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Antonio Raimondo, chi è il bomber del Frosinone: si ispira a Malen, l'idolo è Cavani (e spera nella chiamata di Mancini)


Ci sono pomeriggi in cui il calcio smette di essere soltanto tattica e numeri per trasformarsi in pura emozione. Succede quando il destino sceglie un palcoscenico unico per far sbocciare una nuova stella. Firenze, lo stadio Artemio Franchi vestito a festa per il centenario della società viola: un’atmosfera carica di storia, orgoglio e passione. Eppure, a prendersi la scena in una giornata che doveva essere memorabile solo per la Fiorentina, è un ragazzo classe 2004 con la maglia del Frosinone. Il suo nome è Antonio Raimondo. Una doppietta clamorosa, spietata e bellissima, che regala ai ciociari un’impresa da copertina e segna il battesimo del fuoco di questo giovane attaccante nel massimo campionato.

Chi è Antonio Raimondo

Quella di Raimondo non è la storia di un predestinato al quale tutto è stato regalato fin dal primo momento. È piuttosto il racconto travolgente di chi ha saputo stringere i denti e fare della perseveranza il proprio marchio di fabbrica. Cresciuto tra l’Azzurra Ravenna e il settore giovanile del Cesena, deve fare i conti giovanissimo con il fallimento del club romagnolo nel 2018. Il passaggio al Bologna rappresenta la svolta, ma l’inizio sotto le due torri è in salita: la lontananza da casa pesa sul cuore, gioca pochissimo e chiude la prima stagione con l’Under 15 senza neppure una rete. Un altro si sarebbe scoraggiato, lui no. Raimondo risponde con il lavoro quotidiano: l’anno dopo ne segna 13 in 17 gare con l’Under 16, scalando rapidamente le gerarchie fino a stregare Sinisa Mihajlovic, che a soli 17 anni lo lancia con coraggio nella mischia della Serie A.

Poi inizia il classico pellegrinaggio del talento per farsi le ossa: i nove sigilli con la Ternana in Serie B, le parentesi opache con Venezia e Salernitana, la polvere da masticare prima della luce.

La svolta a Frosinone

La svolta decisiva arriva a Frosinone, grazie alla fiducia sconfinata del tecnico Massimiliano Alvini e del direttore sportivo Guido Angelozzi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 11 reti, un assist, la promozione conquistata da protagonista e lo scettro di più giovane calciatore a raggiungere la doppia cifra nel campionato cadetto. Il Bologna comprende la gemma che ha tra le mani, lo blinda con un contratto fino al 2028 e gli rinnova il prestito in terra ciociara per consacrarsi. Alto 185 centimetri, un mancino velenoso e un’interpretazione moderna del ruolo: Raimondo non è una statica punta d’area, ma un centravanti dinamico che ama sbranare la profondità. Ha studiato da Arnautovic a Malen, portando nel cuore una passione speciale per Edinson Cavani, sbocciata grazie alle radici cilentane trasmesse da papà Pietro, punto di riferimento costante nel suo cammino. Da bambino annotava ogni singolo pallone spinto in rete su un taccuino. Oggi ha perso il conto, ma i due gol del Franchi li ricorderà per sempre. La favola di Antonio Raimondo è la dimostrazione vivente che i giovani italiani interessanti ci sono e vanno fatti giocare con coraggio. E Roberto Mancini può senz’altro pensare anche a lui per il futuro della nostra Nazionale.

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