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Avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita in questura per tre volte in poche ore: «Ha consegnato due computer, saranno analizzati»


Gianni Di Vita, padre e marito di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne avvelenate a morte con la ricina a dicembre scorso a Pietracatella, è tornato in Questura a Campobasso per la terza volta in un giorno. L'ex sindaco del paese è arrivato negli uffici di via Tiberio alle 18.10 ed è andato via una ventina di minuti dopo: Di Vita, che non è indagato, scrive l'ANSA, ha consegnato due computer dai quali, stando a quanto si apprende, dovranno essere copiati tutti i dati.

Di Vita era tornato intorno alle 13 in Questura per consegnare spontaneamente un dispositivo elettronico ed era rimasto all'interno degli uffici di via Tiberio solo pochi minuti, dopo essere andato via appena mezz'ora prima dopo aver sottoscritto gli atti relativi alle perquisizioni svolte in mattinata a Campobasso e Pietracatella. Poi il ritorno nel tardo pomeriggio, per un nuovo interrogatorio.

Lui: «Sono serenissimo»

«Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare», aveva detto nel pomeriggio parlando con i giornalisti mentre usciva dalla questura di Campobasso. «La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni», le parole del suo avvocato Vittorino Facciolla dopo le attività svolte questa mattina dalla Squadra Mobile e dallo Sco a Campobasso e Pietracatella nell'ambito delle indagini.

Nel corso delle perquisizioni è stata sequestrata anche una borsa di Antonella Di Ielsi, la moglie dell'uomo, con dentro alcuni effetti personali. Gli agenti della squadra mobile hanno prelevato anche altro materiale o documenti ma su questo non si conoscono ancora dettagli. «Lo scopo - aggiunge il legale - è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice».

«Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli- conclude il legale -, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Cosi stiamo facendo e così continueremo a fare».


Ultimo aggiornamento: martedì 29 settembre 2026, 19:44

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