VENEZIA - Sono da poco passate le cinque del mattino di giovedì 27 agosto quando il 34enne Andrea Caracciolo viene trovato senza vita nel letto di casa. A fare la tragica scoperta è la sorella, che vive assieme a lui e al padre. Soltanto poche ore prima, però, quando Andrea era rincasato dopo aver raggiunto lo studio del suo legale in terraferma, aveva raccontato ai familiari di essere stato derubato e scaraventato a terra da un gruppo di quattro nordafricani a Mestre, nel quartiere Piave. Gli uomini gli avrebbero portato via il cellulare, le cuffiette, gli occhiali da sole e anche il portafoglio, fuggendo con la refurtiva mentre lui giaceva ancora sull’asfalto.
Un’aggressione che la sorella ha subito riferito ai sanitari del Suem 118 intervenuti nella casa della famiglia a Sacca Fisola nel tentativo di rianimarlo. «Mia sorella non intendeva in alcun modo dire che Andrea fosse morto a causa di quella spinta – afferma un terzo fratello –. Semplicemente, quella notte era sotto choc e, non appena i sanitari le hanno chiesto se ad Andrea fosse accaduto qualcosa nelle ore precedenti, le è venuto in mente quell’episodio e, ingenuamente, lo ha raccontato. Ciò non significa che riteniamo che nostro fratello sia stato ucciso, al contrario. Siamo certi che non sia così». Mercoledì scorso Caracciolo aveva raggiunto il suo avvocato per parlare del braccialetto elettronico che gli era stato applicato a seguito di una denuncia presentata dalla sua ex fidanzata. Un altro dettaglio che, almeno inizialmente, potrebbe aver portato qualcuno a ipotizzare che il giovane fosse stato aggredito «per vendetta» da qualche conoscente della donna.
Nel frattempo la Procura, proprio per chiarire i punti ancora oscuri della vicenda, ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo. Per stabilire le cause della morte del 34enne, nei giorni scorsi il pm Giorgio Gava ha disposto l’autopsia, che verrà effettuata nella giornata di oggi. «Sappiamo che dall’esame autoptico non emergeranno elementi che facciano pensare a una morte violenta – continua il fratello –. Quando il suo corpo è stato trovato non presentava alcun segno di violenza che, nel caso in cui fosse stato aggredito, si sarebbe inevitabilmente visto». Dai primi rilievi effettuati sul corpo dal Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, in effetti, non sarebbero emersi segni compatibili con un’aggressione. La stessa famiglia, però, non sa spiegarsi che cosa possa aver provocato la morte del giovane.
«Non aveva patologie pregresse e i suoi esami del sangue e di routine erano sempre perfetti», sottolineano i familiari. I carabinieri di Venezia, incaricati delle indagini, stanno intanto cercando di ricostruire ogni spostamento compiuto da Andrea nelle ore precedenti alla morte. Al setaccio ci sono soprattutto le telecamere di sorveglianza tra il quartiere Piave e via Cappuccina, proprio nella zona in cui il giovane avrebbe raccontato di essere stato aggredito. Per il momento, però, non sarebbero emerse immagini in grado di confermare il suo racconto. A sciogliere i dubbi potrebbe essere l’autopsia prevista per oggi, chiamata a stabilire se la morte possa essere collegata a eventuali violenze subite nelle ore precedenti oppure se sia dovuta ad altre cause. «A noi interessa solo dare una degna sepoltura a nostro fratello e cercare di andare avanti – concludono i familiari –. Appena tre anni fa abbiamo perso nostra madre, siamo distrutti dal dolore e, anche per questo, chiediamo rispetto: meno pettegolezzi».