Redazione 14 agosto 2026 18:51
L’artigianato siciliano continua a rappresentare un pilastro fondamentale del tessuto produttivo regionale, ma il suo peso relativo mostra segnali di contrazione significativa, in linea con il trend nazionale. È quanto emerge dalle elaborazioni dell’Area studi e ricerche Cna su dati Istat, relative all’incidenza delle imprese artigiane, degli addetti e alle variazioni dell’ultimo decennio.
A livello nazionale, la quota di imprese artigiane sul totale delle imprese attive si attesta al 21,5%, mentre la percentuale di addetti scende al 13,4%. Nello stesso periodo, l’incidenza delle imprese artigiane ha registrato una perdita di -3,9 punti percentuali e quella degli addetti di -3,5 punti. In Sicilia, i valori provinciali mostrano un panorama variegato, con alcune realtà che si collocano ben al di sopra della media italiana e altre che invece vi si avvicinano o la superano solo di poco, confermando la storica vocazione manifatturiera e artigianale dell’Isola, ma anche le difficoltà strutturali che attraversano il settore.
La provincia con la maggiore incidenza di imprese artigiane in Sicilia è Enna, con il 26,6%, ben oltre la media nazionale. Seguono Ragusa (22,3%), Messina (21,3%) e Trapani (20,2%). Più distanziate Agrigento (19,9%), Siracusa (18,6%), Caltanissetta (18,3%) e Catania (18,0%). Chiude Palermo con il 16%, valore inferiore alla media italiana, segno di una struttura economica più orientata ai servizi e alle attività terziarie.
Per quanto riguarda l’occupazione, il primato regionale spetta ancora a Enna, che con il 22,5% di addetti in imprese artigiane supera ampiamente il dato nazionale (13,4%). A seguire Trapani (19,8%), Messina (19,4%), Ragusa (18,2%) e Agrigento (17,4%). Chiudono Siracusa (14,9%), Catania (13,9%), Caltanissetta (13,6%) e Palermo (13,1%), che conferma una minore incidenza del comparto artigiano in termini occupazionali.
Il ridimensionamento del peso dell’artigianato è un fenomeno diffuso in tutta Italia e la Sicilia non fa eccezione. Le perdite più contenute si registrano a Palermo (-3,3%) e Agrigento (-3,5%), mentre i cali più marcati riguardano Enna (-5,7%), Ragusa (-5,0%) e Trapani (-4,3%). Intermedie le flessioni di Siracusa (-3,6%), Catania (-3,7%), Messina (-4,1%) e Caltanissetta (-4,2%).

Questi dati confermano che, nonostante l’artigianato resti un settore centrale per l’economia siciliana, specialmente nelle province interne e a vocazione manifatturiera, il suo peso complessivo è in calo, vittima di fattori quali il blocco del ricambio generazionale, la difficoltà nel reperire manodopera qualificata, la burocrazia e la concorrenza dei grandi canali distributivi.
“I dati fotografano una realtà che conosciamo bene - dichiara Filippo Scivoli, presidente del Cna Sicilia - l’artigianato siciliano è ancora un motore fondamentale per l’occupazione e l’identità produttiva dei nostri territori, come dimostrano i valori di Enna, Ragusa e Trapani, che superano la media nazionale. Ma il calo costante dell’ultimo decennio è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Serve una svolta: investire sulla formazione, sul ricambio generazionale e sulla semplificazione burocratica per permettere ai nostri artigiani di competere e innovare. Senza queste misure, rischiamo di perdere un patrimonio di competenze e saperi unico al mondo”.
“Il dato che più ci preoccupa - conclude Piero Giglione, segretario Cna Sicilia - è la difficoltà del settore nel trattenere e attrarre giovani e addetti qualificati. La media nazionale degli occupati nell’artigianato è al 13,4%, e molte province siciliane si attestano su valori simili o inferiori. Questo significa che il nostro artigianato, pur essendo numericamente rilevante, sta perdendo spessore occupazionale e capacità di rinnovamento. Dobbiamo invertire la rotta, sostenendo le imprese artigiane nella transizione digitale e green, e rendendo più attrattivo il lavoro manuale e di bottega. L’artigianato non è un retaggio del passato, ma il futuro del Made in Italy, e la Sicilia ha tutte le carte in regola per essere protagonista”.