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Beatrice Venezi: «Con la Sardegna un affetto reciproco»  - L'Unione Sarda.it


Una serata dedicata alle donne rimaste ai margini della storia della musica. Il 23 agosto alle 22, in piazza Gramsci a Villasimius, il festival “Ideario Storie” ospita Beatrice Venezi. Direttrice d’orchestra, pianista, compositrice e divulgatrice, presenterà “Le sorelle di Mozart”, un viaggio tra il talento e le vite delle musiciste cancellate dal racconto ufficiale.

Maestro Venezi, che donne racconta nel suo libro?

«Hanno tutte storie diverse: di successo, di insuccesso personale, di rivalutazioni postume. Hanno però un comune denominatore che le accomuna un po' tutte; intanto, il peso specifico di ognuna di loro e, allo stesso tempo, la difficoltà che hanno avuto nell'imporsi. Ildegarda di Bingen per me è stata un'epifania, una donna straordinaria il cui genio da molti viene addirittura accostato a quello di Leonardo. Un Leonardo al femminile del XII secolo che spaziò dalla musica, alla fisica, alla scienza medica e che inventò una lingua. Si passa attraverso il Barocco, che è stata un'isola felice per le donne, tant'è che troviamo Francesca Caccini, la musicista più pagata dell’epoca, addirittura più dei suoi colleghi uomini, e la prima a comporre un'opera. Dal classicismo in avanti, la storia ci consegna “sorelle di” e “mogli di”, cioè donne ricordate per una qualche forma di parentela con un musicista ben più celebrato, come Nannerl Mozart, Fanny Mendelssohn, Clara Schumann».

Qual è la ragione di questo regresso?

«L’editto papale che, al termine del Barocco, prevedeva l'interdizione alle donne di esibirsi in pubblico. Questo poi ha prodotto un'onda lunga che credo abbia influito su una concezione che purtroppo perdura ancora oggi, cioè che un eventuale superiorità intellettuale non competa alle donne ma esclusivamente agli uomini».

Dunque alle donne non è chiesto solo di essere brave, ma le più brave?

«Guardi, Maddalena Casulana nel 1568, parla del “vano error de gl’huomini, che de gli alti doni dell’intelletto tanto si credono patroni, che par loro, ch’alle Donne non possono medesimamente esser communi”. La invito a una riflessione che sto facendo da un po' di tempo: le viene in mente una donna a cui ci si riferisce come grande intellettuale?»

C'è poi un altro tema: in positivo o in negativo, il corpo delle donne è sempre messo in discussione.

«Questo è il motivo per cui in questo libro c’è Maria Callas, ma anche Martha Argerich per il tema della maternità, un altro abito che si cuce addosso alle donne. E c’è Björk, così difficilmente inquadrabile, tanto nell'immagine quanto nella musica. C'è ancora tantissimo da fare, perché nella società contemporanea qualsiasi dettaglio diventa pettegolezzo, e quando si tratta di critica, nei confronti delle donne questa assume spesso connotati molto personali».

In che senso?

«Al di là di qualsiasi finto perbenismo, di una donna che cura il proprio aspetto fisico si pensa che non abbia curato sufficientemente il proprio intelletto, come se non si possa essere più cose allo stesso tempo».

Che rapporto ha con la Sardegna?

«Al Teatro Lirico di Cagliari ci sono alcune tra le amicizie più importanti che ho. E ci sono dei fan che dall’isola mi seguono dappertutto… c’è un legame d’affetto reciproco, ecco».

Di recente ha lanciato un blog…

«È un modo per ringraziare il mio pubblico per il suo affetto. È pensato su tre filoni principali: nel primo racconto i grandi classici, perché ancora oggi può avere una valenza eseguirli e capire che cosa ci vogliono dire oggi. Il secondo è quello delle riflessioni; l'ultimo articolo che ho scritto è su una frase di Dostoevsky, “la bellezza salverà il mondo”. Il terzo è quello che riguarda i miei libri».

Se potesse scegliere una sola compositrice e toglierla per una sera dall'ombra, chi sceglierebbe?

«Forse Louise Farrenc, ricordata per il valore musicale e per la battaglia sulla parità salariale rispetto ai suoi colleghi insegnanti al conservatorio di Parigi; ancora oggi un tema, perché l'indipendenza economica determina poi anche l'indipendenza di pensiero e azione».

Che cosa ci farebbe ascoltare?

«La Terza Sinfonia: fu una delle poche compositrici che si dedicò a questo genere che, all'epoca, era quasi esclusiva degli uomini».

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