PADOVA - Una piccola incisione di appena tre-quattro centimetri, nascosta sotto l’ascella destra, ha cambiato la vita di una bambina di quattro anni. È, infatti, attraverso questo accesso mini-invasivo che l'équipe della Cardiochirurgia pediatrica dell'Azienda Ospedale-Università di Padova ha riparato una gravissima malformazione della valvola mitrale, evitando la tradizionale apertura dello sterno.
La piccola, italiana ma residente con la famiglia negli Emirati Arabi, soffriva di una stenosi valvolare mitralica congenita severa, associata a ipertensione polmonare e a una lieve coartazione dell'aorta. Un caso tanto complesso da spingere i genitori a chiedere un consulto al direttore della Cardiochirurgia della Columbia University che ha indicato proprio Padova come la struttura alla quale affidare la bambina. «Aveva una grossa ostruzione al passaggio del sangue all'interno del cuore – spiega il direttore della Cardiochirurgia pediatrica, Vladimiro Vida – bastavano pochi passi perché si affaticasse. Il cuore aveva già iniziato a dilatarsi e si era sviluppata un'importante ipertensione polmonare. Se la situazione fosse durata ancora sei mesi o un anno il danno ai polmoni avrebbe potuto diventare irreversibile. Siamo intervenuti nel momento giusto».
La difficoltà dell'intervento era legata al fatto che la valvola mitrale di una bambina di quell'età misura appena un centimetro e mezzo e, a differenza di quanto avviene negli adulti, non può essere semplicemente sostituita. «Nei bambini bisogna riparare il cuore - prosegue Vida - una protesi non cresce con il paziente e lo costringerebbe a nuovi interventi durante lo sviluppo. Il nostro obiettivo è conservare la valvola naturale e garantirle la maggiore durata possibile». L'équipe è riuscita con un intervento di circa due ore ad allargare la valvola preservandone il corretto funzionamento. «Oggi funziona ed è molto probabile che la bambina avrà una vita normale senza ulteriori interventi», aggiunge Vida. Il caso rappresenta uno degli esempi più significativi dell'attività svolta dal centro di riferimento per il trattamento delle cardiopatie congenite complesse. Le cardiopatie congenite sono anomale strutturale del cuore e dei grandi vasi presenti alla nascita. Malformazioni che hanno un'incidenza di circa otto casi ogni mille nati vivi. Il 60 per cento viene diagnosticato nel primo anno di vita, il 30 per cento durante l'infanzia e il restante 10 per cento nell'adolescenza o in età adulta. Quasi un paziente su due arriva da fuori Veneto, mentre l'attività richiama anche famiglie dall'estero grazie a una consolidata esperienza nella chirurgia mini-invasiva. Negli ultimi trent'anni l'équipe ha progressivamente sostituito la tradizionale sternotomia con un accesso laterale sotto l'ascella destra, che consente di raggiungere il cuore attraverso un'incisione di soli tre-quattro centimetri, riducendo il trauma chirurgico, il dolore post-operatorio, i tempi di degenza e l'impatto estetico.
L'esperienza maturata ha consentito al centro padovano di diventare il punto di riferimento nazionale per la cardiochirurgia mini-invasiva pediatrica e delle cardiopatie congenite con oltre 1.200 interventi eseguiti finora con questo approccio che permette un ricovero più breve, anche di appena tre-quattro giorni e un recupero molto più rapido rispetto alla chirurgia tradizionale. Alla base dell'attività c'è una pianificazione sempre più personalizzata. Nei casi più complessi il team ricostruisce il cuore del paziente con immagini tridimensionali e simulazioni preoperatorie, arrivando in alcuni casi a stampare modelli anatomici in 3D per programmare ogni fase dell'intervento. «Ogni cardiopatia congenita è diversa dall'altra - conclude Vida - per questo ogni bambino ha bisogno di un trattamento costruito su misura, valutato da un'équipe multidisciplinare che lo accompagna lungo tutto il percorso di cura». Attualmente il centro ha oltre cento pazienti in lista d'attesa e ogni anno gestisce un'attività chirurgica complessiva di circa 300-350 procedure.