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Bitcoin, quotazione sopra 70mila dollari: cosa cambia col Clarity Act


Introduzione

Nell'ultimo periodo il comparto delle criptovalute sta mostrando nuovi segnali di vitalità. Mercoledì 19 agosto il Bitcoin ha interrotto la fase di sostanziale immobilità che ne aveva caratterizzato l’andamento negli ultimi mesi, arrivando a guadagnare più del 10% e riportandosi sopra quota 70mila dollari. Il movimento ha coinvolto anche le principali altcoin: Ethereum, in particolare, ha registrato un incremento superiore al 20%. Ecco cosa sapere.

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Quello che devi sapere

La spiegazione del fenomeno

La brusca accelerazione è stata ricondotta da una parte del mercato alle pressioni esercitate da Donald Trump per ottenere l’approvazione del Clarity Act, il provvedimento destinato a definire più compiutamente le regole statunitensi sulle criptovalute. Ma la spiegazione potrebbe non essere soltanto politica o normativa. Per interpretare il movimento, infatti, potrebbe essere altrettanto importante guardare alla struttura tecnica del mercato e alla fase del ciclo in cui si trova il Bitcoin.

Per approfondire: Criptovalute nel modello 730/2026, come e quando si dichiarano: regole e cosa sapere

Il nodo della regolamentazione americana

Il Digital Asset Market Clarity Act nasce con l’obiettivo di intervenire su una delle principali zone d’ombra della disciplina statunitense degli asset digitali. La Camera dei rappresentanti lo ha approvato nel luglio 2025, mentre il testo è ancora fermo al Senato. Proprio il 19 agosto Trump è tornato a sollecitarne l’approvazione.

Per approfondire: Valore Bitcoin, cosa sta succedendo alla quotazione della criptovaluta

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Le competenze tra le autorità

Uno dei punti centrali riguarda la distribuzione delle competenze tra le autorità di vigilanza. Alla Sec, la Securities and Exchange Commission, spetterebbe il controllo delle criptovalute considerate security, cioè assimilabili a strumenti finanziari. Alla Cftc, la Commodity Futures Trading Commission, verrebbe invece attribuita la supervisione delle cosiddette digital commodities: tra queste rientrerebbero Bitcoin, Ether e gran parte degli altri asset crypto che oggi non vengono classificati come security. Il provvedimento renderebbe quindi più precise le rispettive responsabilità delle due agenzie federali. Non si tratterebbe, tuttavia, di una trasformazione radicale del mercato: Bitcoin, Ether e numerose altre criptovalute sono già scambiabili liberamente negli Stati Uniti e, dallo scorso marzo, Sec e Cftc hanno chiarito che la maggior parte di questi strumenti non va considerata un titolo finanziario.

Cosa cambierebbe con il Clarity Act

L’attuale sistema presenta però una lacuna: la Cftc può già intervenire per contrastare frodi e manipolazioni, ma non dispone di una piena autorità regolatoria sull’intero mercato delle criptovalute. Il Clarity Act punta proprio a colmare questo spazio. Gli operatori attivi nel settore degli asset digitali sarebbero tenuti a registrarsi presso la Cftc e a rispettare una serie di requisiti. Tra questi figurerebbero norme sulla custodia e sulla separazione dei beni dei clienti, garanzie relative alla solidità finanziaria e misure contro possibili pratiche manipolative. In altri termini, un mercato che esiste già verrebbe ricondotto all’interno di un sistema federale organico di norme e verifiche, più vicino a quello applicato agli altri comparti della finanza.

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Il possibile effetto sugli investitori

Secondo una delle interpretazioni circolate sul mercato, un quadro legislativo più completo potrebbe aumentare l’interesse di banche, fondi e grandi investitori nei confronti delle criptovalute, incoraggiando nuovi ingressi di capitali. Gli operatori istituzionali, del resto, hanno già la possibilità di esporsi agli asset digitali e possono farlo anche attraverso gli Etf. Il vantaggio più immediato di una legge federale sarebbe dunque un altro: ridurre l’incertezza sul piano regolamentare. Le aperture già introdotte dalle autorità diventerebbero infatti parte integrante della legislazione e sarebbero molto più difficili da modificare o cancellare con il semplice avvicendamento di un'amministrazione. Per questo, collegare esclusivamente al possibile via libera al Clarity Act il recente scatto delle quotazioni sarebbe una lettura possibile, ma non una conclusione definitiva.

Il ciclo quadriennale del Bitcoin

Per comprendere meglio il movimento del mercato occorre allora guardare alla storia del Bitcoin. Le sue quotazioni hanno finora seguito cicli della durata approssimativa di quattro anni, strettamente legati all’halving, il meccanismo che ogni 210mila blocchi riduce della metà la quantità di nuovi bitcoin immessi sul mercato. La dinamica si è riproposta con una certa costanza. Dopo l’halving prende generalmente avvio una fase di apprezzamento, che porta il prezzo verso nuovi massimi storici. A questa corsa segue una correzione significativa, fino al raggiungimento di un punto di minimo. Da quel livello parte gradualmente una nuova fase di recupero, che prepara il ciclo successivo. È quanto avvenuto dopo gli halving del 2012, del 2016 e del 2020. Una dinamica analoga si è manifestata anche nell’attuale ciclo, inaugurato dal dimezzamento dell’aprile 2024: il Bitcoin ha stabilito un nuovo record nell’ottobre 2025 e successivamente ha iniziato a perdere terreno nel corso del 2026.

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La fase delicata del 2026

Se la tradizionale sequenza quadriennale dovesse essere confermata anche questa volta, il 2026 dovrebbe rappresentare l’anno nel quale viene individuato il minimo del ciclo, dal quale potrebbe svilupparsi la successiva ripresa nel 2027, in vista del prossimo halving previsto per il 2028. Nei cicli precedenti il punto più basso è stato raggiunto verso la fine dell’anno. Anche per questo, il recente rialzo richiede cautela: la reazione positiva dei prezzi non esclude la possibilità di ulteriori ribassi prima dell’effettivo avvio di una nuova fase rialzista.

I livelli tecnici da monitorare

 Sul fronte dell’analisi tecnica, però, alcuni segnali favorevoli non mancano. Dopo essere rimasto sostanzialmente laterale dalla fine di maggio, il Bitcoin ha oltrepassato verso l’alto la trendline discendente che accompagnava il movimento dei prezzi dai massimi registrati nell’ottobre 2025. Adesso il mercato si trova davanti a un ostacolo particolarmente rilevante, compreso tra 72.500 e 73mila dollari. Una rottura decisa di questa fascia potrebbe aprire la strada a un nuovo movimento ascendente, con un possibile obiettivo nell’area degli 83mila dollari. Se invece la resistenza dovesse respingere i prezzi, non si può escludere una nuova discesa: in quel caso il Bitcoin potrebbe tornare verso i 60mila dollari, dove passa la trendline rialzista. Proprio da quell’area potrebbe eventualmente svilupparsi la costruzione del prossimo ciclo di crescita.

Per approfondire: Satoshi Nakamoto è Adam Back inventore del Bitcoin: la rivelazione del Nyt. Lui smentisce

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