Keanu Reeves e il compianto River Phoenix celebrano 35 anni «on the road» come Belli e dannati. Il cult indie e anarchico di Gus Van Sant, punto di riferimento del cinema LGBTQI+. La storia segue Mike Waters (Phoenix) e Scott Favor (Reeves), due giovani tossicodipendenti di Seattle che si prostituiscono per vivere. Il primo è gay e soffre di gravi attacchi di narcolessia; il secondo è il figlio del sindaco di Portland e sceglie i bassifondi per sfidare e mettere in imbarazzo l’influente padre. Insieme partono per l’Idaho alla ricerca della madre di Mike, attraversando l’America tra incontri, sogni e ricordi. Scott gli resta accanto, ma la loro amicizia si incrina quando Mike gli confessa il suo amore. Mentre Scott sceglie di allontanarsi dalla vita ai margini, Mike rimane solo sul tratto deserto dell’autostrada dell’Idaho, con il desiderio di trovare finalmente un luogo da poter chiamare casa.
Presentato in anteprima alla 48ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film valse a River Phoenix la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile e lanciò i due giovani astri destinati a diventare icone dello star system. Ma per Phoenix il destino avrebbe preso una piega tragica: simbolo della Gen X, l’attore morì la notte di Halloween del 1993, a soli 23 anni, ucciso da un’overdose di speedball. L’altra grande prova di questo film d’autore è quella di Gus Van Sant dietro la macchina da presa, con una regia visionaria e anticonvenzionale. Al suo terzo lungometraggio dopo Drugstore Cowboy, il filmaker di Louisville si consacra come una delle figure sperimentali più importanti di Hollywood e del cinema queer.

My Own Private Idaho (questo il titolo originale del film) nasce dall’incontro tra diverse suggestioni. Una delle principali è il romanzo Città di notte di John Rechy, pubblicato nel 1963, che racconta il mondo dei giovani di strada. Nel 1988, mentre lavorava a Mala Noche, Van Sant conosce Michael Parker, un giovane disagiato che sarebbe diventato una delle principali ispirazioni per il personaggio di Mike. Parker aveva un amico di nome Scott e il regista decise di trasformare quest’ultimo, nella sua sceneggiatura, in un ragazzo ricco e ribelle. In origine, il progetto comprendeva due racconti distinti: Modern Days, incentrato su Mike, e un secondo soggetto che rielaborava le opere di William Shakespeare dedicate a Enrico IV e alla figura di Scott. Van Sant trovò il modo di unire le due storie attraverso la tecnica del «cut-up», resa celebre da William S. Burroughs, che consiste nel combinare frammenti narrativi e idee differenti per crearne una nuova struttura. La folgorazione gli arrivò anche dopo aver visto Falstaff di Orson Welles. Nel frattempo, il regista stava sviluppando anche un racconto intitolato My Own Private Idaho incentrato su due giovani latini che vivono per strada a Portland e partono alla ricerca dei propri genitori, arrivando fino a una città spagnola. Uno dei due si innamora di una ragazza e finisce per lasciare indietro l’amico. Van Sant aveva inoltre scritto The Boys of Storytown, con Mike e Scott ma considerava la sceneggiatura ancora incompleta. Alla fine, riuscì a far confluire tutti questi materiali e, così, nacque la storia che sarebbe diventata My Own Private Idaho.
Il titolo originale My Own Private Idaho arriva dalla musica. Van Sant lo aveva sentito nella canzone «Private Idaho» dei B-52’s mentre si trovava in Idaho, nei primi anni Ottanta, e decise di conservarlo per il suo film. Ma il regista trasforma «Private Idaho» in «My Own Private Idaho», conferendogli un senso più intimo.

Mike Waters è segnato dall’abbandono della madre, che lo ha lasciato da bambino in circostanze misteriose. Da allora vive con l’ossessione di ritrovarla e la sua figura continua a riaffiorare nei sogni. Il viaggio in Idaho diventa così anche un viaggio interiore: la strada rappresenta la ricerca di Mike, il suo bisogno di dare un senso all’abbandono e, soprattutto, di trovare un luogo in cui sentirsi finalmente al sicuro. L’Idaho diventa un territorio quasi immaginario, un rifugio, una promessa di appartenenza che nella realtà gli è sempre sfuggita. È proprio qui che si trova il significato più profondo di My Own Private Idaho: non soltanto il nome di uno Stato, ma un luogo mentale che Mike costruisce dentro di sé, fatto di ricordi, sogni, amore e del desiderio di trovare quella casa che non ha mai avuto.