Si trovava sul sedile lato passeggero di una Lancia Delta S4 – la leggendaria auto da corsa del gruppo B, oggi pensata solo per l’esposizione – quando il guidatore ha improvvisamente perso il controllo del mezzo. La macchina è finita fuori strada, in via Dolo a Stra, e il trentacinquenne Mirco Celin, ha perso la vita sul colpo. Il guidatore, F.C., rimasto per diversi minuti dentro all’auto in attesa dei soccorsi, è stato portato d’urgenza all’ospedale di Dolo. L’uomo non è in pericolo di vita.
Il fatto è successo poco dopo le 18. «Abbiamo sentito prima il rumore di una frenata folle, poi un boato devastante – spiegano alcuni testimoni, tra residenti e commercianti che lavorano nella lunga via Dolo – Eravamo dentro a casa, il rumore è stato fortissimo. Siamo usciti e c’era la macchina da rally completamente ribaltata, accartocciata su se stessa. Abbiamo capito subito che c’era una persona che aveva perso la vita – continuano i testimoni – Le persone hanno cominciato ad avvicinarsi per cercare di capire quanti uomini vi fossero all’interno dell’abitacolo, si abbassavano per capire se fossero vivi. Uno era vivo e uno era morto, purtroppo. I soccorsi sono stati chiamati subito e nel giro di qualche minuto sono arrivate due ambulanze, i carabinieri, i vigili del fuoco – continuano i testimoni – La persona deceduta è stata portata fuori dalla macchina. Il giovane che era ancora vivo era quello alla guida. Quando l’hanno caricato, siamo rientrati tutti».
Di fare chiarezza su quanto sia avvenuto in pochi istanti se ne stanno occupando i militari dell’Arma della compagnia di Dolo. Le indagini sono in corso per capire per quali motivazioni il giovane che era alla guida abbia improvvisamente perso il controllo del volante. La macchina, infatti, non ha incontrato ostacoli. Lungo la strada in quel momento non viaggiavano altri mezzi: la Lancia Delta a bordo della quale si trovava il trentacinquenne Mirco Celin è andata a scontrarsi contro il bordo della strada del tutto autonomamente. Pochi metri prima del luogo dello schianto, completamente intatto, c’è un autovelox. Non è escluso che il giovane al volante possa essersi accorto all’ultimo della presenza del rilevatore di velocità. Cercando di frenare potrebbe aver perso il controllo della macchina. Un’ipotesi che è ancora del tutto da verificare.
Alla guida della macchina c’era F.C., il figlio del proprietario della Lancia. L’auto però non avrebbe mai dovuto correre in strada. Alla prestigiosa macchina da rally – dal grande valore storico ed economico – era vietato scendere in strada da molti anni. Il modello era solo per esposizione.
«Sapevamo che prima o poi ci sarebbe scappato il morto in questa via – spiegano dalla trattoria Caronte, in via Dolo – In questa strada si corre, si sfreccia, è pericolosissima. Abbiamo un gruppo di vicinato e ci siamo confrontati su quanto è successo. Sono anni che ribadiamo il concetto. Questa è una strada stretta, l’autovelox non è funzionante, è solo un deterrente. Subito dopo l’incidente cinque macchine hanno superato i nova all’ora, e il limite sarebbe di cinquanta. Abbiamo avuto vari incontri per parlare del tratto, volevamo renderla a senso unico per allargare la carreggiata. Tutto andato in dimenticatoio».
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