E' stata ricevuta al ministero
della Giustizia una rappresentanza dei giudici ausiliari di
Corte d'appello, "rimasti un contenutissimo gruppo (meno di 200)
di servitori dello Stato che hanno lavorato silenti e discreti
in tutte le Corti d'Italia per quasi 11 anni, anche molto
distanti dalla residenza, con la sola indennità lorda di 200
euro a sentenza pubblicata, senza contributi né altra tutela,
svolgendo ogni altra attività connessa: trasferta obbligata
dalla residenza alla Corte, partecipazione alle udienze ed alle
camere di consiglio, sostituzione in udienza dei Consiglieri nel
caso di incompatibilità o assenza, redazione di ogni altro
necessario provvedimento".
"Come risulta dalle statistiche ministeriali ultime (luglio
2026) riferite a tutto il 2025, essi nei quasi undici anni di
servizio hanno contribuito a dimezzare l'arretrato. Questi
giudici onorari devono cessare dal servizio entro il 31 ottobre
2026, ma nel corso degli anni hanno avanzato numerose istanze
per la loro conferma in servizio e per un ordinamento", ricorda
una nota degli ausiliari.
L'incontro c'è stato dopo il presidio a Roma del 30 settembre
e con Federico Carrai, capo della segreteria del sottosegretario
Alberto Balboni, "è stata avviata un'ampia disamina della
problematica anche grazie alla profonda conoscenza e alla
disponibilità all'ascolto ed al dialogo".
Carrai "ha manifestato la priorità, ipotizzata in ambito
governativo, vale a dire una nuova maxi riforma dell'intera
magistratura onoraria, nella quale si includerebbero anche i
giudici ausiliari di Corte d'Appello" e ha "comunque assicurato
una proroga (soluzione ponte) per i giudici ausiliari" al fine
"di evitarne la decadenza al 31 ottobre, probabilmente non più
presso le Corti d'Appello". I giudici ausiliari hanno insistito
nella richiesta di stabilizzazione come i colleghi posti in
ruolo ad esaurimento, con proroga funzionale ad indire e
completare, sul piano amministrativo, la procedura di
conferma/stabilizzazione prevista dalla legge.
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