Nelle avvolgitrici bisogna valutare la portata della tavola, il diametro, l’altezza utile e la velocità di rotazione

Quanto vale il carico che oggi esce dal magazzino? Se ci pensiamo, parecchio: c’è dentro la merce, il lavoro di chi l’ha preparata, la fiducia del cliente che la sta aspettando. E una delle principali protezioni che accompagna il pallet durante il viaggio è un film spesso appena poche decine di micron. Sottile, ma chiamato a svolgere un compito decisivo nella stabilizzazione dell’unità di carico.
Ed è proprio questo il motivo per cui l’avvolgimento merita molta più attenzione di quanta gliene concediamo di solito. Ci sono aziende che investono in software gestionali, in scaffalature, in formazione, e poi affidano l’ultimo metro del processo al caso. Con le macchine giuste, invece, quel metro diventa il più affidabile di tutti: parliamo di avvolgitrici.
Un bancale, dal momento in cui sale sul camion, affronta un percorso di curve, frenate, dossi: ogni sollecitazione spinge la merce verso l’esterno, e a tenere insieme il tutto è la tensione del film. Quando quella tensione è quella giusta, il carico arriva compatto esattamente come è partito. È un principio semplice, ma cambia parecchio le sorti di una spedizione.
L’avvolgimento manuale ha un limite che non dipende da chi lo fa, e questo va detto chiaramente: girare attorno a un pallet (il gigante invisibile che viene usato per il 90% delle merci) chinandosi fino a terra e risalendo, per decine di volte al giorno, è un lavoro faticoso. Naturalmente la tensione varia un po’ da persona a persona e anche nell’arco della stessa giornata, e con la fretta di chiudere le spedizioni prima del ritiro nessuno può pretendere il millimetro.
C’è poi un aspetto di cui si parla meno, e riguarda il consumo. Quando avvolgiamo a mano tendiamo ad aggiungere qualche giro in più per stare tranquilli: un riflesso comprensibile, che però comporta una spesa che non si può quantificare per certo. La buona notizia? Su entrambi i fronti, oggi, la tecnologia ci viene incontro davvero.
Una macchina applica il film con la stessa identica tensione dal primo all’ultimo giro. Il numero di passate non cambia mai, la copertura arriva ovunque serva, compresa la base del pallet, che a mano è sempre la parte più scomoda da raggiungere.
Il vantaggio è ovvio: la ripetibilità. Sapere che ogni bancale in uscita ha la stessa fasciatura ci permette di standardizzare i controlli, di prevedere quanto materiale useremo e di rispondere con dati alla mano se un cliente ci segnala qualcosa. L’imballaggio smette di essere l’operazione svelta di fine giornata e diventa una fase del processo, con parametri suoi.
E chi sta in reparto? Posiziona il carico, avvia il ciclo e nel frattempo può dedicarsi ad altro.
Il funzionamento è tanto semplice quanto ingegnoso: il pallet viene posizionato su una piattaforma che ruota su se stessa, mentre un carrello sale e scende lungo l’altezza del carico, distribuendo il film in modo uniforme dal basso verso l’alto.
A garantire il risultato ci pensa il sistema di tensionamento, che mantiene il film sempre sotto controllo per tutta la durata del ciclo. I programmi preimpostabili, poi, sono una comodità che chi li usa non abbandona più: si richiama la configurazione adatta a quel tipo di pallet e via, senza rimettere mano ai parametri ogni volta.
Queste macchine danno il loro meglio con carichi regolari e stabili, ed è la ragione per cui sono le più diffuse nelle piccole e medie realtà, per l’equilibrio tra costi, prestazioni e flessibilità, e poi occupano poco spazio (basta un’area a fine linea, senza stravolgere il layout).
Su cosa ragionare? Sulla portata della tavola, che deve reggere il nostro pallet più pesante con un buon margine. Sul diametro, da rapportare ai formati che usiamo davvero. Sull’altezza utile, che va misurata sui carichi alti e non sulla media. E sulla velocità di rotazione, regolabile tramite inverter, perché un prodotto leggero e uno da due tonnellate hanno ritmi diversi.
Nel catalogo Effe3Ti, la Spinny S140 è la semiautomatica, rivolta a chi vuole dire addio all’avvolgimento a mano senza affrontare un progetto complesso. Disponibile in versione Plus, con freno meccanico, e Advanced, con freno elettromagnetico, copre esigenze piuttosto ampie: tutte le configurazioni per scegliere le avvolgitrici della serie Spinny sono descritte una per una, con tutte le rispettive schede tecniche, sul sito.