Gli istituti della zona euro frenano sui finanziamenti per paura della guerra. La Vigilanza di Francoforte chiede criteri più stringenti per evitare nuovi deteriorati
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Le banche europee nel secondo trimestre dell’anno in media hanno stretto i parametri per la concessione dei prestiti a famiglie e imprese: il che si traduce inmutui, credito al consumo eprestitti più costosi. È quanto emerge da un sondaggioche periodicamente la Banca centrale europea conduce presso gli istituti dell’area dell’euro. «I rischi percepiti per le prospettive economiche e laminore tolleranza al rischio delle banche sono rimasti i principali fattori che contribuiscono al restringimento delle condizioni di credito, poiché le banche restano molto attente ai rischi legati agli sviluppi geopolitici ed energetici», si legge sul documento dell’istituto guidato da Christine Lagarde. Tutto questo, mentre la domanda di credito delle aziende sta crescendo.
Una situazione, quindi, che da un lato riflette le preoccupazioni per le conseguenze a lungo termine della guerra in Iran, un conflitto che nelle ultime settimane sta tornando a preoccupare i mercati e a far salire i costi energetici. In molteparti d’Italia il diesel è tornato a crescere oltre la soglia psicologica dei due euro, mentre il gas ieri ha sfiorato quota 60 euro al megawattora. Una situazione che non appartiene solo al nostro Paese eche può portare l’inflazione a rialzare la testa, dopo la pausa di giugno seguita al memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che avevaportato alla graduale riapertura dello Stretto di Hormuz. Va da sé che gli istituti temono che l’economia possa rallentare e, quindi, percepiscono un rischio maggiore nel prestare soldi ad aziende e famiglie.
C’è però un altro risvolto: tanto la Commissione europea quanto la Banca centrale europea sono convinti che sia necessario comprimere il consumo di carburanti in un periodo di scarsità dell’offerta. Equesto lo si può ottenere facendo rallentare la crescita del Pil. Ci sono vari modi per applicare una politica monetaria restrittiva. Il più famoso sono i tassi d’interesse, che la Banca centrale europea è tornata ad alzare lo scorso giugno (domani, però, almeno secondo le attese delmercato la Bce non dovrebbe alzare nuovamente i tassi). L’altro metodo è inasprire le condizioni d’accesso al credito, rendendo i prestiti più costosi. Questa scelta è in capo alle singole banche, ma ormai da tempo la vigilanza bancaria di Francoforte ha aumentato il pressing sugli istituti per evitare di ritrovarsi a fare i conti con una valanga di crediti deteriorati come inseguito alla crisi di Lehman Brothers. La richiesta è quindi di controlli più severi.
Così però si viene a creare una tempesta perfetta, con le aziende che non riescono a finanziare investimenti e assunzioni, economie che non crescono e debiti che si fanno più pesanti da onorare per gli Stati. Il tutto in una crisi che èappesa a quello che succede fuori dall’Europa.
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