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Avellino, Giovanni De Feo: «Piantare nuovi alberi contro la crisi del caldo»


«Avellino ha in mano un grande strumento, il piano del verde. Per combattere il peggioramento climatico servono azioni sinergiche dai comportamenti di ognuno di noi a scelte amministrative forti». Così Giovanni De Feo, docente di Ecologia Industriale all'Università degli Studi di Salerno.

Il cambiamento climatico è già realtà, Avellino sta convivendo con temperature mai sfiorate prima. Cosa fare?

«Innanzitutto io eviterei il termine cambiamento, che solitamente si associa a qualcosa di positivo, e userei invece peggioramento climatico, se non disastro. Perché è di questo che stiamo parlando. È evidente che dobbiamo rivedere tutti i nostri comportamenti, perché tutto ha un impatto ambientale. L’incidenza delle azioni antropiche, lo dice la scienza, è la concausa principale dell’aumento della temperatura, o meglio dei gas serra che produciamo. Il peggioramento climatico rappresenta un danno alla nostra salute, agli ecosistemi, e uno sfruttamento insostenibile delle risorse».

Come può agire l’amministrazione comunale?

«Serve un’azione combinata. Bisogna continuare ad investire e a manutenere le aree green e Avellino, da questo punto di vista, ha uno strumento innovativo che è il piano del verde redatto dall’architetto Battista e dall’agronomo Petrillo. Uno straordinario punto di partenza che permette di conoscere ogni albero e pianificare strategicamente l’aumento delle piantumazioni. Ma bisogna programmare, contestualmente, un’azione di cura e manutenzione degli stessi. Sarebbe significativo partire da un gesto simbolico, un albero al posto di ognuno degli obbrobriosi pali della metropolitana leggera, chiaramente dove possibile. E poi c’è l’aspetto dei comportamenti urbani. Accanto alla cura del verde servono altre azioni, maggiori piste ciclabili, una vera e propria educazione al non utilizzo improprio dell’auto. Inoltre servono ancora maggiori controlli nelle aree verdi. Un esempio su tutti parco Di Nunno che è un vero polmone verde nel centro città, purtroppo diventato un luogo di degrado. Il motto deve essere: educazione ambientale per i più piccoli, controlli e sanzioni per i più grandi».

Comportamenti da cambiare anche tra le mura domestiche?

«Le nostre case diventano dei veri e propri forni che si surriscaldano e anche quando nelle ore notturne l’aria esterna diventa più fresca all’interno soffriamo. La soluzione non può essere un condizionatore in ogni abitazione perché significa usare più energia e contribuire al surriscaldamento. Meglio un ventilatore che dà la sensazione di un abbassamento di qualche grado muovendo l’aria interna ma consuma meno energia. E poi aprire le finestre di notte nella speranza, perdoni la provocazione, che in casa non ci entrino le polveri sottili dei fuochi d’artificio che sovente si sparano in città nelle ore notturne. Se noi attrezziamo i nostri edifici con cappotti termici, pannelli fotovoltaici, riduciamo il prelievo di energia elettrica dalla rete nazionale, a quel punto possiamo sostituire le vecchie caldaie con pompe di calore che funzionano sia per il riscaldamento che per il raffrescamento».

In un futuro prossimo è immaginabile una depavimentazione del centro urbano come accade in alcune città europee?

«Non solo è immaginabile, ma necessario. D’altronde l’ex sindaco Festa parlava di Avellino come la Barcellona del Sud Italia. Bene, prendiamo esempio da Barcellona che ha sperimentato la restituzione del suolo rubato alla natura. Abbiamo bisogno di nidi dove rifugiarci anche al centro. Se andiamo a piazza Libertà o a Corso Vittorio Emanuele nelle ore più calde diventa difficile attraversarle. Penso però che questa amministrazione abbia inquadrato il problema. Peraltro ho avuto modo di parlare più volte con l’assessora regionale all’ambiente, Claudia Pecoraro, e ho notato una grande disponibilità all’ascolto e attenzione al tema del peggioramento climatico. Ora bisogna mettere in moto la macchina amministrativa e istituzionale a tutti i livelli».