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Ancona,Finanza in negozio per i gioielli in avorio: «È quello vegano», condannata storica commerciante 84enne


Aveva quasi 100 pezzi, ereditati dal marito eritreo, senza certificazione

Finanza in negozio per i gioielli in avorio: «È quello vegano», condannata storica commerciante 84enne
Finanza in negozio per i gioielli in avorio: «È quello vegano», condannata storica commerciante 84enne

di Marina Verdenelli

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mercoledì 9 settembre 2026, 02:45 - Ultimo aggiornamento: 08:54

ANCONA - Li teneva in vetrina dal 1980, un’eredità del marito eritreo scomparso nel 1990. Quasi cento pezzi tra anelli, bracciali, tartarughe per abbellire delle scatoline e persino una lente d’ingrandimento con il manico che sembrava avorio. Per lei erano solo ricordi di famiglia, per la legge sono merce illegale senza certificazione. Così una storica negoziante del centro, 84 anni, specializzata nella vendita di articoli orientali, è finita a processo e ieri il giudice Pietro Renna l’ha condannata a 5 mesi di reclusione (pena sospesa) e 1.400 euro di multa. L’anziana, difesa dall’avvocato Giuseppe Spedicato, doveva rispondere di due reati: detenzione di oggetti lavorati contenente avorio privi della certificazione Cites e di esercizio dell’attività di commercio e di ori e preziosi senza iscrizione al registro degli operatori in oro.

I fatti

Tutto è partito il 28 novembre del 2023, quando la guardia di finanza di Ancona è entrata nel negozietto per un controllo sull’oro. Tra gli scaffali di bigiotteria l’occhio dei militari era caduto su diversi monili dal colore inconfondibile apparentemente in avorio. I militari avevano chiesto spiegazione alla commerciante. «Ce li ho dal 1980 - aveva risposto l’84enne - me li ha portati mio marito dall’Eritrea». L’anziana aveva dunque indicato il defunto consorte come la persona che li aveva portati in Italia. I finanzieri le hanno spiegato che era un problema perché l’avorio non si può vendere così. Il regolamento europeo lo vieta, a meno che non si dimostri che è antecedente al 1947 e con tanto di certificazione Cites. Certificazione che la negoziante non aveva. Da qui il maxi sequestro: 12 bracciali di un modello, altri 13 bracciali di un altro stile, 53 anelli, 2 collane, 3 tagliacarte, 2 scatoline portapillole con sopra le tartarughe, 4 ciondoli e una lente d’ingrandimento. Tutti spontaneamente consegnati dall’anziana. Già che c’erano, le fiamme gialle hanno sequestrato anche due scatoloni di argento 925 perché mancava l’iscrizione al registro degli operatori in oro.

Il dubbio

In aula ieri il colpo di scena tentato dalla difesa: «E se non fosse avorio vero? Esiste l’avorio vegetale, la Tagua, un seme da cui si ricava avorio in tutto e per tutto. Sui pezzi non è stata fatta nessuna perizia». La tesi dell’avorio-vegano però non ha convinto il tribunale. La legge è chiara: senza carte, non si vende. E così una storia iniziata quarant’anni fa con un viaggio dall’Africa si è chiusa con una condanna. Per le motivazioni bisognerà attendere 90 giorni. La difesa sta già valutando l’appello.

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