La chiamano sindrome del nido vuoto e Anna Foglietta la sceglie come soggetto del primo film da regista. “Una storia”, in sala dal 24 settembre, ha debuttato nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia mostrando un nuovo lato dell’attrice e attivista. I protagonisti, Erika e Mauro, interpretati da Alba Rohrwacher e Guido Caprino, sono una coppia stabile di provincia, almeno così sembra: quando la figlia va via di casa per frequentare l’università tra i due si crea una rottura, come se quel silenzio tra le mura domestiche avesse risucchiato la complicità di un tempo.
Del risultato lei va molto fiera: «Mi fa dire, forse per la prima volta in vita mia, davvero brava». E aggiunge: «Sono contenta davvero di me». D’altronde l’obiettivo le è stato chiaro fin dall’inizio: «C’era un bisogno proprio artistico di imprimere con il mio sguardo un segno». Con questo racconto ha mostrato la sua dimensione umana, femminista, impegnata nel sociale. Non manca, infatti, lo sguardo sulla realtà odierna: «Oggi se noi non vogliamo pensare a quelle che sono le nostre tribolazioni scrolliamo il telefono. Quando penso che in questo momento storico in particolar modo – parole sue – dovremmo spogliarci di tutto, rallentare, guardarci davvero dentro».
Anna Foglietta, d’altronde, non teme di farsi domande scomode come «Cosa desideriamo? Cosa sogniamo?» né ha paura di tendere la mano per realizzare gli obiettivi prefissati. Il che ha una valenza più ampia: «Nella lotta c’è il senso del nostro essere agenti politici». In quest’accezione rientrano anche le pressioni sociali che subiscono le donne: «Siamo state nutrite e alimentate – ha dichiarato all’agenzia Adnkronos – di Madonne con il Bambinello in braccio, come se il nostro destino si potesse compiere soltanto con una maternità. Basta, tutto ciò deve essere superato». E agli uomini chiede impegno perché si realizzi davvero «l’immaginario paritario». L’augurio nasce anche dalla contestazione sulla presenza di una sola regista donna in concorso al festival per il Leone d’oro, la danese-egiziona May el-Toukhy con “Woman Unknown” (lo scorso anno erano in tre).
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