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Banda del buco in trasferta inchiodata dal Dna sul cibo: erano gli avanzi nel tunnel


La banda del buco “made in Naples” sbarca in trasferta, nel profondo Nord, con un colpo da record. Traditi dalle tracce digitali e biologiche disseminate sulla scena, i presunti componenti della holding corrono adesso spediti verso un processo le cui condanne si profilano severissime. C'è una regia da colossal, dietro il maxi-colpo messo a segno il 18 novembre 2023 nella filiale della Banca Intesa Sanpaolo di Casale Monferrato. Un raid milionario - con un bottino, tra contanti, oro, gioielli e orologi, stimato in 15 milioni di euro - per il quale la Procura di Vercelli ha appena notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a dodici persone. Fari puntati, dunque, su un gruppo composito, con un'impronta partenopea marcata e profonda.

Tutti, però, affronteranno l'evoluzione del procedimento a piede libero. Mentre gli inquirenti mettono in fila i tasselli dell'imputazione, il cammino dell'accusa si preannuncia tutt'altro che in discesa: il primo round davanti ai giudici del Riesame di Vercelli si era infatti chiuso con un punto a favore delle difese, con l’ordine dei giudici di dissequestrare beni per oltre 160mila euro..

Piano quasi perfetto

La ricostruzione della Procura racconta una storia di pianificazione quasi maniacale. Il gruppo avrebbe individuato come base operativa un locale commerciale. Da lì, con il favore del buio e una precisione da ingegneri del sottosuolo, sarebbero partiti i lavori di scavo per intercettare la rete fognaria cittadina e condurla dritta alle pareti del caveau dell’istituto. Una volta fatta irruzione e disattivato telecamere e sistemi di allarme, i malviventi hanno sventrato oltre 250 cassette di sicurezza.

Un colpo da professionisti, rovinato da un dettaglio imprevedibile: il cibo. Durante le ore trascorse nel caveau, i banditi avrebbero consumato un pasto, lasciando sul posto delle tracce. Un’imprudenza che ha spinto la Scientifica a far scattare le analisi comparative sul Dna per incrociare le tracce biologiche rinvenute sulla scena con i profili degli indagati.

Nella mappa dei pm, la mente del raid viene attribuita al 44enne napoletano Marco Scutto, difeso dall’avvocato Luigi Poziello, affiancato dai fratelli Gennaro e Giuseppe Russo. Al primo viene contestato anche il ruolo di “palo”, con passaggi a piedi nei pressi della banca durante le fasi decisive del colpo. Tra le altre figure centrali, quella di Mario Palma, difeso dall’avvocato Fabio Della Corte. Secondo l’accusa, nel 2021 avrebbe affittato una cassetta di sicurezza nello stesso caveau per studiare da vicino la topografia dei luoghi: vicenda per la quale gli viene contestata anche la calunnia per una successiva falsa denuncia.

Tutti a piede libero 


A completare il quadro chi si è occupato dei supporti logistici – il noleggio di auto, i covi e il locale in via Lanza - attribuiti a Giuseppe Semerano, Francesco Saponaro e Angelo Laveneziana; chi ha scavato nella condotta fognaria, cioè Giuseppe Esposito e Antonio Buccolo; e chi ha curato il trasferimento della refurtiva d'oro verso la Campania, Andrea Cerbone). A questo scenario si intreccia poi l'ombra di un precedente assalto non andato a buon fine nel 2021, che vede coinvolti anche Sofia Yannakos e Gennaro Esposito, e le trame a tinte fosche di un possibile regolamento di conti interno: lo stesso Scutto, infatti, venne arrestato nel settembre 2024 con l'accusa di un triplice tentato omicidio avvenuto a maggio a Napoli, in cui rimase ferito proprio Gennaro Esposito. A fronte di un'impalcatura accusatoria complessa, la risposta delle difese è stata netta. In sede di Riesame a Vercelli, le tesi sostenute dagli avvocati Luigi Poziello e Fabio Della Corte, che assistono i principali indagati, tra cui Scutto e Palma, hanno piazzato un primo punto decisivo a favore degli indagati. I giudici della Libertà hanno infatti accolto i ricorsi, annullando i decreti di sequestro e disponendo la restituzione immediata di un tesoretto di oltre 160 mila euro in contanti, oltre ad alcuni orologi di lusso e smartphone.

Un risultato rilevante che si inserisce in un quadro garantista solido: tutti i dodici indagati comparsi nell'avviso di conclusione indagini - assistiti tra gli altri dai legali Giuseppe De Gregorio, Tony Ceccarell, Francesco Meloni, Domenico Italo Tanzarella, Emireno Valteroni - affronteranno il processo a piede libero.