BOLZANO. C'è chi le vacanze le passa al mare, e chi invece decide di trascorrere un pomeriggio a casa propria con un gruppo di ragazzi neonazisti. Il consigliere provinciale sudtirolese Jürgen Wirth Anderlan, 53 anni, agricoltore e maestro di sci di Caldaro, oltre che fondatore della lista Jwa, ha scelto la seconda opzione, finendo così, per l'ennesima volta, nel centro del ciclone.
A ricostruire la vicenda nel dettaglio è un dossier diffuso da Antifa Meran il 7 agosto, basato su decine di foto e video raccolti nel tempo.
Il gruppo protagonista della vicenda, l'Aktverein Kaltern, sarebbe attivo dal 2024 e conterebbe una decina di membri fissi, diversi dei quali ancora minorenni.
Secondo la ricostruzione dell'organizzazione antifascista, non si tratterebbe di un semplice gruppo di ragazzi esuberanti: sui social il collettivo diffonderebbe apertamente grafica di propaganda nazista, simboli delle SS, saluti hitleriani e, in uno scatto, anche il tatuaggio di una svastica sul petto di un membro.
Il gruppo sarebbe inoltre già noto alle forze dell'ordine locali per episodi di violenza e danneggiamenti, tra cui il furto di un cartello stradale dei Carabinieri, davanti al quale i ragazzi si sarebbero poi fotografati con il saluto nazista.
Il primo contatto pubblico con Anderlan risale a un torneo di calcio organizzato a Caldaro nello scorso mese di giugno, dove l'Aktverein ha partecipato con una propria squadra, indossando maglie con i numeri 44 e 88, codici associati rispettivamente alla "Wolfsbrigade 44" (organizzazione neonazista) e al saluto Heil Hitler.
Le immagini raccolte da Antifa Meran mostrerebbero Anderlan posare accanto al gruppo e alla sua bandiera sul campo, e in un selfie successivo con uno dei ragazzi, secondo la ricostruzione dell'organizzazione, sarebbe lo stesso Anderlan a mostrare per primo il gesto "white power" davanti alla telecamera, non solo i giovani.
Il secondo, più controverso, capitolo si consuma a metà luglio, quando il gruppo viene ospitato nell'abitazione dello stesso Anderlan a Caldaro, per quello che Antifa Meran descrive come un incontro dal carattere esplicitamente politico.
Sul tavolo, accanto a bevande e sigarette, compare anche materiale promozionale dell'Aktverein. Nella foto di gruppo scattata quel giorno, otto membri del collettivo posano insieme al consigliere, e diversi di loro, insieme allo stesso Anderlan, rifanno il gesto "white power".
Il consigliere si è difeso spiegando di aver voluto incontrare i ragazzi proprio per correggerli: gesti nazisti, vandalismo e violenza da abbandonare, sostituiti da un patriottismo più "vero", secondo la sua visione. Nel mezzo, dice, si è parlato anche di lavoro, casa e sicurezza, e persino di remigrazione, tema su cui si dichiara pienamente d'accordo, rivendicando la presenza tra i ragazzi di un albanese, un brasiliano e un marocchino.
Insomma, un precettore dei tempi moderni.
Però c'è anche la foto con il gesto "white power" intorno alla quale sceglie inizialmente la via dell'ironia: "E il black power allora? Quello si può", liquidando la questione come un simbolo accettabile, diverso da quelli propriamente nazisti.
Sulla partita di calcio con le maglie raffiguranti Hitler, invece, preferisce sorvolare, dicendo di non aver notato nulla perché le maglie erano bianche e nere "come la Juve" e non gli piacevano.
È a questo punto che però la vicenda approda con forza sul piano politico. Ad attaccare duramente è l'assessore Philipp Achammer, ex Obmann della Svp, che si rivolge direttamente all'estrema destra di Jwa e Süd-Tiroler Freiheit invitandoli a dire apertamente chi sono davvero: simpatizzanti di ideologie estremiste che hanno portato solo sofferenza a questa terra, aggiungendo di non provare nemmeno a impartire lezioni di storia, perché a suo dire non le avrebbero capite affatto.
Poco dopo interviene anche il presidente del Consiglio provinciale Angelo Gennaccaro, che in una nota ricorda come ciò che si diffonde in e da certi ambienti vicini a nazismo e razzismo non sia compatibile con i valori democratici della Costituzione, richiamando il giuramento di fedeltà prestato da ogni consigliere provinciale al momento dell'insediamento. Gennaccaro invita tutti gli eletti a un comportamento esemplare anche fuori dall'aula, e ricorda come il prossimo 5 settembre ricorrano gli 80 anni dell'Accordo Degasperi-Gruber, occasione per riflettere sulla gravità di rivangare certe ideologie.
Sul fronte associativo arriva, praticamente in parallelo, la reazione durissima di Bozen Solidale, con una nota: "Come ampiamente prevedibile Anderlan prova a tappare il buco ma peggiorando la situazione. Oltre ad ergersi padre padrone e maestro di vita di una manciata di ragazzini, tra cui molti minorenni, blatera di regole democratiche e, dall'alto della sua esperienza, decide quali gesti si possono fare e quali no. Il saluto romano no, il gesto suprematista sì. Ci mancava la vena da professore del signor Anderlan, lo stesso che da due anni continua in maniera spasmodica ad incitare all'odio contro le persone migranti, le persone della comunità LGBTQI+ e gli attivisti e le attiviste di realtà antifasciste. Lo stesso Anderlan grande alleato dei peggiori neonazisti europei (su tutti l'austriaco Sellner) sembra oggi impegnato nel mantenere la poltrona in consiglio provinciale (e il lauto stipendio) girando la frittata e dipingendosi come un salvatore della patria. È un atteggiamento che ci sembra 'leggermente' vile, solo per usare un eufemismo. Ma non ci aspettavamo nulla di meglio da un soggetto a cui, direttamente o indirettamente, è stato dato spazio e tanta agibilità".
Antifa Meran colloca il caso in un contesto più ampio: pochi giorni prima, in Germania, erano stati arrestati membri di un gruppo giovanile neonazista responsabile di attentati incendiari contro centri culturali e abitativi, mentre in Tirolo del Nord era stato fermato un ragazzo di appena 14 anni, trovato in possesso di armi e attrezzatura per riprese in diretta, che pianificherebbe attacchi contro edifici religiosi. Alla luce di questo scenario, secondo l'organizzazione, la vicinanza di un rappresentante eletto a un gruppo giovanile violento e apertamente neonazista assume un peso ancora maggiore. Antifa Meran chiede quindi lo scioglimento immediato dell'Aktverein Kaltern, misure di prevenzione e deradicalizzazione, e un taglio netto di ogni rapporto politico e organizzativo con Anderlan da parte delle forze progressiste e delle istituzioni democratiche.
A complicare ulteriormente il quadro, nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, quindi a polemica ormai esplosa, alcune facciate di edifici a Caldaro vengono imbrattate con scritte di estrema destra, svastiche e la sigla "Aktverein".
Anderlan sostiene che il gruppo si sia immediatamente dissociato dagli imbrattamenti, li abbia denunciati alla polizia e abbia addirittura provveduto di persona a rimuoverli, ipotizzando che l'episodio possa essere una messinscena organizzata per mettere sotto pressione politica sia i ragazzi sia lui stesso.
I maligni potrebbero pensare che tutto fosse architettato. O che semplicemente qualcuno abbia pestato una cacca gigante. Ma sono maligni.
Nelle ultime ore, infine, la posizione di Anderlan sulla foto "white power" si è ulteriormente irrigidita: dalla battuta iniziale sul "black power", il consigliere è passato a respingere del tutto l'accusa, definendola "esagerata" e un ulteriore tentativo di costruire uno scandalo attorno all'incontro, sostenendo di avere l'impressione che un fronte composto da antifa, media mainstream e partiti si stia impegnando a fondo per gonfiare piccoli scandali estivi fino a trasformarli in uno scenario di minaccia dell'estrema destra.