
Il Museo Guggenheim di Bilbao presenta la più ampia retrospettiva europea dedicata a Ruth Asawa. Nata negli Stati Uniti e quarta di sette figli di una famiglia di agricoltori giapponesi immigrati, durante la Seconda guerra mondiale, fu internata insieme alla famiglia dal governo degli Stati Uniti a causa delle origini giapponesi. Nel 1946, dopo che le fu negata la possibilità di conseguire un titolo per l’insegnamento dell’arte a causa dei pregiudizi antigiapponesi, si iscrisse al progressista Black Mountain College, in North Carolina. Nell’ambiente democratico della scuola, sviluppò un percorso creativo fondato sulla sperimentazione e su un’etica del lavoro duro e continuo.

Educatrice e sostenitrice delle arti ha integrato la propria attività creativa con ogni aspetto della sua vita di artista. La più ampia retrospettiva europea presenta le celebri sculture sospese realizzate con fili metallici intrecciati, le opere in filo metallico annodato ispirate alla natura, fino ai calchi in argilla e bronzo, alle piegature di carta, ai dipinti, ai disegni, ai taccuini e alle stampe. Mettendo in discussione le distinzioni tra astrazione e rappresentazione, figura e sfondo, spazio negativo e positivo, la sua opera ci invita a riflettere sul modo in cui elementi differenti interagiscono all’interno di una composizione. Per tutta la vita ha indagato i concetti di trasparenza, continuità e spazio.

Asawa è un’artista colta, ha studiato matematica, filosofia, musica e danza, allieva di Josef Albers , dal quale imparò, come avrebbe poi raccontato, «a vedere». Un viaggio in Messico nel 1947 le fece conoscere i cesti in filo metallico e le tecniche di intreccio, segnando una svolta fondamentale nella sua ricerca che non abbandonerà mai.
Le forme, di volta in volta, si stratificano, si annidano, si intrecciano, si increspano e si sviluppano a cascata, dove la percezione delle forme da parte dello spettatore può cambiare a seconda del punto di vista.

Nel 1949 Asawa si trasferì a San Francisco, che sarebbe diventata la sua casa per tutta la vita. Nel corso della sua carriera, Asawa tornò instancabilmente a rappresentare piante e fiori, riproducendo nei suoi taccuini e nelle opere su carta le forme di iris, ortensie, crisantemi e altre piante del suo giardino. Per Asawa, disegnare dal vero era molto più di una semplice osservazione: divenne un valore e una modalità di relazione con il mondo e con il momento presente. «La vita disegna», scrisse una volta, esprimendo così il modo in cui gli eventi e gli oggetti che la circondavano definivano il suo lavoro.
Ruth Asawa
Restrospettiva
Museo Guggenheim di Bilbao fino al 13 settembre
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