in un solo articolo. Ad onta di ogni romantico convincimento, le conseguenze dell’amore non sono state mai come in questo caso prevedibili. Contaminazioni tra pubblico e privato non sono certo un’invenzione della destra di governo. Ne ha fatto un uso largo la sinistra, contribuendo all’allontanamento di molti elettori, delusi dai programmi di ritorno al rispetto della legalità e una realtà ben lontana dalla tutela effettiva dei diritti di tutti.
Entrambi i modelli, quello di destra e quello di sinistra, hanno dato prova del fatto che l’attaccamento al potere è trasversale: chi lo ha se lo tiene stretto attraverso una sua gestione clientelare che con i valori di cui ciascuno dichiara di essere difensore non ha nulla a che fare. Tale somiglianza tra i due schieramenti non deve meravigliare, essendo a sua volta identica alle modalità con cui il potere da sempre si è espresso.
I matrimoni celebrati per assicurare la successione delle dinastie in tutte le epoche storiche, ad esempio, rivelano dinamiche identiche che avrebbero dovuto subire una cesura nelle democrazie moderne e che invece si perpetuano sempre uguali a se stesse. Polibio nel II secolo a.C. già invitava a diffidare della stabilità delle varie forme di governo che, anche quando nascono da esigenze autentiche di miglioramento, sono corruttibili e nel tempo diventano altro. La democrazia che dopo la disfatta della seconda guerra mondiale avevamo scelto è oggi lontana. La distanza tra cittadino e potere infatti non è mai stata tanto grande e la Costituzione per alcuni non è più la legge per eccellenza. Mentre la voce della politica indica il migrante come il responsabile della crisi di ciò che consideriamo la nostra civiltà, l’elettorato, ormai esautorato da ogni potere, non fa paura.
Approfittando della sua impotenza i tiranni, indisturbati, distruggono popoli, annientando la cultura giuridica che con fatica si era sforzata di tutelare gli esseri umani in quanto tali. La schiavitù letta nei libri di storia ci ripugna, ma è tornata come indispensabile presupposto degli attuali governi, formalmente democratici ma ancora per poco. Diventa infatti sempre necessario, ad un dato momento, mutare le norme degli ordinamenti, legalizzando ciò che oggi è reato per fare il proprio comodo in tutta libertà, senza rischiare un check-in nelle patrie galere.
Tornando infine all’amichettismo dilagante sotto il governo più lungo della storia della Repubblica, interessante è la spavalderia con cui certi figuri spadroneggiano. Nessuna forma di pudore infatti trapela ormai da ciò che fanno, convinti come sono che la res publica sia finalmente diventata una proprietà privata, la loro.
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