Facce sorridenti da ultimo giorno di scuola quelle dello staff di Tennis Canada durante l’ultimo giorno del National Bank Open di Montreal. Nonostante i pesanti forfait della viglia (Alcaraz, Sinner e Djokovic), i ritiri dell’ultimo minuto (Auger-Aliassime) e le sconfitte premature delle teste di serie (Zverev, Medvedev, Fritz), il torneo è riuscito a mantenere la sua fama di evento dal grande pubblico e soprattutto è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi economici, fondamentali per poter finanziare le attività di Tennis Canada.
Sono stati 309.492 gli spettatori che hanno varcato i cancelli dell’impianto di Parc Jarry durante i 12 giorni di competizione. Ci sono state sei sessioni con il tutto esaurito sul Centrale e cinque sul Rogers Court (lo scorso anno nel torneo femminile erano state tre), con una media di spettatori superiore ai 24.000 al giorno. E questo risultato è stato ottenuto con una sessione (quella serale della prima domenica) annullata per il maltempo, e quindi che non è stata inclusa nel totale. Senza quella cancellazione si sarebbero potuti tranquillamente superare i 320mila spettatori.
“Continuo a essere molto riconoscente e ad ammirare la forza del nostro pubblico – ha detto la direttrice del torneo di Montreal, Valerie Tetreault – Non passa inosservata: ce lo ripetono ogni anno giocatori, giocatrici e circuiti. È diventata la firma del torneo di Montreal.”
A Toronto, per il torneo femminile, si è arrivati a 215.872 spettatori, con un quattro sessioni esaurite in totale.
Se all’inizio del torneo aveva tenuto banco la questione della rinuncia da parte di alcune delle stelle, una volta superati i primi turni l’attenzione si è ben presto spostata sui piani di Tennis Canada per l’ammodernamento dell’impianto di Parc Jarry, con un costo stimato in 400 milioni di dollari canadesi (circa 250 milioni di euro) che ha provocato immediatamente grandi polemiche nella comunità locale.
“Ripetiamo da tempo che lo status quo non è un’opzione: è proprio per questo che abbiamo avviato questo processo. Ogni passaggio è importante e si tratta di un percorso lungo. Le nostre intenzioni erano buone: abbiamo voluto essere trasparenti, pubblicando prima del torneo le conclusioni dello studio di fattibilità, prima di iniziare a lavorare concretamente sul progetto.”
Probabilmente memori di quello che è successo a Wimbledon, dove l’All England Club è ancora impantanato in una lunga battaglia legale con i quartieri di Merton e Wandsworth per l’espansione che dovrebbe coinvolgere Wimbledon Park principalmente per non aver coinvolto tutte le parti interessate, la Federazione canadese ha deciso di mettere le carte sul tavolo fin dall’inizio.
Durante gli ultimi giorni del torneo è arrivato a Montreal il CEO dell’ATP Eno Polo, che dopo aver visitato l’impianto ha incontrato la stampa locale per dare la versione ufficiale dell’ATP sullo status del torneo nell’ambito dei Masters 1000.
Polo ha confermato che non ci sono rischi per il torneo nell’immediato, ma ha avvertito che Tennis Canada deve modernizzare rapidamente il sito dello Stade IGA per allinearlo agli standard sempre più alti dell’ATP. Non si tratta solamente del Centre Court, ma anche maxischermi, infrastrutture circostanti, aree hospitality e suite per sponsor. “Il torneo di Madrid è quello che ottiene i profitti più elevati tra quelli dei Masters 1000 – ha spiegato Polo – ma credo che attragga meno spettatori di Montreal [non è tecnicamente vero, Madrid nel 2026 ha superato i 381.000 spettatori, ma si tratta di un torneo combined quindi non direttamente confrontabile n.d.r]. Puntano molto sulla clientela VIP, sull’hospitality per gli sponsor dove i margini sono enormi.”
Il parametro di Polo è la coerenza dell’esperienza fra tutti i Masters 1000: giocatori e ATP non vogliono una distanza eccessiva, sul piano delle strutture e dei servizi, tra Montreal e tornei come Roma. Il progetto di modernizzazione prospettato da Tennis Canada è quindi considerato come essenziale per recuperare terreno rispetto agli altri otto Masters 1000.
Quindi non si tratta solamente della questione del tetto retrattile, ma offrire una qualità adeguata a giocatori, spettatori, partner commerciali e sponsor, così che Montreal resti una tappa desiderabile in un calendario ATP molto competitive.
La “pagella” del National Bank Open di quest’anno ottenuta dai supervisori dell’ATP evidenzia come è molto migliorata la qualità del cibo e come l’ospitalità da parte dello staff spesso riesca a compensare le carenze nelle strutture.
Ciò che invece viene lamentato sono il numero insufficiente di campi nel sito, che deve essere integrato con campi in circoli esterni (soprattutto quelli indoor per i giorni di pioggia, dato che le strutture di Tennis Canada sono utilizzati per ristoranti, players lounge e palestre) e la capacità delle tribune per il terzo campo (il campo 5) che non è sufficiente per un torneo di questo livello. La qualità e la dimensione degli spogliatoi sono ancora tra le aree da migliorare, ma Tennis Canada ha già un piano per risolvere la questione.
Nel guardare avanti verso la prossima edizione del National Bank Open versione ATP a Montreal non si può fare a meno di tornare a parlare del problema-calendario per il 2028. Al momento sappiamo che Wimbledon finirà solamente tre giorni prima dell’inizio del torneo olimpico, e che Canada e Cincinnati per quell’anno dovrebbero tornare a disputarsi su una settimana.
“Da oltre un anno discutiamo con WTA e ATP del calendario dei tornei di Montréal e Toronto nel 2028 – spiega Tetreault – Per una volta il calendario non è negativo per noi, se lo confrontiamo con Parigi 2024: allora le Olimpiadi si disputarono immediatamente prima del nostro torneo, su una superficie diversa, lontano e con un grande fuso orario. Questa volta si giocheranno subito dopo Wimbledon e ci sarà comunque Washington tra le Olimpiadi e il nostro torneo.
Quando abbiamo adottato il nuovo formato di dodici giorni, era previsto che nell’anno olimpico il tabellone principale sarebbe tornato a un evento di sette giorni. Pensiamo però che nel 2028 possa esserci un modo per aggiungere uno o due giorni al tabellone principale. È parte del lavoro che stiamo facendo con i circuiti per finalizzare il calendario. Credo che entrambi i tour puntino a pubblicare il calendario 2028 entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo. Dobbiamo continuare a lavorare con loro per ottenere il maggior numero possibile di giorni, sapendo che l’anno olimpico è favorevole per noi.”
In questo puzzle dovrà essere inserito anche il nuovo Masters 1000 di Qiddiya City, che al momento non ha una data assegnata, ma soprattutto bisognerà capire come l’estate sarà disegnata. Se il torneo di Washington dovesse arrivare due settimane dopo Wimbledon, quindi immediatamente dopo la fine del torneo olimpico, Montreal si ritroverebbe sì con un torneo più corto (anche se proverà a “rubare” qualche giorno di weekend in più), ma con un bel buffer tra sé stesso e le Olimpiadi e comunque a due settimane di distanza dallo US Open.
L’ottimismo di Tetreault può magari sembrare eccessivo, ma non ha molta scelta se non giocare la mano con le carte che le vengono servite. E tutto sommato la situazione è sicuramente migliore di quanto non fosse nel 2024.
Rimane il fatto che Tennis Canada, il cui miglior prodotto è il torneo maschile a Montreal, si trova questo prodotto una volta sì e una volta no menomato dalle Olimpiadi. In base ai dati degli ultimi 20 anni, i numeri degli spettatori a Montreal sono in media del 34% superiori a quelli di Toronto, nonostante impianti sostanzialmente simili come capienza.
Prima del COVID, gli anni pari ospitavano gli uomini a Toronto e le donne a Montreal, quindi il prodotto più forte nel mercato più debole e viceversa, contribuendo a mitigare l’effetto olimpico. Poi, dal 2021 in poi, dopo la cancellazione del torneo del 2020, l’alternanza è cambiata, e questo porterà ad avere durante gli anni olimpici il prodotto più debole (la WTA) nel mercato più debole (Toronto).
Ma a Tennis Canada sembra andare bene così. “Non ci sono discussioni su un eventuale raddoppio o inversione dell’ordine – ha confermato Tetreault – Il piano è continuare con l’alternanza attuale. Personalmente, sono felice di accogliere le donne l’anno prossimo, nel primo anno con montepremi paritario: sarà una tappa molto importante per il nostro torneo.”
Forse perché a Toronto probabilmente ci sono più soldi per le suite e l’hospitality. Come già detto da Polo, i profitti di un torneo non sono necessariamente dipendenti da quanti ground da €30 o biglietti del centrale a €150 vengono venduti, ma a spostare l’ago della bilancia sono i “megabucks” delle suite e dell’ospitalità.