I coprotagonisti di questa storia sono gli ulivi, le pale dei fichi d’India, i muretti a secco che disegnano la campagna di Modica e la sottile striscia di mare che, in lontananza, affiora tra la vegetazione. Fanno da sfondo a un’antica masseria dalla forma insolita, lunga e stretta, piegata a elle come un segno leggero tracciato sulla terra. Si rivela poco alla volta, come una piccola epifania. Sta lì e dichiara la propria appartenenza a quei luoghi. Sottovoce, ma con fermezza, sembra dire che c’è sempre stata e sempre ci sarà. Nonostante oggi racconti una storia di trasformazione. Non quella spettacolare, che altera gli edifici per adattarli a nuove esigenze. La sua è una metamorfosi impalpabile, fatta di radicamento, di riguardo e di piccoli gesti capaci di riportare alla luce il desueto.
Immersa nella natura selvaggia di Modica, la masseria respira insieme al paesaggio, confrontandosi con la vegetazione spontanea che alterna diverse specie arboree e piante aromatiche tipiche della zona.
Ogni ambiente ha il suo affaccio sul giardino, frutto di un accurato progetto di landscape firmato da Viviana Haddad. Gli infissi sono in acciaio corten, il pavimento esterno è stato realizzato con antico ciottolato di recupero.
Quella che oggi è Casa Due Palme, un tempo era una costruzione rurale, destinata ad attività agricole. A raccontarlo è l’architetta Viviana Haddad, autrice del progetto di conversione in residenza estiva. Da una parte c’era l’alloggio del massaro – spiega – e dall’altra le stalle. La costruzione conservava ancora molte delle sue tracce originarie: gli intonaci antichi, i soffitti in canne e gesso, la banchina esterna in ciottoli consumata dal tempo. Elementi fragili e preziosi che sono diventati il punto di partenza di un accurato intervento di restauro conservativo. La parola chiave è stata recupero: della materia, ma anche dell’anima del luogo. È stato tutelato e preservato tutto il possibile.
Tavolo anni ‘60 con sedie e lampada vintage, a parete opera di Emanuele Giuffrida, la ceramica gialla è di Ottavia Ciaceri, la pigna verde e azzurra è di Gaspare Patti.
Libreria anni ‘60 e poltrona vintage con tessuto Dedar, le ceramiche sono di Ottavia Ciaceri.
Le pareti hanno mantenuto le loro imperfezioni, i pavimenti sembrano nascere dalla stessa sostanza calcarea degli intonaci. Le vecchie porte, le lampade, i pezzi di mobilio recuperati, le ceramiche e gli oggetti provenienti dal territorio raccontano una Sicilia d’altri tempi: quotidiana, rurale, sedimentata nei dettagli. C’è anche l’arte della contaminazione, che accosta all’universo vintage arredi tailor made. Come i divani, ispirati alle linee degli anni ’50 e ’60, caratterizzati da un telaio in ferro e da una tessitura di cinghie di cuoio. O il tavolo in marmo, con piano ovale disegnato su misura e base retrò. O ancora la testata del letto, realizzata utilizzando delle vecchie tavole in legno, montate su un telaio in ferro. Anche la cucina, con i piani rivestiti in cementine è stata progettata da Viviana Haddad. All’esterno, un sistema di spazi connessi con l’interno amplifica la relazione con il territorio. Lo spiazzo all’aperto, restaurato e integrato con pietre reperite in loco, è stato trasformato in una grande soglia abitabile. Intorno, un attento progetto di landscape ha restituito una seconda vita alla campagna circostante, instaurando una naturale continuità tra il costruito e l'orizzonte.
Divani realizzati su disegno di Viviana Haddad con struttura in ferro crudo e cinghie in pelle naturale, imbottito e cuscini con tessuti Dedar, tavolino di Disé, vasi in ceramica di Annalisa Valoroso, opere a parete di Rossana Taormina.
Tutti i pavimenti della casa sono stati realizzati con terre naturali, calci lisciate e trattamenti a base di cere naturali, i muri hanno tutti finiture con tonachine naturali a base di grassello di calce locale e ossidi.
La sensazione è quella di una casa che respira insieme al paesaggio. Anche l’impianto distributivo è rimasto fedele alle sue origini. Gli ambienti si susseguono in fila, uno dietro l’altro. Ognuno di loro ha il proprio affaccio sulla campagna. Ognuno di loro inquadra un pezzo diverso di panorama. Come i fotogrammi di una pellicola. “Ho immaginato la casa - spiega la progettista - come una sorta di vascello, di nave che attraversa il paesaggio, con la sua forma allungata e le sue stanze passanti”. È il frutto della sua visione poetica, anche un po' onirica, che nasce dalla totale integrazione con il contesto e dall’adesione alle teorie del “restauro timido”: intervenire con poco, privilegiare il dubbio, ascoltare e rispettare i luoghi. Dopo anni di silenzio, la masseria ha ritrovato la sua voce.
Articolo uscito sul numero di Marie Claire Maison di settembre 2026
Scultura a pavimento di Gaspare Patti, divano Suzanne di Knoll disegnato da Kazuhide Takahama nel 1968, quadro di Federica Gisana e lampada vintage anni ‘60.
Testiera tradizionale siciliana di recupero, tavolini in ferro di Antonio Sciortino.
Il rivestimento della doccia è realizzato con cementine di recupero locali.
Scrittoio siciliano tradizionale di recupero, lampada e specchio vintage anni ‘50.
Testiera realizzata con struttura in ferro crudo e inserto imbottito con tessuto Dedar, a parete opera di Stefania Orrù.
Cucina realizzata su disegno di Viviana Haddad con ante in ferro crudo e piano in cementine di recupero, tavolo e sedie di Fritz Hansen, design Vico Magistretti.
Elicriso, timo, gaura, santolina e rosmarini selvatici, oltre a diversi tipi di graminacee, creano composizioni vegetali che si alternano ad ogni stagione.
La piscina si misura con i materiali locali, instaurando una naturale continuità tra il costruito e l’orizzonte.
GRAND TOUR MEDITERRANEO L’Associazione La Sicilia di Ulisse offre una mappa dell’isola, sintesi di qualità, memoria e incontri, invitando i viaggiatori a scoprirne lentamente l’essenza. Un racconto che è cresciuto dal 2002, attraverso nuove tappe di un viaggio tra sapori, paesaggi, cultura e ospitalità. Riunisce le eccellenze siciliane dell’enogastronomia, dell’accoglienza e della viticoltura, e oggi il circuito si arricchisce degli indirizzi delle trattorie, riconoscendo il valore di quei luoghi familiari dove ricette, gesti e tradizioni si tramandanoin famiglia. Dalle grandi cucine alle piccole osterie nel territorio ragusano, spiccano la Antica Dolceria Bonajuto a Modica; la Locanda Don Serafino / Ristorante e Albergo a Ragusa Ibla (RG) e il ristorante Radici di Modica (RG). Da consultare prima di un viaggio. lasiciliadiulisse.it