
L’aspira sedimenti è una sorta di maxi carro

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
Valdidentro (Sondrio), 18 settembre 2026 – L’aspetto, fuori dall’acqua, è quello di una sorta di maxi carro armato, con tanto di voluminosi cingolati metallici e la sperimentazione pilota a circa 80 metri di profondità ha già portato alla rimozione di oltre 10.000 metri cubi di sedimenti dal bacino di Cancano, dove proprio ieri è stato ufficialmente tenuto “a battesimo”.
Si tratta dello speciale robot subacqueo del Progetto Teti, tecnologia che A2A porta per la prima volta in Italia e che, vera rivoluzione, ridefinisce la manutenzione degli invasi idroelettrici, consentendo di liberare dai detriti il fondale senza svuotare la diga come è sinora avvenuto, utilizzando l’acqua stessa per trasportare a valle il materiale, con tempistiche spesso lunghe e non di rado spiacevoli ricadute sul paesaggio.
“L’idroelettrico rappresenta una fonte di energia rinnovabile strategica per l’Italia, e la disponibilità di acqua ne è la condizione essenziale. Di fronte agli effetti del cambiamento climatico - commenta Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A - con da un lato periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati e, dall’altro, gli eventi meteorologici estremi, innovare significa ripensare la gestione delle nostre infrastrutture”.
Ed è proprio da questa duplice sfida – e da un percorso di Design Thinking sviluppato internamente ad A2A – che nasce il Progetto Teti: una soluzione pensata per tutelare l’acqua e, allo stesso tempo, rendere più efficiente la produzione di energia green. Il cuore dell’innovazione è, appunto, lo speciale mezzo cingolato che opera direttamente sul fondale dell’invaso mantenendo l’impianto sempre operativo, senza fermi produttivi legati allo svuotamento del bacino.
Due frese rotanti laterali smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa e trasferito in un’area dedicata, lontano dalle prese d’acqua. Oltre ai benefici immediati (basso impatto sotto il profilo paesaggistico e ambientale), il Progetto Teti apre inoltre una prospettiva di più ampio respiro: la possibilità di costruire una filiera strutturata per il trattamento e il riutilizzo dei sedimenti secondo i principi dell’economia circolare. “Conclusa con successo la sperimentazione nella diga di Cancano – ha concluso l’ad Mazzoncini - intendiamo mettere a disposizione il Progetto Teti a tutti i nostri impianti e, potenzialmente, estenderlo anche ad altri bacini idroelettrici sul territorio nazionale”.
© Riproduzione riservata