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Belfiori, il tenente di Villafranca di Verona che sta con Vannacci: «Vogliono solo abbattere il generale, fuori dal servizio faccio ciò che voglio»


VERONA - «Perché chi indossa una divisa non dovrebbe partecipare alla vita politica del Paese?». Se lo chiede Antonsergio Belfiori, 49 anni, originario di Cagliari, tenente dell'Aeronautica in servizio all'aeroporto militare di Villafranca di Verona, ma non ha dubbi su quale sia la risposta. È lui uno dei fedelissimi del generale Roberto Vannacci ora indagati dalla Procura militare di Roma, che ha avviato accertamenti preliminari sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate in Futuro Nazionale. L'iniziativa è legata all'esposto presentato dal Sindacato dei Militari. L'obiettivo dei pm, coordinati dal procuratore Marco De Paolis, è verificare l'eventuale «sussistenza di fatti a in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare».

Dunque, tenente Belfiori, vuole spiegare qual è la sua posizione in merito a questa indagine?
«È solo un'indagine preliminare sulla base di un esposto».


Però lei è organico al partito del generale Vannacci.
«No, io ho solo creato il comitato elettorale di Villafranca di Verona, a marzo scorso. Il partito ancora non c'era».


E rispetto a Futuro Nazionale?
«Non ho alcun incarico. Ripeto: ho solo fondato il comitato, aderendo così al progetto politico».


Non una cosa da poco, se si considera il suo ruolo.
«Ho sempre agito a titolo personale e mai in uniforme, comunque lontano dal contesto militare e senza mai coinvolgere la sigla sindacale che rappresento».


Sì, ma lei è pur sempre un tenente dell'Aeronautica, oltre che segretario nazionale del sindacato Siam. Contemporaneamente però è anche referente del comitato 329 di Futuro Nazionale.
«Conosco il codice militare, so quali sono i confini. E lo dico ancora una volta: questa indagine diffonde un messaggio distorto, com e se chi indossa una divisa dovesse per forza rinunciare alla vita politica. Dove sta scritto?».


Se esistono regole che lo vietano, evidentemente è inopportuno.
«Ci sono migliaia di militari italiani che fanno politica nelle amministrazioni locali ma non solo. Lo si fa rispettando le regole, cioè senza mai presentarsi come militari. Questa indagine è strumentale».


Strumentale per cosa?
«Per colpire Vannacci, ovvio».


Ne è convinto?
«Il problema di fondo è politico, perché preoccupa l'ascesa di Futuro Nazionale. Il fascismo, la Russia. Le cercano tutte. I militari ci sono in tutti i partiti».


E quindi rivendica il diritto pure lei?
«Ma io non ci sono in Futuro Nazionale. Ci tengo solo a ricordare che appena ho costituito il comitato, un esponente dei Cinque stelle ha minacciato un'interrogazione parlamentare».


E questo, secondo lei, cosa vuol dire?
«Che ci temono, che hanno paura di tutte queste adesioni».


Quanta gente è riuscito a iscrivere?
«Non saprei con precisione, nel comitato di Villafranca di Verona ci sono un centinaio di persone. Il gruppo è eterogeneo».


Ma come ha agganciato il generale Vannacci?
«Ho iniziato a interessarmi di lui quando ha lanciato il suo manifesto, attraverso il libro. Personalmente concordo con tutto ciò che dice. Ma non ci entra in alcun modo il mio lavoro e nemmeno la mia attività sindacale».


Lei è anche amico di Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veneto e esponente di Futuro Nazionale. Le ha pure espresso pubblicamente solidarietà e sostegno.
«Certo, Stefano è un amico. Noi andiamo avanti. Questa cosa ci rafforza. E fuori dal servizio faccio ciò che voglio».


Non crede che la presunta vicinanza alla Russia da parte di Futuro Nazionale possa rappresentare un pericolo, visto che poi gente come lei poi lavora nelle forze armate italiane?
«La vicinanza alla Russia non è nemmeno una fake news, è una comic news. L'obiettivo è sempre lo stesso: abbattere il generale. Ma non ci riusciranno».