Il trattato firmato 80 anni fa da Alcide De Gasperi e Karl Gruber rappresenta il fondamento giuridico internazionale da cui è nata lo speciale status della Regione. Il presidente della Repubblica da Merano ha ricordato come l'Accordo di Parigi non sia "un banale compromesso, bensì un modello che tuttora viene invocato in Europa in situazioni di difficile composizione". "Ricordare oggi quella firma significa riconoscere il valore di una scelta che è divenuta un esempio di convivenza”, ha sottolineato Meloni
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Sono passati 80 anni da quel 5 settembre 1946 in cui l’italiano Alcide De Gasperi e l'austriaco Karl Gruber firmarono l’Accordo di Parigi che ha posto le basi per l'autonomia del Trentino Alto Adige. Un trattato che, come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "fu il risultato di una lungimirante volontà di due statisti che, dinanzi all'immane tragedia del Secondo conflitto mondiale, seppero individuare una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell'Alto Adige/Südtirol. Ne emerse non un banale compromesso, bensì un modello che tuttora viene invocato in Europa in situazioni di difficile composizione". Mattarella, insieme al suo omologo austriaco Alexander Van der Bellen, è giunto questa mattina intorno alle 11 al Kursaal di Merano per la cerimonia. I due capi di Stato hanno anche ricevuto il Grand'ordine di merito della Provincia autonoma di Bolzano, la massima onorificenza locale.
Parlando di De Gasperi e Gruber, Sergio Mattarella nel suo discorso a Merano ha ricordato che "i due leader condividevano la convinzione che fosse indispensabile salvaguardare le minoranze di lingua tedesca e ladina presenti nella regione, tutelandone l'identità, garantendo la serena convivenza di ciascuna delle popolazioni che vivevano il territorio. Non fu una scelta facile: interveniva in ambiti territoriali oggetto di contesa durante la Prima guerra mondiale, regolati solo con il Trattato di Saint Germain del 1919 e oggetto successivamente di gravi politiche etniche forzate da parte del fascismo e del nazismo. Giunte persino alle opzioni del 1939, previste dagli accordi Mussolini-Hitler, che prevedevano la migrazione in Germania dei cittadini di cultura tedesca. La pretesa - ha spiegato il capo dello Stato - era quella di fare arbitrariamente coincidere confini geo-politici e confini etnici, condizionando i diritti dei cittadini presenti sui territori alla identità culturale di cui erano portatori". Con l'Accordo, ha proseguito Mattarella, "le due giovani Repubbliche - rinata con l'indipendenza quella austriaca e istituita dal referendum quella italiana - vollero" affermare un "principio ribadito nella Costituzione Italiana: non si è allogeni, stranieri, a casa propria". Ed è con questo spirito che per il presidente della Repubblica, "come già auspicava lo stesso De Gasperi, i confini, da storici ostacoli naturali o artificiali, sono divenuti punti di incontro tra terre e popoli desiderosi di vivere in armonia e prosperare assieme".
Sergio Mattarella si è poi rivolto direttamente al suo omologo austriaco: "Signor Presidente Van der Bellen, l'intesa tra Austria e Italia - consacrata poi nel Trattato di Pace - mentre manifestò il recupero di sovranità negoziale sul piano internazionale da parte di due potenze sconfitte, ha rappresentato una tappa d'importanza storica per la ricostruzione del rapporto di amicizia tra Austria e Italia nell'immediato dopoguerra, alla quale si è aggiunta, poi, la comune appartenenza all'Unione Europea, linfa vitale per le nostre relazioni. La cooperazione transfrontaliera costituisce un ulteriore elemento cardine tra i nostri due Paesi e un contributo rilevante al rafforzamento dell'Unione. Da entrambi i punti di vista, possiamo guardare con fiducia alla sempre più stretta collaborazione che si realizza tra i territori frontalieri nell'ambito dell'Euroregione Tirolo-Alto Adige/Südtirol-Trentino".
"Signore e Signori - ha concluso Mattarella - gli esempi di collaborazione ambiziosa e concreta, ottanta anni dopo la firma dell'Accordo di Parigi, riaffermano la validità del modello sviluppato in Alto Adige/Südtirol, la sua esemplarità a livello internazionale e il valore dell'autonomia per questi territori. Un patrimonio condiviso, prezioso per i nostri due Paesi e per l'Europa, da salvaguardare e promuovere con costanza e determinazione, come dimostrato dalla recente legge costituzionale con nuove norme sullo Statuto di autonomia. La Repubblica è riconoscente alle popolazioni di queste terre per il contributo che hanno dato e forniscono al progresso del nostro Paese e della comune vita europea".
"L'Alto Adige è una parte d'Europa che unisce e che non divide", ha detto sempre da Merano il presidente austriaco Alexander Van der Bellen. "La collaborazione tra Vienna e Roma non è stata sempre stata semplice, ma è diventata europea. Ora, 80 anni dopo la firma dell'accordo, gli altoatesini vivono in benessere e con una propria identità". Van der Bellen ha poi ringraziato il governo italiano per la recente riforma. La collaborazione tra Vienna e Roma, ha detto, "è amichevole e produttiva come mai". Il presidente austriaco ha sottolineato che "sono stati gli altoatesini a costruire nei decenni la pacifica convivenza scegliendo la via del buonsenso, ponendo quello che unisce sopra quello che divide". L'autonomia, ha ribadito, "non è semplicemente una pietra miliare locale, l'Alto Adige è simbolo dell'Europa unita. Chi mette in discussione le Organizzazioni internazionali dovrebbe studiare la storia altoatesina".
L'Accordo di Parigi “ha aperto una nuova stagione per un territorio fondamentale della nostra Nazione, cerniera tra Italia ed Europa, e per tre comunità linguistiche chiamate a costruire insieme il proprio futuro". Così, in occasione delle celebrazioni per l'autonomia del Trentino Alto Adige, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando ai quotidiani altoatesini Alto Adige e Dolomiten. Per la premier, la presenza di Mattarella a Merano “esprime la continuità delle istituzioni nel ricordare un impegno internazionale che l'Italia ha onorato e il cui spirito continuerà a onorare. A tutte le comunità linguistiche del Trentino-Alto Adige, italiana, tedesca e ladina, va il mio saluto più sincero in questo anniversario che appartiene a tutti loro".
Per Meloni "quell'intesa non fu un punto di arrivo, ma l'inizio di un cammino che l'Italia ha portato avanti con pazienza e determinazione, fino a fare dell'autonomia del Trentino-Alto Adige un modello riconosciuto in Europa". L’Accordo di Parigi garantisce parità di diritti e protezione dell'identità etnica, culturale ed economica della popolazione di lingua tedesca in Alto Adige e rappresenta il fondamento giuridico internazionale da cui è nata la speciale autonomia del Trentino-Alto Adige. Per questo, ha sottolineato Giorgia Meloni, “ricordare oggi quella firma significa riconoscere il valore di una scelta che è divenuta un esempio di convivenza”. Il governo italiano, ha proseguito la premier, “ha scelto di onorare questa eredità non solo con le parole, ma con i fatti: la riforma dello Statuto speciale, proposta dal Governo e approvata quest'anno dal Parlamento a larghissima maggioranza, ha messo in sicurezza le competenze delle Province autonome di Trento e Bolzano, restituendo a questo territorio la chiarezza istituzionale che merita. Lo abbiamo fatto in un quadro di piena unità nazionale, perché autonomia e coesione della Repubblica non sono mai state, e non devono mai essere, in contraddizione".
Giorgia Meloni ha poi ribadito il legame di amicizia tra Italia e Austria alla luce dell’impegno assunto 80 anni fa dall’allora ministro degli Affari esteri austriaco Gruber e dal presidente del Consiglio italiano De Gasperi. Una “tutela piena, effettiva e costituzionalmente garantita delle proprie comunità linguistiche” che oggi, ha dichiarato Meloni, “si rinnova in una collaborazione sempre più stretta, dalle grandi infrastrutture che uniscono i nostri popoli, come la Galleria di Base del Brennero, fino al comune impegno per un' Europa più forte e più vicina ai suoi cittadini".
Alle celebrazioni a Merano ha parlato anche il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher. "L’Accordo De Gasperi Gruber fu recepito, in un primo momento, con grande delusione perché fece tramontare la speranza di un ritorno (dell'Alto Adige, ndr.) all’Austria. Si trattò di un compromesso che non entusiasmò nessuno", ha ricordato. "Oggi - ha aggiunto il governatore che ha ripercorso le vari tappe che portarono all’autonomia odierna - siamo consapevoli che l’accordo fu invece la condizione per portare la questione altoatesina davanti alla Nazione Unite". Kompatscher ha poi illustrato la recente riforma dello Statuto d’autonomia, varata dal governo, e ha ringraziato "la premier Meloni, il ministro Calderoli e il Parlamento per aver tenuto la promessa". Ha definito l’autonomia un “efficace strumento di tutela e sviluppo di una minoranza" aggiungendo che "vogliamo essere aperti e gettare ponti, essere una piccola Europa in Europa. Questo successo non è caduto dal cielo ma è stato il risultato di tenaci trattative".