caso report
11 agosto 2026 alle 00:39
L’ipotesi: voleva lanciare il giornalista in politica e guadagnare per sé un postoRoma. Passerà il Ferragosto in carcere Valter Lavitola, ritenuto dai pm di Roma il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, l’ordigno rudimentale piazzato da una banda di quattro persone il 16 ottobre scorso a Pomezia, centro alle porte di Roma dove vive il conduttore di Report, che ha semidistrutto le sue auto. Sono stati gli uomini del nucleo Investigativo dei carabinieri ad eseguire, lunedì mattina, la misura cautelare in carcere nei confronti dell’ex giornalista ed editore, accusato dai pm della Dda di aver pianificato il blitz grazie all’aiuto del suo factotum, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, nei confronti del quale è stato spiccato un mandato di arresto. L’uomo è attualmente ricercato e si troverebbe in Africa: sarebbe lui l’intermediario con la banda irpina. Nei confronti di Lavitola e del suo braccio destro, così come per la banda che ha materialmente piazzato l’ordigno composto da gelatina per cava, è contestata l’aggravante del metodo mafioso.
Il movente
Secondo i magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, il movente dell’attentato va ricercato nell’«ambizioso progetto» di Lavitola di lanciare Ranucci in politica. E, di conseguenza, di ritagliare per sé un ruolo di primissimo piano. Una motivazione di cui lo stesso indagato ha parlato agli investigatori durante la perquisizione del 4 luglio, respingendo però ogni accusa. Nell’ordinanza, il giudice scrive che il blitz è stato «commissionato» dall’imprenditore «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico». «È indubbio che – dice il Gip nelle 200 pagine di provvedimento – nell’ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio, un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista».
All’oscuro
Inoltre, nulla doveva sapere Ranucci, che infatti era all’oscuro. Su questo punto il giudice aggiunge che le «risultanze acquisite inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest’ultimo e, dall’altro, del profondo legame tra i due ». «È certo – aggiunge –, perché emerso in plurime intercettazioni, che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa e ad alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile». Per il gip siamo in presenza di un soggetto con una spiccata «capacità criminale». Lavitola è «spregiudicato» e può contare su conoscenze in molti Paesi. Per il legale di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita, «l’arresto conferma la gravità e la complessità dell’attentato di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione».
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