Il quartiere Poggiofranco, zona residenziale di Bari, negli anni ’60 ancora non esisteva davvero. La stampa annuncia la volontà di trasformare la zona in un quartiere vero e proprio nel 1955, ma il boom effettivo si avrà solo a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 quando i tanti terreni presenti furono oggetto di riconversione e iniziarono a sorgere i palazzoni che oggi lo caratterizzano. All’inizio la zona si sviluppa intorno all’ex sanatorio di via Cotugno, che curava i malati di tubercolosi. Ma poi, grazie alla volontà della famiglia Amoruso Manzari, proprietaria di molti dei suoli allora non edificati, di investire sulla zona, il rione cominciò ad espandersi, e piano piano arrivano anche le strade, anche quelle assenti all’inizio degli anni ’60. In questa zona caratterizzata da campagna e pochi palazzi, in quella che potrebbe oggi essere definita una tela da dipingere, decide di investire la famiglia Scalera aprendo il Bar Moderno.
È il 28 febbraio del 1963 quando il bar viene ufficialmente inaugurato. La decisione di scegliere proprio questa zona per aprire la propria attività arriva dall’intuizione della donna della famiglia, Concetta, che insieme al marito Giovanni dopo sposata aveva voluto trasferirsi da Bitritto a Bari. In città aveva all’inizio deciso di aprire una attività di vendita di ortofrutta, di fronte al bar Gardenia, di proprietà del fratello. L’idea di aprire un bar nasce così, vedendo quanto l’attività di fronte alla loro lavorasse. Concetta studia prima di decidere dove investire, che, dopo aver visionato i piani regolatori cittadini, sceglie Poggiofranco proprio perché all’epoca era un quartiere ancora terra di pascolo ma con prospettive economiche vantaggiose. Nel 1963 non esisteva ancora via Camillo Rosalba, ma nemmeno via Matarrese e via De Laurentis, c’erano solamente tre palazzi, quello del bar Moderno, quello di fronte e quello dove c'è il panificio Santa Fara.
Negli anni successivi all’apertura del bar pasticceria, cominciano invece a sorgere palazzi con annessi uffici commerciali, nuovi negozi e su consolida il Policlinico. Poggiofranco diventa la periferia più signorile e frequentata della città di Bari e il Bar Moderno non si fa trovare impreparato allo sviluppo economico e cittadino, crescendo grazie all’aiuto dei figli. Negli anni successivi alla prima apertura, il locale cambia. Il primo bar Moderno si trovava dove oggi c’è l’enoteca (anch’essa della famiglia Scalera), negli anni ’70 si espande per far sì che possa esserci anche la pasticceria interna, e apre la prima metà dell'attuale bar Moderno, per l’inaugurazione del quale arriva a tagliare il nastro il sindaco di allora, Lamaddalena.
«Quando il locale aprì negli anni ’60 c’erano solo tre palazzi – ricorda Vito Scalera, figlio di Concetta e Giovanni – e davanti al bar non c’era la strada asfaltata». Tutto nasce prima quando i miei fecero la famosa fuitina – racconta Vito – e poi da Bitritto vennero a Bari, dove in via Petroni aprirono un negozio di ortofrutta. Ma a mia madre quell’attività stava stretta. Mio padre voleva aprire un bar nei pressi del Policlinico, ma lei non fu d’accordo. Gli disse “vuoi vendere il caffè a quelli che vanno in ospedale e non sai se escono vivi? Dobbiamo allontanarci, andare nella zona di Amoruso Manzari perché sta nascendo una zona all’avanguardia, con palazzi con giardino all’interno occupati da professori, medici e professionisti. A loro dobbiamo puntare”».
Si perde nei ricordi Vito nel raccontare la storia di quella che ormai è una istituzione della città, dove vengono clienti non solo da tutti gli angoli di Bari ma anche da fuori città, e che negli anni non si è limitata ad essere solo un bar pasticceria, ma è diventato anche attività di catering per eventi. Il primo bar Moderno fece anche la storia per via del fatto che era stato progettato da un architetto molto bravo che realizzò una struttura all’avanguardia per l’epoca – aggiunge Vito -. Poi c’è stata l’espansione e la trasformazione in quello che è ancora oggi». Nel ricordare un’epoca passata che oggi non è più, Vito racconta anche i suoi primi passi all’interno dell’attività.
«Avevo 8-9 anni quando iniziai a lavorare nel bar – aggiunge -, andavo a consegnare il latte a domicilio. Poi ho ereditato l’attività e ho seguito le orme di mia madre, ampliando con il catering, gli eventi, ma anche aggiungendo il dehors all’esterno, raddoppiando il personale. Quest’ultimo aspetto è uno di quelli di cui vado più fiero, in quanto abbiamo personale storico che ha iniziato a lavorare con noi ed è andato avanti fino alla pensione, e ancora oggi è così, abbiamo cinque persone che lavorano con noi da 30 anni. Questo a dimostrazione che nel nostro settore quando si tratta bene il personale i risultati ci sono».
In questi oltre 60 anni di attività molte cose sono cambiate, non solo il quartiere, ma anche la clientela. I clienti una volta erano amici – rimarca Vito Scalera – si instaurava con loro un rapporto confidenziale. Nonché è cambiato anche l’approccio, oggi si va ovunque in macchina, prima si camminava, e poi una volta anche i ragazzini avevano maggiore contezza del valore dei soldi e di quello che spendevano, oggi tutto questo si è perso. Noi oggi lottiamo con tutti questi cambiamenti, cominciamo ad avere qualche difficoltà legata anche alle norme diventate molto più stringenti».
C’erano i riti una volta, come quello di andare a fare colazione al bar la domenica mattina con granita con panna e brioche. Una cosa che si faceva una volta a settimana, non tutti i giorni come oggi. Nonostante le difficoltà le attività storiche della zona vanno avanti, non solo il bar Moderno, qui troviamo un fioraio, un panificio, un’enoteca, ma anche la libreria Quintiliano, tutte attività storiche che continuano a resistere e a cambiare insieme al mondo che gli cambia intorno. Tutto è cambiato, ma ce ne rendiamo conto quando ricordiamo il passato – conclude Vito – è come vedere tuo figlio crescere davanti a te, non ti accorgi di quanto sia cambiato fino a quando non si allontana da te per un periodo, come una volta capitava col servizio militare. È cambiato il quartiere, ma è cambiata anche la vita di tutti noi. C'era tempo per tutto, per poco ma tutto, oggi abbiamo troppo e niente».