TREVISO - Gli anziani vengono lasciati al caldo all’interno della casa di riposo. E ora sono scattati gli esposti in procura e le segnalazioni alle forze dell’ordine. Dopo le prime proteste, i familiari si sono portati dietro il termometro. E quest’ultimo è arrivato a registrare una temperatura di 33 gradi nelle camere di una Rsa dell’hinterland di Treviso. Ma non è tutto. Nonostante questo, alcuni parenti hanno anche trovato i propri cari con addosso magliette intime di lana, o felpate, a manica lunga. Sempre stando alle testimonianze delle famiglie, la struttura ha provato a mitigare la situazione usando dei ventilatori mobili. Fatto sta che non è bastato. Anzi, l’aria diretta sulle persone ha portato più problemi che benefici. E nell’ultimo periodo non sono mancati dei ricoveri in ospedale per disidratazione.
Ci sono tutti questi aspetti nell’esposto contro il centro servizi per anziani presentato dalle famiglie in procura. E a questi si sono aggiunte altre segnalazioni fatte direttamente ai carabinieri. «Qui stiamo parlando di maltrattamenti nei confronti degli anziani - scandisce la figlia di un’ospite - i problemi sono iniziati alla fine di maggio. Nelle stanze c’erano tra i 31,8 e i 32 gradi. Sopra al letto, poi, si è arrivati anche a 33. All’inizio il gestore ci aveva risposto che c’era un problema con l’impianto dell’aria condizionata, che non partiva. Ma poi la situazione ha continuato a peggiorare. E adesso è diventata davvero insostenibile». «È difficile anche solo accedere all’area riservata al caffè - aggiunge - i vetri scaldano e fanno salire la temperatura a livelli infernali. Sono state tirate delle tende per creare una sorta di barriera. Ma le condizioni sono oltre il limite».
Tra maggio e giugno all’interno della struttura in questione c’è stato anche un sopralluogo da parte del Nas. Il problema delle temperature record nella casa di riposo, poi, è stato segnalato all’unità Cure primarie dell’Usl della Marca. Così come all’assessore comunale al sociale. Di seguito, però, le famiglie non hanno visto i cambiamenti che si attendevano nella struttura. Da qui la decisione di rivolgersi a un avvocato per procedere con l’esposto formale. «In più, sono già otto le famiglie che hanno depositato delle loro memorie - rivela una delle parenti - quel che è certo è che non si può andare avanti così».
Oltre ai casi più eclatanti, poi, in questo periodo non mancano difficoltà simili anche in altre zone della Marca. Nella casa di riposo di Follina sono stati posizionati dei condizionatori mobili per ridurre le temperature all’interno della struttura. «Si cerca di gestire la situazione in questo modo - rivela la figlia di un’anziana - ma con il caldo di questi giorni purtroppo nemmeno i Pinguini sono più sufficienti». La speranza è che si possa procedere al più presto con l’installazione di un impianto per l’aria condizionata.
Il gran caldo mette inevitabilmente a dura prova innanzitutto le persone anziane, già fragili e debilitate a causa delle varie patologie con le quali sono costrette a convivere. Non si parla più di casi isolati. Al contrario, è una condizione con la quale tutti oggi sono chiamati a confrontarsi. Non a caso anche Enea, l’ex Israa, l’istituto delle case di riposo di Treviso, ha appena dato il via libera urgente all’installazione di una pellicola protettiva sulle vetrate della Ract, il complesso delle Residenze per Anziani nel quartiere di Santa Bona. «Al fine di migliorare le temperature interne nei locali maggiormente esposti all’irraggiamento del sole», hanno specificato dalla stessa Ipab nella nota che autorizza l’intervento. Il costo complessivo è di 60mila euro.
In tutto ciò, i pronto soccorso restano sempre in prima linea per i malori legati proprio al caldo record. L’altro ieri è stato ricoverato un 83enne di Preganziol che era uscito in giardino per lavorare nell’orto. Trasferito d’urgenza al Ca’ Foncello a bordo di un’ambulanza, è stato tenuto in osservazione breve intensiva. E nella stessa giornata altre due anziane di 83 e 87 anni sono state portate al pronto soccorso a causa di colpi di calore. Solo pochi giorni fa l’azienda sanitaria aveva diffuso gli ultimi dati sugli accessi nei pronto soccorso delle strutture ospedaliere trevigiane. Solo dal 17 giugno al 30 luglio se ne sono contati 438. E purtroppo l’ondata di caldo continua a non dare segni di tregua.
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