Andrea Delogu è oggi uno dei volti più amati della TV e della radio, ma ma dentro di lei c'è un'altra identità che la accompagna da sempre: quella della "bambina della Collina". Questo soprannome affonda le radici a San Patrignano, la comunità di recupero per ragazzi con problemi di dipendenza dove è cresciuta fino a 10 anni insieme ai genitori Walter Delogu e Titti Peverelli.
Un vissuto diverso e singolare che la conduttrice torna a raccontare nella riedizione del suo romanzo autobiografico La collina (disponibile dall'11 settembre 2026), che esplora le contraddizioni di quel mondo chiuso ma percepito come privo di confini.
Quella di San Patrignano è sempre stata una realtà complessa, capace di scatenare opinioni contrastanti per via dei metodi educativi adottati dal suo fondatore, Vincenzo Muccioli, che Delogu descrive al Corriere della Sera come «il papà di tutti noi, anche di mio padre». Walter Delogu divenne infatti l'autista e la guardia del corpo di Muccioli, l'uomo che in comunità decideva ogni cosa: dalle uscite ai premi, fino alle punizioni somministrate non di rado con la violenza. Il romanzo della conduttrice si apre proprio con la scena cruda del ritrovamento del cadavere di Roberto Marazzano, il giovane ucciso dai collaboratori della struttura.
Dopo i processi che ne sono seguiti, e avendo acquisito maggiore consapevolezza sulla realtà in cui ha trascorso la sua infanzia, Delogu si è discostata dalla figura del fondatore, senza però rinnegare il bene ricevuto: «Ero molto libera, ma in un mondo chiuso. Ho capito che c’erano dei confini solo una volta uscita da lì - racconta -. C’è chi ha sbagliato, ci sono colpevoli, ma quei colpevoli in un certo senso sono anche innocenti, è stata colpa di tutti, erano anni bui».
Cresciuta al fianco di giovani che lottavano per riemergere dal tunnel della tossicodipendenza negli anni più bui d'Italia, la conduttrice riflette oggi sulle nuove forme di dipendenza, individuando nella ludopatia una minaccia subdola e spaventosa: «Mi ha scioccata riconoscere il brivido delle persone che stanno attaccate a queste macchinette, le persone che giocano con i numeri... Il brivido che vedi in questi occhi è la speranza di poter cambiare la propria vita in quei pochi secondi o in quell’ora.
E il problema è che ci sono tanti minorenni». Dalla vita trascorsa tra i ragazzi della struttura ha imparato però il senso più profondo della propria autonomia: «La libertà non è fare tutto ciò che vuoi, ma poter scegliere fino a che punto resistere per imparare, crescere e vivere».A 10 anni l'uscita dalla comunità, ha avuto un duro impatto con la realtà esterna, che l'ha costretta a scoprire regole e limiti prima sconosciuti: «Ho sofferto molto quando sono andata a vivere nel mondo fuori, perché non potevo andare dove volevo, non potevo attraversare la strada dove mi pareva, non potevo dormire dove mi andava, non potevo avere quello che in comunità potevo fare, perché erano tutti una famiglia».
La spinta verso il mondo dello spettacolo, cresciuta guardando Non è la Rai e le videocassette di Indietro tutta, nasce proprio dalla ricerca di quel calore: «Chi vuole essere così tanto guardato perché ha bisogno di affetto, attenzioni, di poter avere confidenza con gli altri, forse arriva veramente da dove sono cresciuta io, dove tutti abbiamo famiglia. Ora, grazie alla tv, quando vado al mercato tutti sono famiglia, perché mi riconoscono, mi salutano, facciamo quattro chiacchiere».
Voce simbolo di Rai Radio2 dal 2015, conduttrice del PrimaFestival nel 2023 e vincitrice di Ballando con le stelle nel 2025 in coppia con Nikita Perotti, Delogu custodisce con cura gli insegnamenti del maestro Renzo Arbore: «La televisione di Renzo è l’estemporaneità, è cantare una leggerezza. Così in un momento dove la gente si aspetta lacrime, arriva la leggerezza di vivere in maniera autentica, non preparata».
Quella leggerezza evocata da Arbore è diventata la sfida più grande da ritrovare nella vita quotidiana, specialmente di fronte alle perdite più tragiche. Come quella capitata a lei di recente: la scomparsa del fratello minore Evan nel 2025, dopo un incidente in moto. «Crescendo ti rendi conto che la leggerezza la perdi camminando e diventando grande, non soltanto uscendo da una comunità. È come una sacca che può rompersi: in questo momento la mia battaglia è cucirla piano piano. E se si scuce di nuovo, la ricucio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA