Dieci nuove basi segrete dalle quali lanciare i modelli più avanzati dei suoi droni sarebbero state realizzate dalla Russia e già in parte utilizzate per martellare l'Ucraina, sempre più a corto di difese aeree. Ma da questi siti i velivoli senza pilota potrebbero essere lanciati anche "in profondità nel territorio della Nato", con Varsavia che si troverebbe nel loro raggio d'azione. Ad affermarlo è il Telegraph, in un'inchiesta basata sull'analisi di "documenti trapelati, immagini satellitari" e dati della società di analisi DroneSec.
Il quotidiano britannico afferma di avere individuato "almeno 59 rampe di lancio" lungo i confini con Ucraina e Bielorussia da dove potrebbero partire le ultime versioni dei droni usciti dalle fabbriche russe: velivoli a reazione "capaci di raggiungere obiettivi a quasi 620 miglia di distanza". Vale a dire circa mille chilometri. Sempre secondo il Telegraph, sette delle dieci basi sono state utilizzate da Mosca nei recenti bombardamenti su Kiev, ma potrebbero essere utilizzate appunto anche contro Paesi dell'Alleanza Atlantica in caso di conflitto diretto. Le immagini satellitari mostrerebbero un significativo aumento di scorte di droni ad alta tecnologia. Almeno una delle basi sarebbe in grado di immagazzinare oltre mille velivoli pronti all'uso.
Proseguono intanto gli intensi bombardamenti di droni e missili ucraini su varie regioni della Russia. Dopo i sette morti segnalati domenica, nella giornata di lunedì le autorità di Mosca hanno riferito di altri nove uccisi: sei in un attacco missilistico nella regione di Belgorod, nel villaggio di Koloskovo, uno nello stesso oblast per un raid di droni e uno ciascuno, uccisi anch'essi da droni, nelle regioni di Astrakhan e Bryansk.
Le forze russe continuano a concentrarsi in particolare nei bombardamenti sui porti ucraini. Il ministero della Difesa di Mosca ha affermato che a Odessa, sul Mar Nero, sono stati colpiti una motosilurante della classe Tarantul e una nave che scaricava armamenti e munizioni per le forze ucraine. Un altro cargo di questo genere è stato bombardato nel porto di Mykolaiv, mentre nello scalo di Izmail, lungo il Danubio al confine con la Romania, sono stati bersagliati "un terminale di attracco per lo scarico delle navi con carichi di uso militare, hangar con equipaggiamento militare occidentale, nonché magazzini di imbarcazioni senza equipaggio". Vicino a Odessa, aggiunge il ministero russo, è stato colpito un centro logistico di Nova Pochta, il più grande spedizioniere privato ucraino, i cui siti sono già stati presi di mira più volte nelle ultime settimane.
Nel frattempo, l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, in un'intervista al giornale tedesco die Welt, ha affermato che "in autunno sarà presentata la più ampia lista di sanzioni dall'inizio della guerra". "La pressione deve essere aumentata fino a quando la Russia non metterà fine alla guerra", ha aggiunto.
Il Segretario per i Rapporti con gli Stati (il ministro degli Esteri) del Vaticano, mons. Paul Richard Gallagher, è invece atteso per una missione in Russia dal 25 al 28 agosto per valutare se sia possibile arrivare a "risultati concreti" nell'azione diplomatica della Santa Sede. E' quanto scrive il giornale Nezavisimaia Gazeta. Lo stesso Gallagher e il cardinale Matteo Zuppi, il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) che per due volte ha compiuto missioni a Mosca, nel 2023 e nel 2024, sono stati il mese scorso a Kiev. E lo stesso Zuppi ha in programma una nuova visita in Russia, probabilmente in settembre. Per Gallagher, scrive Nezavisimaia Gazeta, è importante assicurarsi che la nuova missione di Zuppi non si risolva in una "impasse diplomatica" come quella che si verificò nel 2023, "quando la Russia rifiutò seccamente di discutere qualsiasi aspetto politico per una risoluzione del conflitto con l'inviato papale e la missione vaticana fu ridotta ad affrontare questioni umanitarie".
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