Ci sono tanti momenti in “Mare Fuori”, soprattutto nelle prime stagioni, in cui Pino 'o Pazzo smette di essere una macchietta e diventa una ferita aperta: occhi sbarrati, voce che si rompe, violenza che esplode senza preavviso e poi, subito dopo, il crollo, il pianto, la richiesta muta di essere fermato prima di farsi ancora del male. Chi ha scritto quel personaggio non poteva sapere quanto lo avrebbe reso profetico l'attore chiamato a interpretarlo. Artem Tkachuk, 26 anni da compiere lunedì, italo-ucraino cresciuto ad Afragola, è stato condannato a un anno di reclusione per il danneggiamento aggravato di quattro automobili parcheggiate a Rho, nella notte tra il 20 e il 21 maggio.
La sentenza, emessa con rito abbreviato dalla giudice delle direttissime Amelia Manago, ha colpito con la stessa pena anche i tre amici che quella notte erano con lui, di 18, 22 e 24 anni. La pena resterà sospesa e non comparirà nel casellario giudiziale soltanto se, entro sei mesi, gli imputati risarciranno i proprietari delle vetture.
Condannato l'attore di “Mare Fuori” Artem Tkachuk: danneggiò auto in sosta
Non è la prima volta che la biografia di Tkachuk sembra scritta dalla stessa mano che ha dato vita a Pino. Quella notte, quando le Volanti del commissariato di Rho sono arrivate in via Molino Prepositurale, richiamate dalla telefonata al 112 di una residente svegliata dal fracasso, l'attore non si è calmato alla vista delle divise: si è scagliato contro gli agenti, gridando «vi meno» e «ora vi prendo e vi sfondo», frasi che gli sono valse una denuncia separata per minacce a pubblico ufficiale. Agli atti dell'arresto risulta anche un'altra uscita, «con i miei soldi vi compro tutti» che un po’ rende l’idea dello stato in cui si trovava Artem. L'arresto fu convalidato ma senza misure cautelari: nemmeno l'obbligo di firma richiesto dal pubblico ministero.
È lo stesso schema che si ripete da anni nella vita reale di un ragazzo che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso la sofferenza esibita del suo personaggio più famoso. A settembre, mesi prima dei fatti di Rho, i carabinieri erano dovuti intervenire al pronto soccorso dell'ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli, dove Tkachuk, in stato di forte agitazione, aveva spintonato il personale sanitario, danneggiato un macchinario per la ventilazione polmonare e una porta, prima di tentare la fuga. Ne era seguito un Tso di 13 giorni. Come se il confine tra il ruolo recitato e chi lo interpreta si fosse fatto, negli anni, sempre più sottile.
Tkachuk ha affidato ieri a Instagram un suo lungo sfogo, in cui parla di traumi accumulati fin da bambino, di ipocrisie e sciacalli ma anche di un Paese in balìa delle menzogne. Come quella del suo coinvolgimento: «Quella notte come dichiarato anche davanti al giudice ho fatto 200 metri per comprare le sigarette e mi sono trovato in un blitz con accuse che c'erano macchine rotte». Eppure nei suoi post online mette il carico da novanta che potrebbe procurargli nuovi guai giudiziari, attaccando con veemenza i poliziotti e ribadendo: «Questo è il prezzo di chi sta sotto ai riflettori».
Un'infanzia trascorsa dai nonni paterni in un villaggio ucraino, l'arrivo in Italia a sei anni, il trasferimento ad Afragola, il cambio di più scuole elementari perché nessuna voleva «prendersi la responsabilità» di un bambino definito violento: frammenti biografici resi pubblici dallo stesso attore, che oggi compongono il ritratto di un percorso segnato fin dall'inizio da instabilità e difficoltà a integrarsi. Da quella periferia napoletana, però, è arrivato anche il successo: il provino mancato per “Gomorra”, la parte in “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi, e infine Pino 'o Pazzo, il ruolo che lo ha reso un volto noto in Italia e lo ha portato a “Pechino Express” e “Celebrity Chef” insieme al collega di set Antonio Orefice.
Un'ascesa rapida quanto la parabola discendente raccontata dalle cronache giudiziarie recenti, in un cortocircuito tra finzione e realtà che il pubblico fatica a distinguere. Resta da capire se basterà a fermare una spirale che, tra palcoscenico e tribunale, non ha ancora trovato un punto di arresto. E quanto del personaggio resterà appiccicato addosso alla persona.