okayduckyachtclub.xyz

Bce alza i tassi mentre il caro petrolio torna a sferzare i mercati


Roma, 10 set. (askanews) – Proprio nel giorno in cui la Bce è tornata ad alzare i tassi di interesse di riferimento per tutta l’eurozona, il caro petrolio – che in serata vede il barile superare quota 106 dollari – ha messo a segno nuovi balzi rialzisti. Uno altro shock, che stavolta ha proiettato al rialzo tutti i tassi di mercato sull’obbligazionario pubblico nel mondo, nella prospettiva che sia l’istituzione europea, sia le Federal Reserve statunitese, sia altre banche centrali siano costrette a muovere ulteriormente verso l’alto il costo del danaro.

Questo ha finito per favorire letture più aggressive e restrittive anche delle comunicazioni direttorio Bce, che altrimenti avrebbero mantenuto una linea abbastanza cauta e prudente. La presidente Christine Lagarde ha accuratamente evitato di sbilanciarsi verso qualsivoglia indicazione sulle mosse future.

“I mercati fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro – ha detto, rispondendo ad una domanda sulle aspettative degli operatori di mercato sul futuro dei tassi Bce -. E vi posso assicurare che tutta la discussione di oggi è stata focalizzata sulla decisione che abbiamo preso. Non abbiamo per nulla discusso di alcun tipo di percorso futuro, perché siamo assolutamente seri” sulla procedura decisionale che prevede di non vincolarsi su alcuna decisione futura.

Peraltro se dul breve termine le aspettative di inflazione restano “a livelli elevati”, sul lungo periodo la maggior parte degli indicatori restano vicini all’obiettivo del 2% di inflazione della Bce, ha notato. D’altra parte, secondo il comunicato del Consiglio, ora ci si attende che l’inflazione resti “ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato”.

L’istituzione monetaria ha infatti rivisto al rialzo le previsioni di inflazione, ma anche quelle di crescita economica. Ora si attende più 3 percento dei prezzi al consumo per la media dell’eurozona quest’anno, più 2,3 percento nel 2027 e più 2,1 percento nel 2028. Per il Pil aggregato dei Paesi, più 0,9 percento sul 2026, più 1,4% nel 2027, mentre ha confermato l’attesa di un più 1,5% sul 2028.

Tuttavia, la peculiarità stavolta è che le stime vedono una gamma molto dilatata di possibili scenari, con implicazioni contrapposte nei due estremi per la politica monetaria. Nello scenario più negativo, quest’anno la crescita economica dell’eurozona si fermerebbe allo 0,8%, ma soprattutto il prossimo anno sarebbe ridotta allo 0,4%, laddove nel 2028 risalirebbe all’1,4%. All’opposto per lo scenario meno negativo si stima 0,9% di crescita quest’anno, 1,5% il prossimo e 1,6% nel 2028.

Per l’inflazione nello scenario più avverso quest’anno raggiungerebbe il 3,3%, nel 2027 salirebbe al 5,4% e nel 2028 si attesterebbe 3,2%. Nello scenario meno negativo, invece, segnerebbe 2,9% quest’anno, 1,9% il prossimo e 1,8% nel 2028.

E questo divario potrebbe spiegare l’attuale prudenza della Bce: in un caso, quello dello scenario avverso, dovrebbe muoversi in senso più restrittivo, mentre anche al 2,5% i tassi dell’area sono ritenuti in una zona di “neutralità”. Nell’altro dovrebbe evitarlo, perché rischierebbe di ritrovarsi nella situazione opposta, con l’inflazione sotto il livello obiettivo e la crescita verso lo zero.

Quindi, più che mai, le decisioni verranno prese “volta per volta”, in base all’evolversi dei dati e delle prospettive, che come ha detto Lagarde “possono cambiare totalmente da un giorno all’altro”. Il prossimo direttorio sarà il 28 ottobre.