C'è un'espressione, ricordata da Adriano Galliani, che racconta meglio di ogni altra come la stampa avesse ribattezzato le due grandi epoche del Milan attraversate da Franco Baresi: quella di Arrigo Sacchi venne definita degli "Immortali" , mentre quella successiva di Fabio Capello passò alla storia come l'era degli Invincibili.
Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, lo stesso Baresi, nel suo libro, aveva spiegato il passaggio di consegne tra i due tecnici: Capello, partendo dalle basi lasciate da Sacchi, seppe dare alla squadra ancora più solidità difensiva, lasciando però ai giocatori maggiore libertà di espressione in campo e caricandoli al tempo stesso di maggiori responsabilità.
Fu proprio in quella fase che il Milan raggiunse uno dei traguardi più incredibili della sua storia: 58 partite di campionato senza sconfitte, striscia iniziata con l'ultima gara della gestione Sacchi nel maggio 1991 e proseguita fino al marzo 1993 sotto la guida di Capello. Nelle cinque stagioni con il nuovo mister, la squadra conquistò complessivamente 4 scudetti, una Champions League, una Supercoppa Europea e tre Supercoppe Italiane.
Tra le partite che hanno reso leggendaria quell'epoca rossonera, il racconto parte dal Napoli-Milan 2-3 del 1° maggio 1988, gara della svolta decisiva verso lo scudetto, con il Milan capace di sorpassare i partenopei a due giornate dalla fine, tra gli applausi persino del pubblico del San Paolo. L'anno successivo arrivò la consacrazione internazionale per i rossoneri di Sacchi: il 19 aprile 1989 il Milan travolse 5-0 il Real Madrid, ribaltando l'1-1 dell'andata e staccando il pass per la finale di Coppa dei Campioni, poi vinta.
Non mancano, in questo album di ricordi, anche pagine più insolite, come l'8-2 rifilato al Foggia di Zdeněk Zeman il 24 maggio 1992, nell'ultima giornata di un campionato già ampiamente vinto, con i foggiani addirittura avanti 2-1 nel primo tempo prima della rimonta rossonera. E poi il 3-0 sul Monaco del 27 aprile 1994, semifinale di Champions giocata in inferiorità numerica dopo l'espulsione di Costacurta, che avrebbe aperto le porte alla finale (persa 4-0 contro il Barcellona) a cui Baresi non poté partecipare per squalifica.
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Un capitolo a parte invece merita il legame di Franco con quella maglia numero 6, che avrebbe trovato il proprio epilogo simbolico ad ottobre 1997, quando il Milan decise di ritirarla ufficialmente, per la prima volta nella propria storia, in occasione dell'ultima partita giocata da Baresi a San Siro. Da quel momento, Baresi avrebbe proseguito il proprio legame con il club anche da dirigente, fino alla carica di vicepresidente onorario.
Un'epoca, quella degli Invincibili, che porta ancora oggi il nome di Franco Baresi come suo simbolo più autentico: capitano silenzioso ma imprescindibile, capace di trasformare in poesia e vittorie anni di sacrifici e visioni rivoluzionarie.